T. M. LOGAN.
...
.
...
THE HOLIDAY.
Parte 2.
...
.
...
Titolo Originale: The Holiday.
Traduzione di: FEDERICO GHIRARDI.
2020. LA CORTE Editore, TORINO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
MARTED.
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
.
...
In piedi sul campanile della chiesa affacciato sulla piazza del villaggio,
su uno stretto camminamento intorno alla cima della guglia, stavo
cercando Lucy. Era scomparsa e io dovevo trovarla prima che le accadesse
qualcosa di brutto. Quando facevo un giro da un lato intorno alla
guglia, lei era di nuovo l, ma era arrabbiata con me. Quando facevo un
giro in senso contrario, per trovare la Lucy normale, lei era scomparsa.
Cos tornavo dalla Lucy arrabbiata, avanti e indietro, avanti e indietro,
finch non mi sporgevo sulla balaustra di pietra, sempre pi infuori,
guardando in basso per vedere se era nella piazza, e poi mi sbilanciavo,
scivolando e cadendo in avanti...
La camera da letto era ancora buia quando mi svegliai: le tende oscuranti
lasciavano passare soltanto un filo di luce. Rimasi sdraiata per un
momento, con le lenzuola di cotone egiziano tirate fino al collo, cercando
di ricordare il sogno. Mi voltai e allungai una gamba verso il lato di
Sean, ma non trovai niente. Tesi anche un braccio, ma le lenzuola erano
fredde. L'altro lato del letto era vuoto.
L'orologio digitale sul comodino segnava le 8,14. Mi sollevai a sedere,
sfregandomi gli occhi. Anche il nostro bagno era vuoto e il salone era gi
rischiarato dalla luce del giorno, con i raggi del sole che passavano
attraverso i finestroni. Chiusi un po' le tende per non rimanere abbagliata.
Daniel, in pigiama, era seduto sul grosso sof di pelle che mangiava
i cereali in una scodella e guardava un film sulla gigantesca TV. Due
Transformer si stavano prendendo a scazzottate fra le macerie di New
York. Mi sedetti accanto a lui, baciandogli la tempia.
Buongiorno, Daniel. Hai dormito bene, tesoro?
Mmm.
Dov' tuo pap?
 uscito.
Dove?
A comprare il pane o qualcosa. Nel villaggio.
E quand' andato?
Daniel fece spallucce. Non so. Mezz'ora fa? Sono andati a prendere
il pane e io ho chiesto se potevano comprarmi anche dei cereali Ciocolate Weetos, ma cosa ha detto che probabilmente non sarebbero riusciti
a trovarli perch qui li hanno tutti diversi...
Sono andati? Cosa?
Eh?
Non  andato da solo? E uscito con qualcuno?
Ah s. Con la mamma di Jake ed Ethan. Lecc via il latte dal suo
cucchiaio e fece una smorfia. Non mi piace proprio il latte francese,
mamma. Possiamo prendere quello normale?
Questo  normale in Francia, tesoro. Ha soltanto un sapore un po'
differente perch  ultra-pastorizzato per uccidere tutti i parassiti. Mi
alzai e sbirciai nella cucina vuota. Quindi sono andati soltanto loro
due? Soltanto tuo padre e Jennifer?
S. Volevo andare anch'io, ma hanno detto che andavano soltanto
per un po' di spesa e, comunque, avevo ancora il pigiama addosso.
Continu a sgranocchiare i cereali. Che cosa facciamo oggi?
Non so ancora risposi in modo assente. Qualcosa di carino.
Izzy apparve ai piedi delle scale, ancora in pigiama, e fece un enorme
sbadiglio. Sollev la mano in un saluto silenzioso e ciabatt fino in cucina.
Risposi con un cenno e decisi di chiamare Sean sul cellulare, con la scusa
che dovevano anche prendere dei pasticcini e una torta per pranzo. Fra
uno squillo e l'altro, camminai per la villa, uscii sul balcone, e diedi un'occhiata
alla sala da pranzo. Sembrava che nessun altro fosse gi sveglio.
Provai a chiamare Sean, ma al suo posto rispose la segreteria telefonica.
Attaccai e riprovai, lasciando un breve messaggio la seconda volta.
Tornai alla finestra principale e guardai il vialetto. Tutte e tre le auto
erano l, quindi dovevano essere andati a piedi al villaggio. Dieci minuti
per arrivare, dieci dal panettiere - considerando un'eventuale coda - e
altri dieci per tornare. Mezz'ora circa, il che significava che dovevano
essere sulla via del ritorno. Mano nella mano, magari? Oppure erano
seduti nella graziosa caffetteria della piazza del villaggio a bere un caff?
Si godevano la privacy di qualche tranquillo momento insieme, lontano
da occhi indiscreti?
Forse. Forse no. Ma potevo beccarli se mi muovevo in fretta.
Tornai in camera e indossai in fretta e furia la mia roba da jogging.
Rimani qui con Izzy dissi a Daniel. Vado a fare una corsetta.
Mio figlio annu senza scollare gli occhi dallo schermo del televisore.
Prendi del vero latte, se ne trovi.
Afferrai le chiavi e uscii.
. . . .
Correre era stata un'idea di Sean, all'inizio.
Diceva che era parte della sua crisi di mezza et. Aveva accolto il suo
trentanovesimo compleanno con una valanga di nuovi passatempi, nuovi
obiettivi e piani per un automiglioramento con cui cambiare la vita.
Si era iscritto in palestra, aveva comprato una nuova bici da strada
e cercato di perdere peso, tagliando anche le bevute infrasettimanali.
Inoltre aveva portato dei sacchi neri pieni di camicie e jeans vecchi a un
negozio di beneficienza e per comprare dei nuovi vestiti; aveva iniziato a
radersi sempre, si era fatto tagliare i capelli pi corti e in generale si era
curato pi del proprio aspetto.
Erano stati tutti segnali, supponevo. Un grosso neon lampeggiante che
indicava che qualcosa stava accadendo nella sua vita, nella sua testa, nel
suo cuore. Stava avvenendo un qualche cambiamento. Le indicazioni
erano l, ma le avevo mal interpretate. Li avevo visti come cambiamenti
positivi, invece era proprio il contrario. Anche se aveva smesso con la
corsa, qualche settimana prima. Di colpo. Aveva bisogno di tutte le sue
energie per qualcos'altro, presumibilmente.
Alla fine del vialetto costeggiato dagli alberi svoltai a destra e mi diressi
lungo la stradina che portava ad Autignac. Era ancora presto, ma
il sole, gi alto nel cielo terso, picchiava senza piet, abbagliandomi.
Nella fretta mi scordai di portarmi dietro gli occhiali da sole e dovevo
socchiudere gli occhi fiancheggiando la propriet e cercando di prendere
il ritmo, nonostante sentissi ancora le gambe pesanti per il sonno.
L'aria era umida e io avevo appena superato l'alto muro di pietra bianca,
quando iniziai a sentire il sudore sotto le braccia e dietro il collo.
Qualche volta io e Sean eravamo andati insieme a correre - all'inizio,
perlomeno - e ne approfittavamo quando i ragazzi non erano da soli a
casa. Ma poi lui aveva cominciato ad allenarsi per le mezze maratone,
correndo la sera tardi, dopo che Daniel era gi andato a letto, quando
tutto ci che desideravo era mettermi la camicia da notte e rilassarmi
con un po' di TV. In ogni caso, era troppo svelto per me, e solitamente
mi sembrava di trattenerlo.
Era quello che stavo facendo anche in quel momento? Trattenerlo?
E che cosa avrei fatto se svoltando una curva li avessi trovati mano nella
mano? Oppure seduti su una panchina nascosta intenti a baciarsi
appassionatamente. Lo sapevo: li avrei costretti ad ammettere tutto, a
confessare ogni cosa.
Continuai a correre.
Quando arrivai al villaggio, avevo la T-shirt appiccicata alla schiena
per il sudore e ansimavo per l'afa. La piazza era silenziosa: c'erano soltanto
due anziane signore che spettegolavano fuori dalla panetteria e
una manciata di persone che si beveva un primo caff all'ombra della
torre del comune. Nessun segno di Sean e Jennifer. Feci un giro fino in
fondo al villaggio, oltre la piazza principale, e poi tornai indietro, ripercorrendo
la stradina che conduceva alla villa.
A met della collinetta sul retro della casa, le mie gambe divennero
cos pesanti che dovetti fermarmi per un minuto, restando sul lato della
strada con le mani sui fianchi. L gli alberi erano fitti: querce, pini e ulivi,
con il bianco delle mura della villa appena visibili oltre la cima della
collina. Camminai per il resto del tragitto.
Sean era in cucina quando tornai; stava togliendo mucchi di baguette,
croissant, macaron e pasticcini dalle buste strapiene. Jennifer era accanto
a lui, impegnata con la macchina del caff. Aveva l'aria fresca e
composta, con una gonna pantalone bianca, una camicetta rosa chiaro e
il cappello di paglia ancora in testa.
Ero dolorosamente consapevole di essere zuppa di sudore e arrossata.
Oh dissi. Sei qui. Come sei tornato indietro?
Erano le prime parole che gli rivolgevo dalla nostra discussione al burrone
del pomeriggio precedente. Sembrava passata una vita.
Sean si strinse nelle spalle. Abbiamo fatto una passeggiata dal villaggio.
Scossi il capo. Sono appena corsa da quella parte. Non vi ho visti.
C' un sentierino sulla collina, una scorciatoia. Piuttosto ripida,
per.
Ho provato a chiamarti sul cellulare.
L'ho lasciato qui. Scusa.
Siete stati via molto tempo.
Lui punt il pollice oltre le spalle in direzione del villaggio. C'era un
mercatino e Jen voleva darci un'occhiata. Avevano prodotti d'artigianato
molto graziosi.
Ho fatto una corsa nella piazza. Non c'era nessun mercato.
Sean non incrociava il mio sguardo, usando la scusa delle buste della
spesa per darmi le spalle. Era dietro la chiesa, accanto ai giardinetti.
Rowan aveva menzionato un mercato quando eravamo arrivati. Non
ricordavo bene in che giorno si tenesse, ma non credevo che fosse il marted.
E c'erano alcuni assaggi di vini locali aggiunse Sean. Allora li abbiamo provati.
Aprii un sacchetto e l'aroma dei croissant mi riemp le narici. Mi sarebbe
dovuta venire l'acquolina in bocca, per il mio appetito era quasi
completamente scomparso negli ultimi giorni.
Scaldo i croissant per i ragazzi. Ne vuoi uno? gli chiesi.
Fra un attimo. Prima mi faccio una rapida doccia.
Oh.
Una doccia, pensai. Per lavare via l'odore di Jennifer.
Non l'ho fatta prima per non svegliarti spieg Sean. E l fuori si muore di caldo.
Daniel arriv in cucina e mi squadr dalla testa ai piedi. Hai trovato del latte vero, mamma?
...
.
...
CAPITOLO 38.
...
.
...
IZZY.
Izzy segu il suono del pianoforte a coda, le note che salivano dal pianterreno
della villa e volteggiavano con un perfetto ritmo arrivando fino
al balcone. La musica si alzava e si abbassava, piena d'emozione, l'impeccabile
resa di una sonata complicata. Risal la scalinata dalla piscina,
attravers il balcone fino al salone e si sedette sul bracciolo del divano,
restando a guardare Lucy che suonava.
Magari anche lei, quando avrebbe messo su casa, avrebbe potuto
prendere di nuovo un piano. Da ragazza suonava, anche se non al
livello di Lucy, ma comunque in modo dignitoso. Era una delle cose
che pi le mancavano, non avendo un posto tutto suo in cui tornare.
Mentre le sue tre amiche avevano passato gli ultimi vent'anni ad accumulare
sempre pi cose, Izzy era andata nella direzione opposta e
probabilmente ne possedeva meno - meno vestiti, libri, oggetti, roba
- di quando aveva ventun anni. La mobilia dei suoi genitori defunti
era stata per la maggior parte venduta o data in beneficienza, a parte
qualcosa messo via per il suo valore affettivo. Quasi tutto ci che
possedeva poteva portarselo a spalle, nello stesso consumato zaino da
settanta litri che aveva da quando, quindici anni prima, aveva lasciato
l'Irlanda. Ma forse era giunto il momento di mandare in pensione il
suo fedele Berghaus.
In principio doveva trattarsi soltanto di un paio d'anni. Pi stava via,
per, e pi deboli diventavano i suoi legami. Onestamente aveva pensato
che sarebbe avvenuto l'opposto, che la nostalgia di casa sarebbe
aumentata mese dopo mese, accumulandosi come gli interessi su un debito
con il passare degli anni. Invece pi restava all'esterno e pi diveniva
facile rimanerci. Da un anno erano diventati due, poi cinque, dieci.
Ed eccola l.
Era sempre tornata per la rimpatriata annuale con Rowan, Jennifer
e Kate, e tornava anche in Irlanda, di tanto in tanto, ma quando era in
patria passava la maggior parte del tempo a non vedere l'ora di ripartire.
Gradualmente, quindi, le visite erano diventate sempre meno frequenti.
I legami con la sua terra, il suo paese natio, le strade in cui era cresciuta,
si facevano pi deboli a ogni 2 novembre che passava.
Ogni volta che si avvicinava l'anniversario della morte di Mark, lei lo
temeva, sperando che il dolore si riducesse e, nel contempo, odiandosi
per il desiderio di dimenticare.
Perch le sembrava egoista: toccava a lei mantenere la sua memoria
viva. Era la cosa giusta da fare, semplicemente. Ma la memoria portava
il dolore... e lei se l'era portato dietro cos a lungo che forse era infine
giunto il momento di toglierselo dalle spalle e posarlo al margine della
strada. Non significava che avrebbe dimenticato - non l'avrebbe mai
fatto - ma soltanto che era ora di andare avanti.
Prima non voleva tornare indietro, perch non ce n'era ragione. Entrambi
i genitori erano morti e suo fratello si era trasferito in Canada.
Era strano che si fossero allontanati tutti e due cos tanto, lasciandosi
alle spalle l'Irlanda? Che avevano voluto abbandonare Limerick in cerca
di qualcosa di meglio? Forse era un istinto naturale.
Adesso, per, aveva una ragione per tornare.
Izzy tir fuori il cellulare dalla tasca e guard di nuovo la serie di
messaggi, scorrendoli fino al pi recente. Le veniva da sorridere quando
pensava al loro tempo insieme... salvo poi bloccarsi di colpo e guardarsi
intorno nel caso qualcuno l'avesse notato e si chiedesse il perch del suo
sorridere come una scema. Scrisse una rapida risposta e premette invio.
Era contenta che i suoi giorni di vagabondaggio fossero finiti. Era ora
di tornare all'ovile. Non proprio a casa, ma abbastanza vicino. Perch
adesso aveva una ragione, la migliore di tutte. L'unica ragione sensata.
Era ora di stabilirsi. Per sempre.
Avrebbe scambiato lo zaino con un pianoforte, nella sua nuova casa.
Avrebbe ripreso a suonare, come parte del nuovo inizio, e magari un
giorno sarebbe diventata brava come Lucy.
Si avvicin alla ragazza per guardare le sue delicate mani che volavano
sui tasti.
Lucy si volt, colta di sorpresa, con le guance rigate di lacrime.
Scusami, non fermarti disse Izzy. Non volevo interromperti. Potrei
ascoltarti suonare tutto il giorno.
No, non importa. Comunque avevo quasi finito. Sul serio.
Izzy sorrise, ma cap immediatamente che qualcosa non andava. Una
delle tante cose adorabili di Lucy era che non sapeva mentire bene. E
non riusciva nemmeno a nascondere le proprie emozioni.
Proprio come suo padre.
Izzy abbass la voce: Stai bene, Lucy?
S, certo. La ragazza fece un respiro tremulo e us la manica della
maglietta per asciugarsi in tutta fretta le lacrime dalle guance.  solo
che a volte divento un po' emotiva quando suono.
Hai un talento meraviglioso.
Grazie. Dovrei fare pratica tutti i giorni.
Suonava familiare, ma non ricordo di chi sia.
Kinderszenen, di Schumann. Significa...
Scene infantili.
Lucy sorrise. Quante lingue parli esattamente?
Il mio fidanzato la suonava. Ma non era bravo come te. Le parve di
vedere un'ombra passare sul volto di Lucy, ma fu solo un istante.
Questo pezzo l'avevo fatto per l'esame di terza media disse la ragazza.
Una parte, perlomeno.
Quindi adesso che cosa ti manca? Gli esami finali dell'A-level, giusto?
Lucy annu. Ammesso che ottenga un risultato sufficiente negli esami
intermedi che ho appena fatto.
Non credo che ci siano dubbi, no? Che materie sceglierai per l'A-level?
Matematica, fisica, chimica e biologia.
Wow. Izzy sorrise. Punti alle opzioni facili, eh?
Sono le materie che mi servono per fare medicina all'universit.
Quindi sei ancora decisa a fare medicina?
S.
Se qualcuno pu farcela, quella sei tu. Sarai una dottoressa brillante.
Lucy sorrise timidamente. La strada  ancora lunga, per.
Izzy avvicin una sedia e si sedette accanto a Lucy davanti al pianoforte.
La conosceva dalla nascita e l'aveva presa in braccio quando aveva
appena una settimana: era una perfetta personcina in miniatura, con
un'incredibile chioma di capelli biondo platino. L'aveva vista crescere e
ogni volta che tornava dall'estero trovava Lucy un po' pi intelligente,
un po' pi alta. Aveva raggiunto l'altezza di Izzy - un metro e cinquantasette
a piedi scalzi - a dodici anni e da allora aveva continuato a crescere.
La conosceva da una vita ed essendo tornata per mettere radici
sentiva il forte bisogno di riconnettersi bene con lei. Per ristabilire la
loro relazione.
Voleva essere di nuovo vicina a lei e Daniel.
Ma stai davvero bene, Lucy?
Mmm.
Sai che puoi parlarmi di qualsiasi cosa, vero? Sono neutrale. Izzy
sorrise. Come la Svizzera, non sono dalla parte di nessuno. Se non puoi
parlarne con tua mamma o con pap, puoi parlarne con me invece. Io
posso anche solo ascoltarti, e la cosa non deve andare oltre.
Lucy si sistem una ciocca di capelli dietro l'orecchio.  solo... non
so, probabilmente non  nulla.
Se ti tira gi, allora  qualcosa. Soprattutto se ti rovina le vacanze,
preoccupandoti cos tanto. Non credi?
Suppongo di s.
Non mi piace vederti infelice, Lucy.
E lasci la frase in sospeso, sapendo che l'adolescente avrebbe riempito
il silenzio. Un momento dopo, infatti, lei lo fece.
Mamma e pap sono... sta succedendo qualcosa di strano fra di
loro.
Izzy si raddrizz, accigliandosi. Strano come, esattamente?
Le parole della ragazza riecheggiavano in modo sinistro i commenti di
Kate alle Gorges D'Hric, il giorno precedente, le sue preoccupazioni
sul conto di Sean. C'erano dei messaggi.
Non so rispose Lucy sottovoce. Si comportano in modo strano
quando sono vicini. Non li ho mai visti fare cos. Pap crede che non
mi sia accorta di niente, ma non  cos: colgo un sacco di cose. L'avrai
notato anche tu, no?
S. Izzy annu.  vero.
Allora che cosa credi che stia succedendo?
Izzy valut le varie opzioni, cercando quella meno dolorosa. Dirle che
suo padre messaggiava con un'altra donna? Dirle dei sospetti di sua
madre? Dei suoi dubbi su Sean? Dirle la verit?
Ma tocca veramente a me farlo?
Sinceramente? Non ne ho idea, Lucy. Le batt una pacca sul braccio.
Qualunque cosa sia, per, sono sicura che presto la risolveranno.
In un modo o nell'altro.
...
.
...
CAPITOLO 39.
...
.
...
Sean e io trascorremmo la mattinata in silenzio, girandoci intorno come
animali feriti; il ricordo dell'alterco del giorno prima era ancora fresco.
Lucy non impieg molto ad accorgersene. Ero nel nostro bagno che cercavo
di nascondere le borse sotto gli occhi, quando udii la voce di nostra
figlia oltre la porta socchiusa. Mi fermai e rimasi ad ascoltare, in silenzio.
Pap?
Ehi, Lucy.
Allora, che cosa succede?
Oggi? Be', direi che ci rilassiamo in piscina.
No. Lei abbass la voce. Voglio dire, che cosa succede fra voi
due?
Che cosa intendi?
So che pensi che io sia completamente incurante ed egocentrica,
ma...
Non lo penso affatto, tesoro.
Ho sentito che lo dicevi.
Quando?
Hai detto che tutti gli adolescenti sono chiusi in se stessi e nelle loro
faccende.
Ma non parlavo di te! Stavo ripensando a com'ero alla tua et.
Non importa. A ogni modo, noto comunque le cose, a volte.
Per esempio?
Tipo tu e la mamma che non vi parlate.
Una pausa.
Da quando, tesoro?
Da quando siamo arrivati qui. Che cosa sta succedendo fra di voi?
Nulla. Non succede nulla.
Sei incazzato con lei o cosa?
No, Lucy.
 lei arrabbiata? Per qualcosa che hai fatto tu?
No.
Un'altra pausa.
Sai una cosa, pap?
Che cosa, amore?
Fai pena come bugiardo.
Lucy...
Ma lei era gi andata e i suoi passi si allontanavano lungo il corridoio.
Uscii dal mio nascondiglio e fissai Sean, ma lui non incroci il mio
sguardo. Il silenzio fra di noi si allung, rotto da Izzy che gridava su per
le scale che il pranzo era pronto.
Fuori sulla balconata, sul lungo tavolo c'era abbastanza cibo per sfamare
un reggimento: non c'era nemmeno un centimetro libero sulla
tovaglia a scacchiera. Al centro troneggiava un tagliere con una dozzina
di diversi formaggi, accanto a scodelle di pomodori e olive, mele
e uva, e poi c'erano pile di baguette affettate e dolci freschi. C'erano
anche miele e una marmellata scura del mercato del villaggio, un panetto
di burro dorato, tagli spessi di prosciutto e petto di pollo arrosto.
Caraffe di succo di mela, bottiglie tozze e verdi di birra e anche
del vino bianco.
Siamo in dodici disse Alistair, alzandosi in piedi a capotavola, con
l'aria compiaciuta. Abbiamo il vino e il pane: ci mancano soltanto i
trenta denari.
E un Giuda aggiunse Russ, stappando una bottiglia di Saint Chinian
con pop delicato.
Che significa? chiese Jennifer.
Sai disse Alistair, allargando le braccia L'ultima cena di Da Vinci.
Daniel prese una fetta di baguette. Che cos' L'ultima cena, pap?
Sean batt le mani con allegria esagerata. Aha! Finalmente hai espresso
interesse per il Libro, ragazzo mio. Tua nonna Colleen sarebbe cos
fiera di te. L'ultima cena fu il pasto che Ges consum con i discepoli,
appena prima che Giuda lo tradisse e i Romani lo trascinassero su per la
collina del Golgota, dove...
Probabilmente non dobbiamo scendere nei dettagli splatter di fronte
ai piccoli lo interruppe Jennifer, accennando a Odette. Giusto, Sean?
Quali sono i dettagli splatter? chiese Daniel.
Hanno inchiodato Bambin Ges a un albero gli spieg solennemente
Odette, strappando un pezzo di dolce e mettendoselo in bocca.
Una croce la corresse Russ. E non era un bambino. Era gi adulto.
Figo comment Ethan, staccando lo sguardo dal cellulare. E quanto
ci vuole a morire in quel modo?
Ore rispose Russ. Giorni, forse. Non  una bella maniera per andarsene.
Ma avveniva in pubblico? Cio, c'era gente a guardare?
Jennifer si schiar la gola. Non credo che sia l'argomento appropriato
per il pranzo. Non  vero, ragazzi?
 pi interessante delle solite cazzate noiose di cui parliamo bofonchi
Jake.
Bada al tuo linguaggio, Jake.
Tutti quanti si concentrarono a riempire i piatti. Tutti tranne Odette,
che arricci il naso e inizi a indicare le cose che non le piacevano.
Non mi piace, e neanche quello, o quello. Quella cosa proprio no.
Non c' del vero pane a fette?
Rowan mise un pezzo di baguette e del prosciutto nel piatto della
figlia, poi cominci ad affettarle una mela.
Sollevai lo sguardo su Sean e Jennifer, dai lati opposti del lungo tavolo
di legno, in tempo per vederli prendere una bottiglia di vino nello stesso
momento.
La mano di Sean sfior quella di lei - e sembr soffermarsi per un
secondo mentre i loro sguardi s'incrociavano - ma Jennifer la ritrasse
come se avesse toccato un cavo scoperto, facendo quasi cadere la bottiglia
nella fretta. Come se fossero immagini speculari, sorrisero entrambi
con aria imbarazzata, indicando all'altro di servirsi per primo.
Prego disse Sean.
No fece Jennifer. Prima tu.
Lui sorrise e riemp prima il bicchiere di lei, poi quello di Russ, e
infine il suo.
Jennifer mi scocc un'occhiata furtiva, voltando la testa a met, prima
di abbassare lo sguardo sul piatto.
Controlli se me ne sono accorta?
S. Certo che s. Che cos'era?
Che cos'era, precisamente?
Desiderai che sollevasse di nuovo lo sguardo, per poter leggere la sua
espressione, capire che cosa ci fosse scritto.
 imbarazzante toccare la mano di mio marito di fronte a tutti?  cos?
Jennifer prese un sorso di vino, ma non incroci pi il mio sguardo.
Con la mente accesa e fremente di nuove accuse, girai la testa in tempo
per vedere Alistair che riempiva il bicchiere di Lucy di vino con
l'altra bottiglia di Saint Chinian.
In realt gli dissi se non ti spiace, preferirei che Lucy non bevesse
vino a pranzo.
Lucy mi guard come se l'avessi schiaffeggiata.
Alistair sorrise e pass al bicchiere di Jake. Oh, non pensavo ci fossero
problemi.
Considerando che i ragazzi vanno in piscina sotto il sole,  meglio
limitarsi all'Orangina. E anche considerando che guardi il suo profilo
Instagram. Non  vero, Sean?
S disse lui, senza troppa convinzione.
Lucy incroci le braccia arrossendo. Daisy Marshall beve vino a casa
da quando aveva tredici anni. I suoi genitori non ne facevano un caso
di stato.
Questa  una scelta loro. Ma finch non sarai un po' pi grande,
siamo noi a decidere che cos' meglio per te.
E allora la mia di scelta?
Feci una pausa abbastanza lunga da prendere fiato, mandando gi la
risposta istintiva. Potrai scegliere quando sarai adulta. Allora potrai
fare come vorrai.
A volte sei davvero incredibile. Lucy mi fulmin con uno sguardo
omicida. Il vino bianco ha a malapena dieci gradi, non  forte.
Une gorge de vin pour les enfants disse Alistair, facendo un gesto
con la mano libera. Un sorso di vino per i bambini. Si usa qui in Francia,
sai.
E si usa anche mangiare le palle di pecora borbott Russ.
Alistair parve non averlo sentito. Quello che facciamo noi, Kate, 
incoraggiare sempre i nostri figli a testare i confini. Esplorare i limiti
pu essere una maniera molto potente di ridurre i conflitti, migliorare la
comunicazione e costruire un rapporto di fiducia con i tuoi...
Lucy lo interruppe: E tu quando hai bevuto la prima volta, mamma?
Da adolescente. Mi strinsi nelle spalle. Ma era differente.
E come?
Non ero con i miei genitori.
Sei una tale ipocrita! esclam puntandomi contro l'indice. Allora
va bene se bevo un po' di vino, a patto che non lo scopri?
Non  questo che sto dicendo.
Siamo in vacanza! In mezzo a un dannato vigneto! E tu lo stai bevendo
ogni giorno!
Smettila di gridare, Lucy.
Lei si alz e afferr il suo bicchiere. E tu smettila di trattarmi da
bambina!
Spinse indietro la sedia e si allontan; lo slap-slap arrabbiato delle sue
infradito si attenu mentre scendeva le scale di pietra fino alla piscina.
Mi alzai per seguirla.
Aspetta disse Sean a bassa voce. Prima lascia che si calmi un po'.
Ma deve mangiare qualcosa.
Lasciale solo un minuto.
Aveva ragione, ovviamente. Io e Lucy eravamo troppo simili sotto
molti aspetti, e una volta che ci addentravamo in un argomento, raramente
sapevo come uscirne. Ero troppo severa, vedevo tutto o bianco o
nero, ero troppo rapida a passare alla modalit analitica - il mio cervello
da lavoro, come lo chiamava Sean - per questioni genitoriali che invece
richiedevano un approccio pi morbido.
Tornai a sedermi e notai per la prima volta che tutti gli occhi della tavolata
erano su di me. Tranne quelli di Jennifer, che si stava impegnando
con tutta se stessa a imburrare delle fette di baguette.
Sono io disse Alistair con tono spensierato, infilzando una grossa fetta di prosciutto con la forchetta oppure sta facendo sempre pi caldo ogni giorno che passa?
...
.
...
CAPITOLO 40.
...
.
...
Dopo pranzo, portai un piatto con pane, formaggio e frutta gi in piscina.
Dovevo pur costruire qualche ponte per farmi ascoltare da Lucy,
ed era un discorso necessario da fare. Non sapevo davvero da dove cominciare
- come farglielo capire senza dirglielo direttamente - ma dovevo
provare. A sedici anni, era ancora in una fase in cui pensava di sapere
tutto ci che c' da sapere sul mondo, mentre in realt non sapeva quasi
niente. Dolce e meraviglioso alcuni giorni, spaventoso in altri.
Era seduta su una delle sdraio rivolte verso di me, dall'altra parte della
piscina. Le feci un sorriso di scuse scendendo gli scalini e mi schermai gli occhi per la luce accecante.
Il sorriso si pietrific sulle mie labbra.
Alistair era seduto sulla sdraio dietro la sua e le spalmava la crema abbronzante sulle spalle.
Tutti gli altri erano di sopra che sistemavano la tavola. Erano soltanto loro due l sotto.
Aumentai il passo intorno alla piscina, guardandola sollevare la coda
per liberare le spalle e inclinare la testa in avanti per esporre meglio il
collo. Alistair, con il suo solito costume slip nero, si spruzz altra crema
nella mano e la massaggi sopra le clavicole.
Ehi dissi a mia figlia. Ti ho portato qualcosa da mangiare.
Lei accett il piatto con un sorriso timido. Grazie.
Alistair continu a spalmarle la lozione sulle spalle e la parte alta della
schiena. La pelle di Lucy scintillava sotto i raggi del sole.
Presi il flacone di crema Soltan. Vuoi che continui io, Lucy?
Alistair si asciug il resto del liquido sulle proprie cosce. Finito annunci con un sorriso.
Grazie, Ali disse lei, sorseggiando il vino.
Indicai il piatto con il cibo. Mangia anche qualcosa.
Certo.
Alistair si alz con un grugnito e torn alla propria sdraio. Il mio
lavoro qui  terminato. Le rivolse un sorriso. Soltan-man al tuo servizio.
Esitai. In realt, posso fare due parole con te, Lucy?
Su che cosa?
Possiamo andare di sopra? Puoi portare il pranzo con te.
Perch?
Voglio mostrarti una cosa.
Che cosa?
E... un po' privato.
Ah disse Alistair, sollevando le mani. Questioni di donne. A questo
punto devo fare un bel passo indietro. Si sdrai sul lettino e prese
il suo cellulare.
Con un sospiro esagerato, Lucy si alz in piedi e mi segu sulla balconata
e da l nella sala da pranzo. Chiusi la porta alle nostre spalle e
lei si lasci cadere su una delle alte sedie di legno intagliato che c'erano
intorno al lungo tavolo.
Be'? Che cosa vuoi mostrarmi?
Nulla.
Mi farai un'altra predica per un sorso di vino?
No.
Lucy inizi a spiluzzicare il pranzo, staccando pezzetti di pane dalla
crosta della baguette. Che cosa c', allora?
Si tratta di Alistair. Voglio che tu stia un po' attenta con lui.
Che cosa vuoi dire?
Perlomeno quando sei sola con lui. Non mi stava uscendo bene.
Quello che voglio dire  che probabilmente non dovresti rimanere da
sola con lui, se puoi evitarlo.
Perch no?
Tienilo soltanto a mente. Tutto qua.
Ma di che cosa stai parlando, mamma? Lui  gentile. Mi ascolta. 
un terapeuta certificato, sai? Gli stavo proprio raccontando delle cose
quando eravamo sulle sdraio.  davvero carino e premuroso ed  bravo
ad ascoltare i miei problemi.
Pure io.
Non come lui.
Forse no. Ma sono tua madre. Perch ti stava spalmando della crema
solare?
Lucy fece spallucce. Ha detto che avevo le spalle rosse e mi ha chiesto
se volevo un po' di protezione 30.
Capisco.
E questo che cosa dovrebbe significare?
Volevo soltanto sapere perch lo stava facendo.
Lei morse un pezzo di baguette e inizi a masticare. Perch non ti
piace? E il padre di Jake ed Ethan, e lo conosciamo da sempre, no?
S, ma...
Che cosa ha fatto?
Dovrei dirglielo? Spaventarla, sconvolgerla? Renderla imbarazzata del
proprio corpo? Oppure limitarmi a sperare che faccia come le dico?
Farai come ti chiedo? Terrai un po' di distanza?
Si strinse nelle spalle. Ok.
Sorrisi di sollievo e le diedi una pacca sul ginocchio. Grazie, tesoro.
Ma solo se mi dici che cosa ha fatto.
Aprii la bocca. La richiusi. I dettagli non sono importanti.
Puoi fare meglio di cos, mamma. Stai dicendo che segretamente 
un pedofilo o qualcosa del genere?
No.
Allora che cosa stai dicendo?
Non ti basta che io ti chieda di fare qualcosa?
Lei prese la mela dal piatto e la morse. Non se mi tratti da bambina.
Ma tu sei una bambina.
Alz gli occhi al cielo. Ecco, ci risiamo.
A volte devi soltanto fidarti del fatto che mi sta a cuore ci che  meglio
per te. Sentii la mia voce alzarsi e mi sforzai di mantenere un tono
tranquillo. Che ho un po' di esperienza pi di te e devi ascoltarmi.
Lucy lasci cadere la mela sul piatto e si alz. Posso andare adesso?
Non possiamo parlare ancora un po'?
Lei se ne and senza un'altra parola.
Lucy?
Ma era gi sparita. La seguii per qualche passo, poi, attraverso la finestra, la vidi ridiscendere in giardino.
...
.
...
CAPITOLO 41.
...
.
...
LUCY.
Lucy and fino alla panchina di pietra ombreggiata in fondo al giardino
e si sedette pesantemente, sentendo le guance bruciare dalla rabbia.
Le piaceva quella panchina: era lontana dalla casa ma ancora nel raggio
del Wi-Fi. Sblocc il cellulare e inizi a scorrere furiosamente il suo feed
di Instagram.
Era cos ingiusto. Non voleva altro che un po' di vino per staccare un
attimo dai suoi pensieri, per smorzare le emozioni, ma no, doveva sempre
diventare un melodramma per sua madre: un mucchio di stronzate
sull'et legale per bere e fare quello che le veniva detto. Quella dannata
donna doveva essere sempre la stessa: questa  la legge,  cos che stanno
le cose. Diceva di sostenerla del tutto quando lei era agitata per qualcosa,
ma non le lasciava nemmeno un goccetto di vino per rilassarsi. Poi
era diventata super strana con la sua ramanzina su Alistair e su come
avrebbe dovuto tenersi a distanza da lui. E non le aveva nemmeno detto
perch. La faceva infuriare essere sempre trattata come una ragazzina.
Trasal quando Jake le si sedette accanto reggendo due ghiaccioli Solero.
Arancia o fragola? le chiese.
Lucy prese quello alla fragola con un sospiro. Grazie, Jake.
Di niente.
Dov' tuo fratello, la tua ombra?
Non so. Mi sa che sono riuscito a scrollarmelo di dosso.
Lucy spacchett il ghiacciolo e diede un morso, sentendo il fresco
delizioso sulla lingua. Dio,  una dannata ipocrita.
Chi?
Mia madre.
Che  successo?
Lucy guard il giardino immacolato con la sua piscina a sfioro, le palme
e i fiori variopinti. Non ha importanza.
Sembrerebbe di s.
Oh, parliamo di qualcos'altro.
Jake diede un morso al suo ghiacciolo. Hai qualche notizia? Da
casa?
Su che cosa?
Le lanci un'occhiata di sottecchi. Lo sai.
Lucy sollev il suo cellulare. Soltanto quello che  stato postato.
Non hai sentito nient'altro? Tipo dalla famiglia o qualcosa del genere?
Perch avrei dovuto?
Solo perch tu eri...
Perch ero che cosa?
Lui fece spallucce e arross. Non so rispose a bassa voce, fissandosi i
piedi. Volevo chiedertelo l'altro giorno, ma c'era Ethan, che spala sempre
merda su tutti, cos non volevo farlo davanti a lui. Volevo chiederti
se stavi bene, solo questo.
Bene? sbuff lei. No, non direi.
Cal il silenzio fra di loro, finch Lucy non sollev una mano a mo'
di scusa.
Mi dispiace, Jake. Non ce l'ho con te, ma non ne so pi di chiunque
altro, ok?
Mi sento un po' in colpa perch sono stato io a presentartelo.
Non  colpa tua. Nulla di questo  colpa tua.
Jake si schiar la voce, scoccandole una breve occhiata. Sei mai stata
innamorata?
Lei si volt e lo fiss. Era assolutamente l'ultima cosa che si aspettava
di sentire da lui. Innamorata?
S.
Non so. Forse.
Non ne sei sicura?
Pensavo di esserlo, una volta. E tu, invece?
Be'...
S'interruppe, vedendo la madre che attraversava il prato verso di loro
con una borsa larga di tela sulla spalla.
Eccoti qui, Jake disse Jennifer. Ti ho cercato dappertutto.
E?
Allora, di che cosa chiacchierate?
Di niente.
Lei sorrise, ma senza molto calore. Mi sembra una di quelle conversazioni profonde e significative.
Be', ci stai spiando?
Scendiamo alla gola, Jake. Tutti e quattro, anche tuo padre e tuo fratello. Andiamo.
No, ci vediamo dopo.
Invece vieni con noi, Jake. Voglio che andiamo a esplorare insieme. Dai, sar divertente.
Non vengo. Sto parlando con Lucy.
Dai, stanno aspettando. La sua voce era acuta. Da quando siamo arrivati non abbiamo fatto quasi nulla tutti insieme e voglio fare una bella foto di famiglia di noi quattro.
Madre e figlio rimasero a fissarsi. Nessuno aveva intenzione di mollare.
Alla fine Lucy si alz per rompere l'impasse. Tranquillo, Jake, va' pure. Stavo per andare in piscina, comunque. Ci vediamo dopo, va bene?
Jake sospir e gett lo stecco del ghiacciolo in un cespuglio. Si alz in piedi riluttante. S, a dopo.
Con un ultimo sguardo a Lucy, si volt e segu la madre fuori dal giardino.
...
.
...
CAPITOLO 42.
...
.
...
Sdraiata su un lettino, guardavo la scena in fondo al giardino.
Jennifer sembrava determinata a tenere divisi Lucy e Jake, o perlomeno
a limitare la quantit di tempo che trascorrevano insieme: , non
riusciva nemmeno a sopportare che condividessero un gelato. Di che
cosa si trattava? Un qualche tipo di problema madre-figlio? Magari non
sopportava di essere rimpiazzata da un'altra donna, non accettava di
non essere pi la femmina numero uno della sua vita? Era possibile?
Avrei fatto lo stesso con Daniel nel giro di qualche anno? No. O forse
soltanto un pochino.
Con un libro dimenticato in grembo e il calore del pieno pomeriggio
che mi faceva prudere la pelle per il sudore, tenevo un occhio su mia
figlia e l'altro su mio figlio. Daniel stava sguazzando nella parte poco
profonda della piscina con Odette; erano circondati da un assortimento
di gonfiabili. Rowan e Russ erano seduti dall'altro lato della piscina e
guardavano i rispettivi cellulari; gli altri erano andati a esplorare le pozze
in fondo alla gola.
Io e Sean continuavamo a parlarci a malapena, ma lui era disteso sulla
sdraio accanto alla mia: una difficile tregua per i nostri figli. Avevo rimuginato
su tutto ci che lui mi aveva detto ventiquattr'ore prima, quando
l'avevo affrontato, e sentivo ancora il terreno scivolarmi da sotto i piedi.
Giuro che non ho una relazione con Rowan.
 la verit.
Lui l'aveva negato a bruciapelo, senza esitare.
E forse adesso ne conoscevo la ragione.
Non Rowan, bens Jennifer.
Non per la prima volta, mi diedi della stupida per non averlo fronteggiato
sabato stesso, quando avevo scoperto i messaggi sul suo cellulare.
Se avessi avuto il fegato di farlo seduta stante, avrei potuto strappargli la
verit. Evitando quell'agonia di dubbi e sospetti. Se fossi andata da lui e
gli avessi mostrato subito quei messaggi, non avrebbe potuto negare la
relazione in nessun modo.
I messaggi erano la prova. Erano la chiave.
Avrei voluto sbloccare di nuovo il cellulare il giorno successivo, e
quello dopo ancora, ma non l'aveva perso di vista per pi di un secondo:
ce l'aveva accanto anche in quel preciso momento, a qualche centimetro
dalla mano distesa sulla sdraio. Era sdraiato sulla schiena in pieno sole,
con gli occhiali scuri sul viso e la pelle che luccicava di crema protezione
30. Si bruciava ogni estate, con la sua carnagione pallida da irlandese,
ma sembrava non imparare mai.
Sono un leone, diceva con un sorriso. E noi leoni dobbiamo crogiolarci
al sole.
Voltai leggermente la testa in modo da poterlo osservare senza attrarre
la sua attenzione. Era quasi immobile: soltanto il suo ampio petto si alzava
e si abbassava con un ritmo lento che ben conoscevo per le migliaia
di notti in cui avevamo condiviso il letto.
Stava dormendo.
E il suo cellulare si trovava proprio l, a portata di mano.
Russ e Rowan, sempre dall'altra parte della piscina, erano ancora concentrati
sui loro telefonini.
Gradualmente spostai il peso, cercando di non provocare alcun rumore
che potesse disturbarlo. Sollevandomi a sedere, posai a terra il libro
e abbassai le gambe dalla sdraio, chinandomi verso di lui per vedere
meglio lo schermo dello smartphone. Era posato a faccia in su sul bordo
del lettino e non toccava le dita di Sean.
Mi protesi ulteriormente e premetti il pulsante d'accensione. Apparve
la schermata di sblocco, che richiedeva la sequenza.
Sean non si mosse.
Trattenni il fiato. Con il pi delicato dei tocchi, usai l'indice per tracciare
la sua sequenza di sblocco: una J.
J per Jennifer, forse?
Il display trem da un lato all'altro e apparvero le parole: sequenza
errata. Riprovai. Sequenza errata.
Merda.
L'aveva cambiata, probabilmente dopo il litigio di ieri. Mi resi conto
che dirgli dei messaggi era stato stupido: l'avevo avvertito e ormai era
impossibile indovinare la nuova sequenza. Impossibile. C'erano migliaia
di diverse combinazioni, o magari era passato a un pin a quattro cifre.
A meno che... non si trattasse dell'una, n dell'altra cosa. Forse l'aveva
cambiato con qualcosa di rapido e nel contempo pi personale di una
sequenza o un numero. Qualcosa di unico che io non potevo superare.
Perch no? Valeva la pena tentare. Presi il suo cellulare, con il cuore che
mi batteva forte in petto.
La sua mano destra ora penzolava oltre il bordo della sdraio. Con
estrema delicatezza feci toccare dal suo pollice il tasto centrale.
Il telefonino riconobbe la sua impronta digitale all'istante e si sblocc.
...
.
...
CAPITOLO 43.
...
.
...
Con il cellulare sbloccato, selezionai subito l'icona azzurra e bianca di
Messenger. Comparve il men, con una lista di conversazioni:
CoralGirl
Kate
Paul
Brendan
Ma'
Calcetto
Eccola li. Proprio in cima, la conversazione pi recente: CoralGirl.
Lanciando una breve occhiata a Sean - che sembrava ancora addormentato
- selezionai la conversazione con CoralGirl, vedendo la stessa
serie di messaggi che avevo trovato tre giorni prima.
Non riesco a smettere di pensare a quello che hai detto
Intendevo ogni singola parola
La bile mi sal alla gola, come se stessi per vomitare.
Che cosa faccio adesso? Non ti eri immaginata tutto, allora. La sua relazione
continua ancora e sembra che si sia trattato di Jennifer fin dall'inizio.
Lei  CoralGirl.
Ma come posso esserne sicura?
La testa di Sean si volt leggermente verso di me, ma il suo petto
continu a muoversi in modo regolare, su e gi, su e gi. Stava ancora
ronfando.
Avendo trovato i messaggi, mi rendevo conto che non avevo chiara
quella che sarebbe stata la mia mossa successiva. Fare uno screenshot e
inviarlo al mio telefono? Svegliarlo e affrontarlo? Piazzargli il telefono
davanti agli occhi e ordinargli di darmi una spiegazione?
Come me lo spieghi, Sean? Chi ? Che cosa ti d lei che io non posso
darti?
Ero pronta a compiere quel passo? A superare una linea che non avrei
mai voluto superare?
Forse presto. Ma non ancora.
Avevo un'idea migliore.
Scrissi un nuovo messaggio:
Devo parlarti URGENTEMENTE. Incontriamoci nella radura in cima
alla gola fra 15 minuti
Colsi un movimento con la coda dell'occhio: Daniel si stava tuffando
a bomba nella piscina. Uno schizzo d'acqua arriv sul piede di Sean.
Lui si mosse sulla sdraio e volt la testa verso di me.
Premetti il pulsante di spegnimento del cellulare e mi affrettai a posarlo
di nuovo accanto alla sua mano, raggiungendo poi la crema solare.
Ti brucerai se non stai attento gli dissi.
Lui sollev gli occhiali da sole sulla fronte e sbatt le palpebre. Eh?
Che cosa stavi facendo, tesoro?
Sentii le guance arrossire: colta con le mani nel sacco.
Ti prendevo solo la crema. Gliela passai. Dovresti metterti un po'
all'ombra. Puoi guardare tu i ragazzi? Vado dentro a rinfrescarmi un po'
e mettermi il costume. Mi sa che mi far un tuffo, dopotutto.
Lui si mise la lozione nel palmo e cominci a spalmarsela sulla spalla.
Ok. Anch'io sono quasi pronto per un tuffo.
Presi sandali e pareo e camminai lentamente, con pi disinvoltura
possibile, fino alla scalinata che portava al balcone, controllando nel
contempo il mio orologio. Fu soltanto arrivando in cima che mi guardai
indietro e notai che Russ era solo accanto alla piscina.
Rowan era scomparsa.
Una volta in casa, andai subito in cucina, afferrai le chiavi attaccate
al muro e uscii nel salone. L'aria condizionata era al massimo e il fresco
fu un sollievo per la mia pelle, dopo il caldo esterno. Mi avvolsi con il
pareo e discesi l'ampia scalinata di marmo.
Rimasi immobile, in ascolto.
Soltanto gli schiamazzi attutiti dalla piscina. Niente nelle vicinanze.
Rowan? chiamai nel silenzio.
Nessuna risposta. La propriet e la villa erano entrambe enormi, ma
il numero di posti in cui poteva essere andata negli ultimi minuti era
limitato. Corsi su fino alla camera da letto padronale e trovai la grossa
porta di quercia socchiusa. Bussai una volta.
Rowan?
L'aprii ed entrai.
La stanza era pulita, ordinata, squisitamente arredata. Il lieve odore
del costoso profumo di Rowan aleggiava nell'aria.
Ma era vuota. Lei non c'era.
Forse non era Jennifer, dopotutto.
Dove sei, Rowan? Per strada pronta per incontrare mio marito, convocata
da un messaggio?
Che ne dici, invece, se faccio io una sorpresa a entrambi?
Corsi gi, nella camera da letto che condividevo con Sean. Scalciai via
le infradito e afferrai dei sandali con il cinturino dal fondo del guardaroba
e mi sedetti sul letto per mettermeli ai piedi. Le infradito andavano
bene intorno alla villa, ma avevo bisogno di scarpe migliori per aggirarmi
nel bosco. Alzandomi, colsi il mio riflesso nello specchio accanto alla
porta. Ero agitata e arrossata, con linee di preoccupazione sulla fronte.
C'era anche paura negli occhi che mi fissavano. Non ho paura. Terrore.
Al pensiero di quello che stavo per scoprire e ci che avrebbe fatto a
me e alla mia famiglia. Alla mia vita.
A tutte le nostre vite.
Avresti potuto lasciar perdere, ma hai scelto di non farlo. Hai scelto di
mettere questa cosa in moto, hai teso questa trappola, e adesso  ora di
scoprire chi verr catturato:  ora di scoprire chi rimarr in piedi al termine
della musica.
Mi chiusi la porta della camera da letto alle spalle e consultai
l'orologio. Dodici minuti per arrivare al punto d'incontro. Un sacco
di tempo, se non mi attardavo.
Mamma?
Trasalii al suono della voce di mio figlio, dietro di me nel corridoio.
Daniel? dissi, con una mano sul mio petto. Mi hai presa di sorpresa.
Ti sei spaventata! Sogghign. Che cosa stavi facendo?
Non ti ho sentito arrivare, solo questo. Che cosa c'?
Puoi aiutarmi a trovare gli occhialini di pap?
Adesso?
I miei sono rotti disse con tono triste, mostrandomi l'elastico strappato
dei suoi. E adesso l'acqua della piscina mi fa venire gli occhi tutti
rossi.
Possiamo cercarli dopo?
L'ha detto anche lui.
Ecco, sono un po' impegnata ora.
Lui mi osserv: ero in piedi e nelle mani non avevo nient'altro che il
cellulare. Impegnata a fare cosa?
Cose.
Per favore, mamma. Mise la manina nella mia e mi rivolse un sorriso
speranzoso. Non riesco mai a trovare niente da solo.
Questo perch sei come tuo padre, non guardi mai bene. Controllai
l'orologio: undici minuti all'ora dell'incontro. Ti aiuto fra poco, devo
soltanto fare una cosa prima.
Feci per superarlo, ma lui mi si aggrapp alla gamba con entrambe le
braccia, premendo la faccia contro il mio fianco come una cozza.
Per favooooore! Sei la migliore a cercare.
Daniel, lasciami la gamba.
Lui aument la stretta. Sei la migliore mamma del mondo.
Certo mormorai.
La migliore in assoluto.
Sospirai. Non avrebbe lasciato perdere. Forza, allora, facciamo in
fretta.
S! esclam.
Pap dove ha messo i suoi occhialini?
Non so. Da qualche parte insieme alla sua roba?
Si stacc dalla mia gamba e mi segu nella camera. Si sedette sulla
poltrona intanto che io facevo una rapida ricerca nel guardaroba, nei
comodini e sotto il letto.
Non ha detto dove li ha messi?
Daniel scosse la testa.
Le valigie erano nella cabina armadio. Tirai gi quella di Sean, sentendo
subito che era leggera e vuota. L'appoggiai comunque sul pavimento.
Mi inginocchiai, aprii la cerniera e la spalancai. Vuota. Stavo per passare
alla valigia successiva quando mi ricordai che c'erano un paio di
tasche interne. Era piatta e vuota, ma nell'altra - la pi piccola - c'era
qualcosa di minuto. Si notava a malapena.
Aha dissi.
Li hai trovati? mi chiese tutto contento Daniel alle mie spalle.
Infilai una mano nel taschino e le mie dita sfiorarono della plastica
liscia, flessibile, contenente...
Preservativi.
...
.
...
CAPITOLO 44.
...
.
...
Ebbi una sorta di sfarfallio nello stomaco, come se fossi sul punto di
rimettere.
Sei profilattici, sfusi, di una marca che non avevo mai visto prima. Li
tenni nel palmo della mia mano tremante - una manciata di involucri
quadrati di plastica - e cercai di pensare a una ragione per cui potessero
essere l, una ragione legittima, una spiegazione sensata... anzich essere
un altro chiodo nella bara del nostro matrimonio.
Ma non ne trovai nessuna. Nessuna spiegazione se non quella ovvia,
visto che usavo la pillola dalla nascita di nostro figlio.
Daniel arriv dietro di me e rapidamente mi infilai un preservativo
nella tasca, e riposi gli altri nella valigia, che poi richiusi.
Hai trovato gli occhialini? mi chiese.
Falso allarme dissi, rimettendo la valigia sullo scaffale. Continuiamo
a cercare.
Alla fine li trovai nel bagaglio a mano di Sean, sotto un groviglio di
caricabatterie. Daniel li indoss subito, stringendo l'elastico e mostrandomi
i pollici in su e uno sguardo da ranocchia.
Sapevo che li trovavi, mamma.
Lo accompagnai fino alla balconata per assicurarmi che tornasse da
Sean. Daniel inizi a scendere i gradini di pietra, poi si volt.
L'ultimo che arriva  una ciambella! Sorrise. Forza, mamma!
Rimasi ferma. Scendo fra un po'.
Dove vai?
Non vado da nessuna parte.
Fece una smorfia. Sei una ciambella, allora!
Corse gi per gli scalini e si tuff nella piscina con un grosso splash,
mancando per poco la sorella nell'area profonda. Indugiai ancora un
momento, guardandolo andare sott'acqua e nuotare fino al bordo. Sean
era l, e anche Russ. Era al sicuro.
Vai.
Mi affrettai ad attraversare la villa e uscii dall'entrata principale, richiudendola
silenziosamente alle mie spalle. Scesi la gradinata, superai
le auto parcheggiate e percorsi il sentiero ghiaioso che mi condusse al
prato. Passai un cancello di ferro ad arco, ornato di boccioli viola, ed
entrai nel vigneto, fuori dalla vista della piscina.
Schermandomi gli occhi contro il sole, scrutai verso gli alberi in fondo
al vigneto. Non c'era nessuno intorno. Esaminai la larghezza della collina
da entrambi i lati, ma non colsi alcun movimento. Probabilmente
c'erano altre vie per arrivare laggi, fino al bosco, ma non le conoscevo.
Senz'altro si poteva risalire dal lato della gola - Rowan ci aveva mostrato
il sentiero intagliato nella roccia - e magari c'erano anche stradine
dall'altro lato della propriet. Tuttavia non avevo il tempo di controllare.
Consultai di nuovo l'orologio - appena sei minuti all'incontro con
CoralGirl - e mi lanciai in una corsetta. Il terreno fra le file delle viti era
irregolare e pieno di buche e rischiai pi volte di inciampare scendendo
dalla collina. L fuori il sole sembrava ancora pi caldo che accanto alla
piscina; su nel cielo limpido, i suoi raggi ustionanti picchiavano sulla
mia testa e sulle spalle come una forza fisica. Non c'era alcuna ombra l
sul fianco della collina: le viti erano alte poco pi di un metro e non fornivano
alcuna protezione dal calore del pomeriggio e nemmeno alcuna
copertura, a meno che non mi piegassi in due correndo. Ma non c'era
tempo neanche per quello.
Mi sentii completamente esposta per ogni metro in cui mi affrettavo
ad allontanarmi dalla villa.
Forse lei mi sta guardando proprio adesso. Mi guarda arrivare.
Al limitare del bosco smisi di correre e presi fiato, con le mani sui
fianchi; ancora mezza accecata, cercai di rendere il mio respiro il pi
silenzioso possibile. Ero tutta sudata in fondo alla schiena e sotto le
ascelle, ma almeno l c'era un po' d'ombra. Il sentiero sterrato si snodava
intorno a una grossa quercia e a dei sicomori con la corteccia marcia
per l'et. C'era un avvallamento, poi una risalita e una curva, oltre la
grossa roccia e l'albero caduto. Il cartello era piantato storto nel terreno
e recitava ATTENZIONE! con lettere rosse sbiadite. Ed ecco la radura
che conduceva al burrone. Quello era il punto. Uscii dal sentiero e andai
fra gli alberi. La copertura non era granch l, per c'era qualche basso
cespuglio e sopra, le fronde spesse degli alberi stendevano un'ombra
calda e terrosa su gran parte del bosco.
Mi spinsi maggiormente nel sottobosco, graffiandomi le braccia con i
rami e facendo scricchiolare mucchi di foglie secche sotto i piedi. M'inginocchiai
dietro un albero caduto, abbassandomi il pi possibile e stringendomi
il pareo intorno alle cosce. Era un punto d'osservazione buono
come un altro. Da l potevo vedere fin dall'altra parte della radura, dove
gli alberi diventavano meno fitti e lasciavano spazio al bordo del precipizio.
Avrei anche avuto una buona visuale di chiunque fosse arrivato fra
qualche minuto, ben prima che vedesse me. Il cellulare era caldo nella mia
mano e gi scivoloso per il sudore. Aprii la fotocamera e selezionai la modalit
scatto continuo, che avrebbe fatto una ventina di foto in rapida
successione, nel caso avessi avuto soltanto pochi secondi.
Per la prima volta mi accorsi che il bosco era stupendamente sereno.
Un uccello solitario cinguettava sulle fronde sopra la mia testa e si sentiva
il fruscio delle foglie mosse dalla flebile brezza che veniva su dalla gola.
Rimasi in attesa, toccando sovrappensiero la sagoma del preservativo
nella tasca dei pantaloncini.
Chi avrebbe risposto al messaggio? Come mi sarei sentita una volta scoperto?
Era meglio sapere?
Oppure avevo ancora il tempo di andarmene?
No. Dovevo andare fino in fondo. Era meglio...
Con la coda dell'occhio colsi un movimento alla mia destra, nel fitto
del bosco. Un fruscio, un rametto spezzato. Un animale? Oppure c'era
qualcuno che bisbigliava fra gli alberi?
Cambiai leggermente posizione per vedere meglio.
Un altro fruscio alla mia destra, pi vicino, e poi colsi ancora un movimento.
Socchiusi gli occhi scrutando fra gli alberi. Un uccello, magari?
Un gatto?
Di nuovo silenzio. Il collo mi prudeva, madido di sudore.
Controllai di nuovo l'orologio. I quindici minuti erano passati.
Magari lei non verr. Magari Sean ha trovato il messaggio e l'ha avvertita.
Un suono. Passi, che si affrettavano a risalire il sentiero che partiva
dalla gola sottostante.
Apparve una figura. Una donna minuta con un largo cappello di paglia
e i capelli tirati indietro in una morbida coda di cavallo. Il cellulare in
mano.
Era Izzy.
...
.
...
CAPITOLO 45.
...
.
...
Izzy si ferm nella radura e si guard intorno come se cercasse qualcuno,
scrutando gli alberi da sinistra a destra. Aveva il fiatone.
Fece una panoramica con le mani sui fianchi e le spalle che si alzavano
e si abbassavano a ogni respiro. Mosse la testa compiendo un piccolo
semicerchio, osservando le formazioni rocciose dall'altro lato della gola,
i campi, le foreste e le colline in lontananza.
Per qualche secondo fui troppo sbalordita per fare qualsiasi cosa.
CoralGirl doveva essere Jennifer. O Rowan. Non Izzy.
Ripensandoci, per, lo pseudonimo era un indizio di per s. Coral-
Girl. Coral Island era un luogo in Thailandia - non mi ricordavo il suo
vero nome - in cui Izzy aveva trascorso un anno come insegnante, non
molto tempo addietro.
Sollevai il mio cellulare, zoomai e premetti il pulsante. La fotocamera
scatt producendo un click. Merda. Mi abbassai subito, ma lei non
sembr aver sentito.
La studiai per un momento. La rabbia mi ribolliva nello stomaco, nel
petto, nella gola.
Izzy! Non Rowan. N Jennifer. Aveva senso? Certo che s. Avevi i tuoi
sospetti sul fatto che fosse tornata nel Regno Unito. Ecco perch  tornata.
Conosce Sean da pi tempo di me, da pi tempo di chiunque altro. Sono
cresciuti insieme, sono andati a scuola insieme; hanno sempre avuto quel
passato e gli amici dell'Irlanda in comune, poi le battute che capivano
solo loro, e quel loro stupido patto adolescenziale che si sarebbero messi
insieme a quarantanni se fossero stati ancora entrambi single.
Be', indovina un po', Izzy. Lui non  single.
Uscii sul sentiero davanti a lei.
Izzy fece un passo indietro per la sorpresa. Ges! esclam, portandosi
di colpo le mani al petto. Kate, mi hai spaventato.
Scusa.
Fece una risata nervosa. Che cosa fai? Agguati alla gente?
Avevo voglia di una passeggiata.
La guardai negli occhi, sperando che si arrendesse, che ammettesse
quello che faceva l. Che si dichiarasse sconfitta, rendendola pi facile
per entrambe. Non volevo costringerla a parlare, ma l'avrei fatto se necessario.
Rimasi al centro del sentiero, bloccandole la strada.
Avevi l'aria di aspettare qualcuno.
Io? No, riprendevo solo fiato dopo la scarpinata per risalire dalla gola.
So che cosa stavi facendo replicai con voce atona. Cercavi Sean.
Izzy assunse un'aria sconcertata e aggrott la fronte. Sean? No. Pensavo
fosse alla villa.
S, era l dissi, incrociando le braccia. Cio,  ancora l.
Allora non potrei vederlo quaggi, no?
A quanto pare, no.
Izzy non lasciava trapelare assolutamente nulla. Nemmeno il minimo
accenno che l'avessi beccata a mentire.
Stai bene, Kate? mi chiese.
Ti ho vista fermarti nella radura e ho pensato che cercassi qualcuno.
Al massimo sto cercando la mia giovinezza perduta. Si tolse il cappello
e lo us per farsi aria. Vent'anni fa sarei risalita di corsa dal burrone
senza nemmeno una goccia di sudore. Ma adesso ho quasi bisogno
di essere rianimata: quel sentiero  micidiale in salita. Per in fondo ci
sono delle pozze splendide. Le hai gi esplorate?
Non ancora. Hai visto Jennifer, Alistair e i ragazzi.
Lei annu, indicando il fondo della gola con un pollice. S, per mi
sono offerta volontaria per tornare su prima e iniziare a preparare il t.
Controll l'orologio. Puoi aiutarmi se ti va.
Ressi il suo sguardo.
Non lo ammetterai, vero? Allora affronter Sean, invece.
Certo.
Lei guard alle mie spalle per controllare se ci fosse qualcuno con me.
Sei sola?
Ho lasciato Sean con i ragazzi. Suppongo che tu non abbia visto
Rowan nell'ultima mezz'ora, eh?
Credevo che fosse alla villa con voi.
E andata da qualche parte.
Ci incamminammo verso la villa, passando attraverso il vigneto e percorrendo
il terreno duro e irregolare. Izzy chiacchierava del pi e del
meno, come un costante torrentello agitato, ma non riuscivo a concentrarmi
sulle sue parole.
Un momento prima ero stata sicura. Ma adesso la certezza era svanita.
Izzy era l.  venuta all'incontro. Si  presentata dopo il messaggio che
credeva le avesse mandato Sean. Oppure  stata soltanto una coincidenza?
Era davvero andata via prima dalla gola per preparare il t? Era il genere
di cosa che avrebbe fatto. E Rowan dov'era scomparsa?
A met della strada, Izzy mi pos con delicatezza una mano sul braccio
e mi rivolse un'occhiata interrogativa. Non credi, Kate?
Credo cosa? Scusa, avevo la testa fra le nuvole.
Che il figlio maggiore di Jennifer sia un po' strano.
Jake?
 che sembra che... si trovi su un piano diverso da tutti gli altri.
Gli adolescenti sono fatti cos.
Secondo te si rende conto che Lucy  fuori dalla sua portata?
Mi voltai verso di lei, sorpresa, non sapendo se fosse una sua maniera
per distogliere la mia attenzione dal suo incontro segreto con mio
marito.
Lucy?
S.
Non pensavo... li ho sempre considerati pi come fratello e sorella.
Kate, ma non hai visto come la guarda lui?
E come la guarda?
Izzy si mise a ridere. Soprattutto con la lingua a penzoloni.
Davvero?
Del tutto comprensibile, ovviamente. Io farei lo stesso se fossi un
ragazzino... insomma, basta guardarla. Sarebbe una cosa carina se Jake
non fosse... be', un po' strambo.
Era vero che Lucy era fiorita nell'ultimo paio d'anni, da una ragazzina
carina in un'adolescente sorprendentemente bella. Ma per me e Sean
era stato un cambio molto graduale - giorno per giorno, settimana per
settimana - e cos eravamo meno consapevoli dell'effetto che aveva sulle
persone che la vedevano meno spesso. In particolare sui ragazzi.
Davvero? dissi. Penso sempre a loro come se fossero ancora bambini:
lei, Jake ed Ethan che giocavano nella piscinetta, tutti e tre nudi
come vermi che correvano nel cortile.
Credimi, Jake ha una bella cotta per lei. Izzy prese un grappolo
d'uva da una vite mentre passavamo, portandosi un acino alla bocca.
Lui si mette in mostra da quando siamo arrivati, nel tentativo d'impressionarla.
Come quando  salito fino in cima alla facciata rocciosa
alle Gorges d'Hric. E tutta la faccenda del restare in piedi sull'orlo di
questo burrone, il giorno che siamo arrivati. Cercava di fare colpo su di
lei. Altrimenti perch l'avrebbe fatto?
 sempre stato un po' strano, suppongo.
E lasciar accodare Daniel alla loro piccola gang?
Mi  sembrato piuttosto carino da parte loro, permettergli di unirsi.
Ma lo sai che lo fanno soltanto per entrare nelle grazie di Lucy, eh?
Oh. Sentii una stretta al cuore per mio figlio, sempre l'ultimo a essere
scelto in ogni squadra. Pensavo che fossero solo gentili.
Temo di no. Izzy si port un altro acino alla bocca. Si tratta soltanto di ormoni.
...
.
...
CAPITOLO 46.
...
.
...
Ci pensai su per un momento, facendomi aria con il mio cappello di
paglia. Lei non se ne rende del tutto conto, sai. Dell'effetto che
ha sui ragazzi.
Izzy si volt verso di me con un sopracciglio inarcato, masticando un
acino. Ne sei sicura?
S risposi, con pi convinzione di quella che provavo. Un paio
d'anni fa era ancora una bambina. La mia bambina. Le persone la vedono
adesso - vedono il suo aspetto - e tendono a scordarselo.
Appena arrivati all'arcata che conduceva dal vigneto ai giardini, ci separammo.
Izzy and alla villa, direttamente in cucina. Io le promisi di raggiungerla
non appena avessi controllato Sean e i ragazzi e imboccai il sentiero
di ghiaia bianca a destra, verso la piscina. Ero sparita per oltre venti
minuti e senza dubbio mio marito si stava chiedendo dove fossi finita.
Sean era in piscina che sguazzava con Daniel, Lucy e Odette, senza
contare l'assortimento di gonfiabili; i bambini strepitavano e ridevano
giocando a torello. Feci il giro largo intorno alla piscina a sfioro, per
passare accanto a Russ, disteso su una sdraio con un romanzo di John
Grisham e una bottiglietta verde di birra francese.
 bello vedere i bambini che giocano cos bene insieme commentai.
Mmm borbott lui, prendendo un sorso dalla bottiglia.
Oh, dov' Rowan? Devo chiederle una cosa.
 andata a fare alcune chiamate, credo. Indic vagamente la casa.
Roba di lavoro.
Tornai alla mia sdraio dall'altra parte della piscina. Sean riemerse dal
lato profondo, togliendosi i capelli dalla fronte.
Sei stata via a lungo, Kate disse, colpendo un pallone e rimandandolo
verso i bambini.
Mi sono distesa un po' in camera. Per rinfrescarmi.
Lui mi fiss per un lungo momento, con l'acqua fino al collo. Hai
ancora l'aria un po' accaldata, amore.
Mi portai una mano alla guancia, sentendo il calore emanato dalla
mia pelle. In effetti ero ancora accaldata per essermi affrettata su per la
collina. A ogni modo sapevo che cosa fare, cio quello che avrei dovuto
fare gi da giorni, non appena avevo visto i messaggi sul suo cellulare:
l'avrei obbligato a mostrarmeli. A raccontarmi tutto.
Con tutta la calma possibile gli chiesi: Dov' il tuo telefono, Sean?
Daniel gli si arrampic sulla schiena, rimanendo aggrappato con una
mano e schizzando l'acqua con l'altra.
Il mio cosa? chiese Sean.
Il tuo telefono.
Perch?
Mi sembra di averlo sentito suonare.
Sean mi fiss di nuovo e nel suo sguardo c'era qualcosa di indecifrabile.
Non so. E l da qualche parte. Sotto la sdraio?
Controllai. No.
Sotto il mio libro, sul tavolino?
Spostai allora il libro, il cappello e la T-shirt. Non  qui, Sean.
Oh-oh borbott, con una nota di rammarico nella voce. Oh no.
Che idiota.
Chi  un idiota? fece Daniel, indignato.
Io. Non crederete a quello che ho combinato.
Sempre in piedi nella parte profonda della piscina, mio marito infil
una mano nella tasca del costume e tir fuori il cellulare.
. . . .
Qua c' scritto disse Daniel, leggendo sul suo iPad che se lo metti
in una ciotola di riso per diciotto ore, poi torna in vita. Il riso assorbe
tutta l'acqua, o qualcosa del genere.
Il telefonino di Sean giaceva, morto, sul tavolo della cucina accanto a
lui. Si rifiutava d'accendersi dall'immersione nella piscina; rifiutava di
caricarsi, di fare qualsiasi cosa. Mio marito lo prese e pigi di nuovo il
pulsante d'accensione. Niente.
Non penso che baster, Daniel.
Ma abbiamo del riso? C' scritto che non dev'essere cotto. Oppure
si pu usare esit nel leggere una parola il cucus, ma non so cos'.
Sean guard lo schermo dell'iPad da sopra le sue spalle. Couscous
lesse. Nah, penso che il Signor Samsung sia proprio spacciato, bello
mio.
E devi prendere un aspirapolvere e risucchiare via l'acqua dal buco
del caricabatterie e da quello del jack delle cuffie, e tutti gli altri buchi.
E serve anche un phon. Possiamo prendere quello di mamma?
Sean scosse la testa. Non preoccuparti, Daniel. Star bene anche
senza.
Ma hai bisogno di un cellulare, pap. Non puoi non avere un telefono.
Alla tua et non avevo un telefono. E sono sopravvissuto.
S, ma quelli erano i vecchi tempi.
Gli anni Ottanta.
Era prima o dopo dei Vichinghi?
Gli anni del genere New Romantic, marmocchio insolente.
Oscar, il mio compagno di classe, ha fatto cadere il cellulare nel water,
una volta, e l'ha fatto funzionare di nuovo con il riso.
Ma scommetto che  rimasto in acqua soltanto per qualche secondo.
 un po' differente dal tenerselo in tasca sott'acqua e nuotarci insieme
per tipo dieci minuti.
Non posso crederci che ti sei tuffato in piscina con il cellulare. Nostro
figlio si volt verso di me sorridendo. Riesci a crederci, mamma?
Sapevo perch Sean l'aveva fatto. Anche lui lo sapeva. Ma non aveva
importanza. La nostra farsa era soltanto a beneficio dei ragazzi.
 un po' una cosa alla pap commentai, con tutta l'allegria che riuscii
a racimolare.
Sapevamo entrambi che non era un incidente: ormai non potevo pi
chiedergli dei messaggi, e questo era quanto. Con il telefono rotto, non
potevo vederli a meno che non ottenessi il nome utente e la password
per Messenger online, e non sarebbe mai successo. Immaginavo che
avesse controllato il cellulare, dopo che me n'ero andata, e avesse visto
il messaggio. Sembrava che non avesse fatto in tempo ad avvertire Izzy, per.
Tuttavia non volevo che Daniel fosse esposto alla corrosione del matrimonio
dei suoi genitori. Non ancora. Doveva essere protetto il pi a lungo possibile.
...
.
...
CAPITOLO 47.
...
.
...
SEAN.
Quanto tempo hai? disse Sean, guardandosi oltre la spalla.
Non molto. Tieni la voce bassa.
Volevo...
Non qui lo interruppe lei con tono delicato. Dov' Kate?
Impegnata con i ragazzi.
Possiamo parlare di sotto, nella cantina dei vini. Seguimi.
Lo guid attraverso la cucina fino a una nicchia piena di barattoli e
cibo in scatola, con una porta in fondo. Lei la apr, accendendo la luce
e facendogli segno di seguirla.
Una rampa di scale li condusse nei meandri della villa; l'aria era fresca
e terrosa, lontana dall'afa della sera. Camminarono fianco a fianco, con
le mani che quasi si sfioravano, attraverso un lungo passaggio scavato
nella roccia, un lato del quale era pieno, fino al soffitto, di scaffali ricolmi
di bottiglie di vino impolverate.
Lei and in una zona d'ombra e gli fece cenno di raggiungerla. Allora,
come stai?
Sean le and vicino. Le mise una mano sul braccio, sentendo la sua
pelle liscia e calda sotto le dita.
Kate lo sa disse.
Lei scosse la testa. No. Non lo sa.
Come puoi esserne cos sicura?
Lo so e basta.
Si  convinta che ci sia qualcosa sotto.
Gli si avvicin, abbassando la voce: Non  la stessa cosa che saperlo.
Nient'affatto. Che cosa ti ha detto?
Sta diventando sempre pi complicato. Mi sento costantemente
come se fossi sul punto di mandare tutto a puttane.
Non accadr.
Non so quanto a lungo posso ancora continuare. Mi sento cos in
colpa.
Credi che lei non abbia mai avuto segreti con te?
No. Non come questo.
Davvero? Gli prese le mani fra le proprie. Non  colpa tua, Sean.
Questo non  propriamente vero, direi.
Siamo umani, io e te. Proprio come loro, come chiunque altro. Gli
umani commettono errori. Dobbiamo soltanto decidere come affrontare
questo.
Credi che sia un errore? Quello che stiamo facendo?
Lei gli sorrise. Questo? No.
Penso che dovremmo vuotare il sacco. Trovare una maniera per andare
avanti che provochi meno dolore per tutte le persone coinvolte.
Ne abbiamo gi parlato. Questa  la maniera migliore.
Tenendola all'oscuro cos protest lui, scuotendo il capo. Non 
giusto.
Giusto? E chi ha detto che la vita  giusta?
Non possiamo tenerlo segreto per sempre.
Perch no? Perch non dovremmo?
Perch prima o poi Kate lo scoprir. O comunque qualcuno lo scoprir,
 soltanto questione di tempo.
Non deve scoprirlo. E non lo far se staremo attenti.
Te l'ho detto, non sono bravo a mentire. Specialmente a lei.
Si tratta solo di fare pratica, Sean. Gli sorrise. Pi lo fai e pi bravo
diventi.
Non saprei dirti.
Perch dovremmo dirglielo? Complicherebbe soltanto ogni cosa.
Dobbiamo continuare cos. Noi stiamo bene, va tutto bene.
Continuare cos per quanto tempo, per? Finch non lo scopre da
sola?
Non c' ragione per cui dovrebbe scoprirlo.
 solo che non so quanto a lungo posso continuare fingendo che sia
tutto normale. Non l'ho mai fatto prima.
Non  esattamente un'abitudine neanche per me.
Mi fa piacere sentirlo.
Gli si avvicin ancora, posandogli una mano sul petto, sentendo i
muscoli duri sotto i polpastrelli. Continuiamo come stiamo facendo
disse. C' troppo in ballo perch si possa fare diversamente. Senz'altro
lo capisci anche tu, no?
S rispose lui sottovoce. Assolutamente.
...
.
...
QUATTRO MESI PRIMA.
...
.
...
Era stata una cosa stupida, davvero. Lei sapeva che era cos.
Ma non riusciva a smettere di pensarci cento volte al giorno. Non riusciva
a smettere d'immaginarlo, visualizzandolo mentre erano insieme e lui le
stringeva la vita con un braccio e la tirava a s. Quando la teneva contro
il suo petto. Quando la baciava e lei sentiva una specie di scossa elettrica
lungo andare su e gi lungo la colonna vertebrale.
Se sua madre lo vedesse, capirebbe. Ma era meglio che non sapesse nulla,
non ancora, non dopo tutte le prediche sul concentrarsi, sulla scuola che
si faceva dura, sugli esami che si avvicinavano sempre di pi. E a lei non
dispiaceva tenere il segreto. Era piuttosto figo, in effetti, avere un vero e
proprio segreto, come una stanza nascosta nella propria casa, piena di roba
di cui nessun altro sa niente. Non che le avesse davvero vietato di uscire
con un ragazzo, ma i suoi genitori avevano delle idee abbastanza antiche
per quanto riguardava i fidanzati.
Ma lui era diverso, molto pi maturo. Parlavano di qualsiasi cosa. Scuola,
esami, famiglia, fratelli, sorelle, amici, e anche della vera ragione per cui lo
chiamavano B-Boy. Di come lei sarebbe diventata una dottoressa e di come
lui era stato notato dai Saracens all'et di undici anni e voleva diventare
professionista a diciotto, e un giorno giocare per l'Inghilterra. Vincere trofei.
C'era soltanto una cosa di cui non gli parlava.
La cosa stupida.
Era stupida. Da una parte, lei lo sapeva.
Ma non riusciva a smettere di pensarci: avrebbe sposato quel ragazzo.
...
.
...
MERCOLED.
...
.
...
CAPITOLO 48.
...
.
...
DANIEL.
La mamma aveva ragione, pens Daniel. Era davvero divertente giocare
con i ragazzi grandi.
Jake era alto - quasi quanto il pap di Daniel, che era tipo un metro
e ottanta - e suo fratello Ethan non era molto pi basso. A Daniel sembravano
dei mini-adulti, grandi quanto insegnanti e genitori. Gli unici
altri non-adulti della vacanza erano sua sorella Lucy, che non voleva
farsi vedere a giocare con il fratellino manco morta, e Odette, che gli
aveva gi detto in faccia che non le piacevano i maschi e che sembrava
un po' matta.
Jake ed Ethan, invece, non l'avevano mandato via. Ed erano fighi.
Come i ragazzi fighi della scuola, quelli con cui tutti quanti volevano
passare il tempo anche se intimorivano un po'; quelli bravi a calcio,
divertenti, e che sapevano parlare con le ragazze.
A Daniel non piaceva il calcio. Gli piacevano Minecraft e Lego Star
Wars, e i video divertenti su YouTube.
Ma a Jake ed Ethan non dispiaceva se lui li seguiva mentre andavano
a esplorare i dintorni della casa delle vacanze. Erano stati dappertutto:
gi nella sala giochi, in palestra, fuori in garage, nella sauna, nel bosco e
nel piccolo gazebo. Erano bravi a esplorare. Avevano scoperto una stanza
segreta sotto la piscina, con un mucchio di tubi e barili di roba, e avevano
mangiato l'uva direttamente dalle viti (anche se Daniel aveva detto
che non bisognava) e poi Ethan aveva quasi catturato una lucertola, ma
la sua coda si era staccata restandogli in mano, ed era stato disgustoso,
ma anche buffo. Lui aveva iniziato a correre intorno con quella coda,
agitandola davanti alle loro facce come se fosse ancora viva. Daniel aveva
riso con loro, anche se aveva temuto che la coda lo toccasse.
Soggezione e paura. Era una combinazione pericolosa.
Restarono spaparanzati, tutti e tre, all'ombra di un'alta quercia in fondo
al vigneto. Il sole era forte, cocente, tanto che appiccicava la T-shirt
alla schiena di Daniel e gli faceva scivolare via dal naso gli occhiali.
Jake si chin in avanti e la sua lunga frangia gli copr gli occhi. Volete
vedere una cosa figa?
S rispose in automatico Daniel.
Non qui. Venite.
Il ragazzo si alz e li condusse nel bosco, con Ethan che lo seguiva e Daniel che chiudeva la fila.
Quando si furono inoltrati e la vista della villa fu completamente oscurata dagli alberi, Jake mise una mano in tasca e tir fuori un oggetto di plastica dura, con una linea di metallo che lo tagliava per la lunghezza.
Lo tenne nel palmo della mano.
Sai che cos'?
Daniel non ne era sicuro, ma non voleva sembrare stupido di fronte ai
ragazzi grandi. Ehm... un coltellino?
I coltellini sono per i bambini. Questo  un coltello a serramanico.
Guarda.
Premette un pulsante sul manico e la lama usc fino a bloccarsi con
uno scatto. L'acciaio lucente non era molto pi lungo dell'indice di Daniel,
ma era largo, affilato e curvava in una punta aguzza come la zanna
di un animale.
A cosa serve?
Jake si accigli. E un coltello tattico, tonto. Serve a cacciare,
scuoiare gli animali, affilare le cose, roba del genere. Vuoi tenerlo in
mano?
Daniel guard la punta, il filo della lama e pens: No. Non voglio. Per
niente. Invece disse: Certo e tese la mano.
L'espressione sul viso di Jake cambi all'improvviso e lui si scagli in
avanti, compiendo un arco con il coltello, come per pugnalare il palmo
di Daniel.
Il ragazzino strill per la paura.
Jake si ferm all'ultimo, un centimetro prima che la lama affondasse
nella sua mano. Lui e il fratello iniziarono a sganasciarsi dalle risate.
Scherzavo, amico, scherzavo solo! esclam Jake. Lanci il coltello
in aria, lo prese dalla parte che non tagliava della lama e lo tese di nuovo,
porgendo il manico. Che faccia hai fatto, per. Uno spasso. Pensavi
davvero che ti avrei infilzato?
Daniel sent il calore delle lacrime che si accumulavano dietro ai suoi
occhi e inghiott, respingendole. Certo che no.
Niente lacrime. Non adesso. Non di fronte a loro.
Si costrinse invece a tendere di nuovo la mano, ancora tremante, e
prese il coltello da Jake. Il manico di plastica curvava seguendo la forma
del suo palmo e c'era una piccola scanalatura in cui andava l'indice.
Non pesava quasi niente.
Gli dava una bella sensazione. Di potere. Come se avesse potuto fare
di tutto con quello.
Jake indic la lama. Affilata come un rasoio, rivestimento di titanio.
Pu tagliare qualunque cosa.
Figo comment Daniel.
Qualunque cosa. Provalo.
Eh?
Provalo. Su quell'albero.
Daniel lo pass con cautela sulla corteccia di un ulivo che aveva accanto,
lasciando un taglio sottile come un capello nel legno nodoso.
Jake gli tolse il coltello. Entra meglio in questo modo disse, scagliandolo
con forza nella corteccia e piantando la lama per mezzo centimetro,
lasciando il coltello vibrante l, incastonato nell'albero. Per
entra ancora meglio nella pelle.
Pelle?
Jake estrasse il coltello dall'albero e ne studi la punta per un momento.
Ehi, ascolta, sai mantenere un segreto?
S.
Jake lo osserv per un momento, il volto inespressivo. Abbiamo una
vera gang, io ed Ethan.
Daniel pass lo sguardo da un ragazzo all'altro. Una gang di due
persone?
Saranno tre se entri anche tu, se vuoi essere un membro effettivo.
E come faccio a entrare?
Devi fare l'iniziazione.
La cosa?
Iniziazione spieg Ethan.  come un test. Mise una mano sulla
spalla di Daniel. L'abbiamo gi fatta tutti e due aggiunse.
Che cosa devo fare?
Ethan mise la mano in una buca nel terreno alle sue spalle. Sollev una
bottiglia di plastica vuota con la cima tagliata. Ho fatto una trappola.
Guarda.
Daniel si chin con cautela in avanti e sbirci nella bottiglia. Puzzava.
C'era un qualche frutto marcio in fondo, poi delle foglie, altra roba e...
Qualcosa si mosse sul fondo. Rapido, nero e luccicante.
Daniel si ritrasse. Bleah! Che cos'?
Ethan sogghign. Un cervo volante, bello grosso. Su, dacci un'occhiata
come si deve.
Daniel si chin di nuovo in avanti, aspettandosi che Ethan gli sbattesse
la mezza bottiglia in faccia. Il ragazzo, invece, la tenne ferma per
permettergli di guardare dentro, dando dei colpetti di lato con la mano
libera per impedire al coleottero di arrampicarsi troppo. Aveva il corpo
lungo e nero della forma di un proiettile, sei zampe e una grossa testa
con due grandi tenaglie su ciascun lato, ognuna con tre punte affilate
che gli davano prurito al solo guardarle.
Faceva schifo da morire.
Abbiamo costruito un'area disse Jake. Guarda.
Dietro un tronco caduto, lui indic una piccola area di terra pulita
che era stata circondata di pietre, come un focolare degli scout ma senza
fuoco.
A cosa serve?
Alla tua iniziazione.
Daniel pass lo sguardo da un ragazzo all'altro, sentendo un senso di
disagio arrampicarglisi su per la colonna vertebrale. Aveva visto della
roba schifosa su Sono una celebrit... tiratemi fuori di qui, come quando
una persona famosa doveva essere ricoperta d'insetti, che le salivano su
per i pantaloni e nelle orecchie e cose cos. Era orribile. E quel coleottero
era enorme. Non voleva andarci vicino.
Che cosa devo fare?
Ethan ribalt la bottiglia nell'area. Il coleottero cadde gi e inizi a
correre da un lato all'altro.
Semplice disse Ethan, punzecchiandolo con un bastoncino per tenerlo
dentro. Devi ucciderlo.
Il coleottero?
S, stupido. Il coleottero.
Oh.
Daniel strinse i pugni e se li infil nelle tasche.
Jake gli tese il coltello, porgendoglielo per il manico. Lo farai, allora?
Ehm... non sono sicuro.
Sei un coniglio?
No.
Voleva disperatamente essere parte di ci che facevano Jake ed Ethan.
Parte della gang, come l'avevano chiamata. Voleva essere incluso, essere
uno dei ragazzi fighi, tanto per cambiare. E soprattutto non voleva
esserne lasciato fuori. Perch sapeva che, se non era loro amico, allora
era un bersaglio.
Tuttavia, per quanto il coleottero fosse proprio in fondo in fondo alla
lista dei suoi animali preferiti, non voleva fargli del male.
Ethan prese il coltello da suo fratello e premette il manico nella mano
destra di Daniel. Fallo. E soltanto un insetto. Farebbe lo stesso a te, se
potesse. Se fosse abbastanza grande.
Davvero?
Ma certo. Uccidi o vieni ucciso. Fallo e basta.
All'improvviso Ethan parve grandissimo, altissimo e larghissimo. C'era
una strana luce nei suoi occhi.
Daniel rimase immobile, pietrificato. In quel momento desiderava pi
di ogni altra cosa essere di nuovo con suo pap a giocare in piscina,
oppure con sua mamma che gli diceva di lavarsi le mani prima di cena,
o persino con sua sorella. Anche se era cattiva e lo ignorava. Qualsiasi
altro posto anzich l, con il coltello in mano.
Non mi piace il sangue disse con una vocina.
Noi siamo soltanto sangue. Ethan fece spallucce. Siamo soltanto
grosse sacche di sangue, nulla di pi. Ce ne sono litri e litri dentro di te.
Noi non siamo nient'altro: solo ossa, muscoli e sangue.
Posso farlo la prossima volta? Domani?
Che? Sei un coniglio?
No.
Allora fallo.
Non voglio fargli male.
Daniel si prepar a una raffica di sghignazzate e imprecazioni e sollev
lo sguardo verso la villa, sperando, pregando, che uno degli adulti
apparisse proprio in quel momento dicendo di tornare per il t, o qualcosa
del genere. E lo salvasse.
Loro non risero, per, e non imprecarono nemmeno. Si scambiarono
solo un'occhiata e poi tornarono a guardare lui.
Ethan gli prese il coltello di mano, scuotendo la testa. Con un solo
movimento piant la lama nel coleottero, rompendo il guscio con un
leggero crack. Spinse il coltello fino in fondo e lo sollev, studiandolo,
con le zampette che si muovevano con spasmi agonizzanti.
Daniel si ritrasse di scatto.
Se non vuoi fare questo disse Ethan, girando la lama da un lato all'altro c' un'altra maniera in cui puoi fare l'iniziazione.
Daniel sbatt le palpebre, confuso. Era un trucco? Un'altra maniera?
Ethan lanci l'insetto morente in un cespuglio e si ripul la lama sui pantaloncini. Vieni. Ti facciamo vedere.
...
.
...
CAPITOLO 49.
...
.
...
DANIEL.
L'orlo del precipizio era frastagliato e irregolare, con alcune parti che
sporgevano e altre che sembravano essersi sgretolate. Al centro, dove gli
alberi cedevano il posto alla radura e la radura cedeva il posto all'orlo,
c'era nel terreno roccioso una specie di buco a forma di mezzaluna, uno
spazio vuoto semicircolare, che sembrava essersi semplicemente sbriciolato
cadendo nella gola, tipo un milione di anni prima, pens Daniel.
L'apertura a mezzaluna sul bordo del precipizio era larga all'incirca
un metro e mezzo, cio circa l'altezza di Daniel, riflett.
Ecco disse Ethan, in piedi proprio sull'orlo, nello spazio fra due
sporgenze rocciose.  proprio come fare il salto in lungo a educazione
fisica.
Educazione fisica era per Daniel la lezione pi insopportabile. A calcio
veniva sempre scelto per ultimo e quando dovevano giocare a tag
rugby - uff, come odiava tag rugby - lui si impegnava a correre nella
direzione opposta rispetto a dove si trovava la palla. Invece se la cavava
a correre e saltare. Be', in effetti tutti se la cavavano. Quelli non erano
davvero sport, no?
Salto in lungo? chiese, cercando di parlare con tono normale.
Non avrebbe mai saltato quel vuoto per conto suo. Nemmeno in
un milione di anni. Ma non era da solo, era con i suoi amici, la sua
gang, anche se loro erano molto pi alti, grossi e pi bravi a saltare
di lui.
Devi saltare da qui disse Jake, indicando il suo lato dell'apertura.
Fino a l. Facevamo salti come questi negli scout. Soltanto che erano
pi larghi.
Figo comment Daniel, cercando di guadagnare tempo. Ci andate
ancora negli scout?
No, non ci vado pi.
Perch?
Jake fece spallucce. Non mi piaceva che mi davano ordini.
L'hanno cacciato fuori ribatt Ethan con un ghigno.
Non  vero! Jake moll un pugno sul braccio al fratello. Era diventato
noioso: tutte cazzate.
Daniel si guard alle spalle, nel caso ci fosse un adulto. Era pi forte
di lui. Lo faceva sempre quando qualcuno diceva parolacce.
 facile disse Jake. Adesso ti faccio vedere.
Prese una breve rincorsa e salt sul vuoto, atterrando pesantemente
dall'altra parte, sollevando una nuvola di polvere con le sue scarpe da
ginnastica.
Ethan segu il suo esempio, riuscendo a malapena a farcela, cadendo
sulle ginocchia sull'altro lato. Si rialz rapidamente, spolverandosi e andando
accanto al fratello. Rimasero entrambi a fissare Daniel.
Tocca a te disse Jake.
Daniel si avvicin un briciolo al bordo a forma di mezzaluna e guard
gi nella gola. L'acqua azzurra scintillava nel ruscello in fondo e i riflessi
del sole erano come tanti diamanti.
 bello alto, eh?
Ci resti secco di sicuro con una caduta del genere disse Ethan.
Sei un coniglio? fece Jake.
No.
Invece s. Anzi, sei una pecora disse Ethan e poi aggiunse all'improvviso, con un sorriso crudele: Dan la pecora! Beee-beee-beee...
Suo fratello si un ai belati: Beee-beee... Dan la pecora! Dan la pecora!
E tutti e due continuarono a prenderlo in giro.
Daniel divenne tutto rosso. All'improvviso voleva piangere, stava per scoppiare in lacrime. Come tutte le cose brutte della scuola messe insieme: educazione fisica, i bulli, le cose messe troppo in alto e il fatto che veniva scelto sempre per ultimo a calcio.
Forse aveva paura, ma non era un coniglio. E nemmeno una pecora.
Gliel'avrebbe mostrato.
Non sono una pecora.
Ethan smise di belare e il suo sorriso divenne gelido. Penso proprio di s, piccoletto.
No!
Allora dimostracelo!
Daniel arretr di sei passi e fece un paio di respiri profondi.
Non era una pecora.
Corse verso il vuoto, stantuffando con le braccia e sbattendo i piedi sul terreno polveroso, con gli occhi fissi sull'altra sponda...
E salt.
...
.
...
CAPITOLO 50.
...
.
...
Ordinammo un caff e ci sedemmo a un tavolino in una parte ombreggiata
della piazza del villaggio. A parte noi tre, gli unici altri clienti
erano un paio di anziani con le basette seduti su una panca di legno e i
bastoni da passeggio posati di lato. La bandiera francese penzolava, immobile,
dal municipio vicino al ristorante; non c'era nemmeno un alito
di vento a rinfrescare il calore pomeridiano.
Devo farvi una confessione esordii.
Rowan e Jennifer sollevarono lo sguardo dai bicchieri.
Questo suona un po' drammatico comment Rowan.
Va tutto bene? chiese Jennifer.
Scossi la testa. In realt no, per nulla. Abbassai lo sguardo. Non va
per niente bene, neanche un po'.
Che succede, tesoro? mi chiese Jennifer, con la voce dolce e preoccupata.
Che cosa  successo?
Osservai un'anziana signora con un vestito nero sformato emergere
dalla chiesetta, dall'altra parte della piazza, aiutandosi con un bastone.
Molto lentamente, cominci a farsi strada verso la caffetteria.
 una confessione con una scusa infilata nel mezzo.
Cos, senza scendere in troppo dettagli, raccontai loro che cosa era successo
negli ultimi cinque giorni. Parlai dei sospetti su Sean... che si erano solidificati
nella fredda e dura certezza che aveva una relazione. Dissi di come
avessi sospettato dapprima di Rowan, poi di Jennifer. E di come il giorno
precedente avessi avuto conferma che mi ero sbagliata su entrambi i fronti.
Quell'anello disse Rowan. L'ho trovato in palestra. Non sapevo
che fosse di Sean: credevo che fosse di un ospite precedente, cos l'ho
raccolto e l'ho messo nel mio comodino per non perderlo. Volevo comunque
chiedere a tutti, ma mi  passato di mente.
Lo so dissi. E scusatemi per aver pensato male di voi. Mi dispiace
davvero. Guardavo il dito e non la luna. E la cosa peggiore  che ne
avevo gi parlato con Izzy e lei mi aveva assicurato che Sean non mi
avrebbe mai tradita. Il che, ovviamente,  proprio quello che avrebbe
detto l'altra donna. Sono stata cos stupida.
Accolsero la mia rivelazione con un momento di silenzio.
 una cosa assurda, non posso crederci disse dopo un po' Rowan,
scuotendo il capo. In effetti mi sembravi un po' strana in questi giorni,
ma non riuscivo a capire di cosa si trattasse. Poverina.
Pure io le fece eco Jennifer. Sentivo che qualcosa non andava e
stavo per chiedertelo. Dev'essere stato terribile per te, doverlo scoprire
in questo modo.
Rowan mescol il caff. Quanto ne sei certa?
Piuttosto certa. Lui ha negato tutto, ma so che nasconde qualcosa.
Solo, non so cosa fare adesso.
Vuoi che andiamo a parlarne con Izzy? disse Jennifer, sollevandosi
gli occhiali da sole sulla fronte. Noi due?
Per dire cosa? Per dirle di sloggiare, di trovarsi un suo uomo? A che cosa
servirebbe?
Non so risposi. Forse. Non ancora. L'altro giorno mi ha detto che
stava frequentando qualcuno, ma non voleva parlarcene perch lui era
ancora sposato. Lui  sul punto di chiedere il divorzio, da quello che ho
intuito, ma lei non crede che noi approveremmo.
E lui come si chiama?
Non me l'ha detto.
Oppure potremmo parlare con Sean disse Rowan.
No. Questo no. E ci ho gi provato, comunque.
Forse ritorner in s. Lasciagli un po' di tempo.
Scossi la testa.  troppo tardi per questo. Impazzir se non faccio
qualcosa:  solo che non voglio fare la mossa sbagliata. Fissai Rowan.
Non di nuovo.
Lei mi rivolse un breve cenno: sapeva a chi mi riferivo. Ma quella
volta  stato differente disse con voce gentile. Con Henry.
Davvero?
Henry, il primo marito di Rowan. Tornai con la mente alla parte che
avevo svolto nella parte finale del loro matrimonio. Avrei voluto sapere
anch'io, se fossi stata nei suoi panni?
La domanda mi colse alla sprovvista. Io ero nei suoi panni. Toccava a
me ora.
Mescolai lentamente il caff.
Dieci anni prima - quasi spaccati - io e Rowan ci stavamo bevendo
un caff nel soggiorno della mia villetta a schiera, a nord di Londra. Il
classico arrosto domenicale era terminato, i piatti lavati, Henry e Sean
erano nel parco con Lucy che traballava sulla nuova bicicletta che aveva
ricevuto per il suo sesto compleanno, con dei nastrini rosa luccicanti
appesi al manubrio. Parlando di scuole e asili, Rowan aveva annunciato
di aver smesso con la pillola, iniziando a usare l'acido folico. E io avevo
esitato, cambiando idea pi volte, poi avevo posato il caff pronunciando
le sei parole che avrebbero finito per cambiare il corso della sua vita.
Credo che Henry abbia una storia.
Avevo sentito, da una fonte molto autorevole, che lui stava tradendo
Rowan e mi ero scervellata su cosa fare con quell'informazione per settimane,
cercando di decidere se dirglielo o meno. Tentando di capire
quale fosse la cosa migliore, la cosa giusta... per quanto potesse essere
dura. E Rowan, ignara, mi diceva che stavano tentando di fare un figlio.
Che cosa avrei dovuto fare? Rimanere in silenzio mentre tutti quanti
parlavano alle sue spalle? Lasciare che lo scoprisse da sola? Guardarla
mentre l'uomo che aveva sposato la prendeva in giro? Sean mi aveva
consigliato di essere cauta, ma alla fine avevo lasciato perdere il suo suggerimento,
dicendo a Rowan ci che avevo sentito. Le avevo raccontato,
in buona fede, le storie che si sentivano sul conto di Henry.
Storie che si erano rivelate infondate. Perfide bugie, messe in circolazione
da una sua vecchia fiamma, una che non avevo nemmeno mai
incontrato.
Bugie o meno, comunque, l'effetto era stato catastrofico. Quando Rowan
l'aveva fronteggiato con quelle accuse esplosive, il loro matrimonio
si era disfatto in modo spettacolare. Henry, fedele marito allontanato
dalla mancanza di fiducia della moglie, alla fine era scivolato proprio
nella relazione di cui, al principio, era stato ingiustamente accusato.
Si erano separati tre mesi dopo.
Ti chiedo ancora scusa, Rowan dissi. Per quello che  capitato con
Henry, per come  capitato. Non avrei dovuto dire niente.
Sciocchezze. Hai fatto quella che credevi fosse la cosa giusta.
Avrei dovuto verificare la cosa prima di dirtelo.
Rowan si protese verso di me, posandomi una mano sul braccio.
Sono stata io a decidere come usare l'informazione, ed  stato lui a
reagire come ha reagito. Non  stata colpa tua, eri solo la messaggera. A
ogni modo, probabilmente  stato meglio cos.
Dici?
Henry non voleva davvero avere bambini. Quindi, se fossi ancora
con lui, non avrei Odette.
Be', questo  un modo di vedere la cosa, suppongo.
Sei preoccupata che la storia si ripeta, non  cos?
Gi risposi. Sono terrorizzata.
Prima mi ero sbagliata. Non potevo permettermi di farlo di nuovo.
...
.
...
CAPITOLO 51.
...
.
...
La casa era immersa in un silenzio sinistro quando rientrammo. Sean,
Russ e Izzy avevano portato Lucy e Odette a un mercato dell'artigianato
nel vicino villaggio di Murviel-ls-Bziers; Alistair, invece, si era offerto
per rimanere alla villa a tenere d'occhio i ragazzi. Ma non c'era nessun
segno di loro quando tornammo. Controllai il giardino e l'area della
piscina, il gazebo e l'area dei giochi. Tutto deserto.
Alla fine trovai Daniel da solo nella sua camera da letto. Era disteso
sul letto e mi dava le spalle.
Daniel?
Ciao mi salut, senza voltarsi.
Che cosa hai fatto di bello? Tutto ok?
Mmm.
Andai fino al suo letto e mi sedetti. Wow, sembra che tu abbia quasi
finito il tuo libro, dovremo...
Mi bloccai, portandomi una mano alla bocca. Aveva gli-avambracci ricoperti
di tagli e graffi e ginocchia e stinchi erano sporchi e insanguinati.
C'era altra terra sotto le unghie e davanti ai pantaloncini. Una striscia di
sangue sul mento, gli occhi arrossati dal pianto. La sua maglietta preferita
di Harry Potter aveva il colletto strappato e dall'ascella in gi c'era
un lungo squarcio.
Sembrava appena uscito da una rissa.
Ma che diamine ti  successo, Daniel? Stai bene?
S.
Sembra che ti abbiano trascinato su una siepe. Come ti sei fatto questi
tagli?
Sono caduto.
Dove?
Fuori.
Oh tesoro, ti sei conciato proprio male. Siediti un minuto e lascia che
ti dia un'occhiata.
Lui obbed e io controllai rapidamente che non avesse nulla di slogato
o rotto.
Forza dissi. Diamoti una sistemata.
Lo portai in bagno e gli tolsi un po' dello sporco con un asciugamano,
poi gli ripulii graffi e tagli e glieli tamponai con dell'antisettico. La sua
maglietta non era salvabile.
Lui rimase per tutto il tempo in piedi, in silenzio e con l'espressione
assente.
Mi dirai come ti sei fatto questi tagli?
Te l'ho detto bofonchi, con lo sguardo basso. Sono caduto.
Eri con Jake ed Ethan?
Daniel esit. Poi rispose: Mi hanno fatto promettere di non dirlo.
Chi?
La sua voce era cos flebile da essere quasi impercettibile. I ragazzi.
E adesso dove sono?
Non so.
Ma non siete amici?
Hanno detto che non potevo pi giocare con loro, e se ne sono andati
via da qualche parte.
Ti hanno lasciato da solo?
Lui annu con aria miserabile e arricci il naso per l'odore pungente
dell'antisettico.
Lo misi a sedere sul bordo della vasca.
Che cosa  successo, Daniel?
Quando sono caduto mi sono agitato un po', cos Ethan si  arrabbiato
e poi ha detto che lui e Jake andavano fuori da qualche parte e io
pensavo che voleva dire che volevano andare solo fuori, tipo per giocare
a nascondino o qualcosa, cos sono andato a cercarli in giardino ma
non li ho trovati. Li ho cercati per secoli ma non li ho trovati e allora ho
pensato che magari erano usciti con una delle auto. Li ho cercati dappertutto.
Gli si spense la voce. Ma non ho trovato nessuno.
E Alistair?
Non so dov'.
La mia preoccupazione si trasform in rabbia. Non hai trovato nemmeno
lui?
No. Sono corso da una parte all'altra, ma mi sembrava che tutti se
n'erano andati senza di me, lasciandomi solo. Allora mi sono spaventato,
cos sono venuto nella mia camera e ho guardato fuori dalla finestra
per vedere se tornava qualcuno. Ho avuto paura che tutti si fossero
dimenticati di me. Poi ho letto il mio libro. Ero un po' triste.
Alistair doveva essere qui a badare a voi.
Daniel annu appena, ma sempre senza guardarmi. Pensavo... inizi
con voce sempre pi flebile, ma poi lasci la frase in sospeso.
Che cosa pensavi, amore?
Pensavo che tutti quanti eravate tornati a casa senza di me. In Inghilterra.
Lasciandomi qui da solo nella casa delle vacanze. E io non sapevo
che cosa fare. Come succede a Kevin in Mamma ho perso l'aereo, ma tipo
all'opposto.
Sorrisi e scossi la testa. Mamma ho perso l'aereo era uno dei suoi film
preferiti. Ma che salammo! Non ti lasceremmo mai solo. Io non ti lascerei
mai.
Sei arrabbiata, mamma?
Un po' dissi, abbracciandolo. Ma non con te.
Jake ed Ethan sono nei guai?
Non  giusto che se ne siano andati via a giocare senza di te, quindi
devo scoprire perch ti hanno lasciato da solo. E dov'era Alistair.
Daniel s'irrigid. Mamma! Non farlo, per favore! Senn Jake sapr
che te l'ho detto anche se ho promesso di non dirlo.
Allora parler con Jennifer.
Mamma, ti prego. La sua voce s'incrin, sull'orlo delle lacrime. Voglio
soltanto tornare a casa. Non mi piace pi questo posto. Non mi
piace la casa delle vacanze. All'inizio era figa, ma adesso  orribile.
Torniamo a casa sabato, Daniel. Fra pochi giorni. Nel frattempo,
magari tieniti alla larga dai ragazzi e sta' vicino alla villa. Distolsi lo
sguardo. Gioca con pap, va bene?
E se succede qualcosa di brutto?
Non succeder nulla di brutto, Daniel. Te lo prometto.
Si mise a sedere, torcendosi le mani. Ancora non mi guardava. Voglio
solo tornare a casa disse. Nella nostra casa normale, con le nostre cose
normali.
Lo abbracciai di nuovo e gli diedi un bacio sulla testa. Presto.
Prometti che non lo dirai a Jake ed Ethan?
Lo prometto.
Gli diedi una T-shirt pulita.
Dov' la mia maglietta di Harry Potter, mamma?
 rovinata, Daniel, ho dovuto buttarla via.
Il suo viso si accartocci di nuovo. Non puoi cercare di sistemarla,
per favore?
 tutta squarciata su un lato. Te ne prender un'altra.
Ti prego. Sollev i suoi occhioni azzurri su di me. E la mia preferita.
Be'...
Ti prego.
Mi alzai. D'accordo. Se Jennifer ha portato il set da cucito, vedr
quel che posso fare.
Tornai al cestino all'angolo e ripescai la sua T-shirt; stavo per lasciar
ricadere il coperchio quando qualcosa attir il mio sguardo. Era una di
quelle cose che si riconoscono all'istante: anche se non ne tenevo uno in
mano da un decennio o pi.
Lo tolsi dal cestino e me lo rigirai in mano. La vista mi si annebbi
per un momento. Era un... No, non avevo la lucidit giusta per pensarci
subito, per considerarne le implicazioni. Stava gi succedendo l'impossibile.
Troppi sospetti, preoccupazioni e paure. Lo infilai nella tasca
posteriore dei miei jeans.
Era soltanto un oggetto di plastica bianca con uno scopo particolare.
Ma perch diavolo si trovava l?
Avrei dovuto chiederlo a Lucy non appena fosse rincasata.
...
.
...
CAPITOLO 52.
...
.
...
Trovai Jennifer sulla balconata, che guardava il vigneto.
Posso parlarti? le chiesi.
Lei si volt e mi rivolse un sorriso comprensivo. Certo. Tutto bene?
Magari possiamo andare in un posto un po' pi riservato.
Va bene.
Mi segu gi per la scalinata e nel giardino. Camminammo sull'erba
morbida e ci sedemmo su una panchina di pietra.
Non voglio farne un caso, Jen, ma a quanto pare i nostri tre ragazzi
hanno avuto una grossa lite questo pomeriggio. E un po' un peccato,
davvero. Daniel ha detto che l'hanno lasciato da solo a casa e... Esitai,
sapendo che mi trovavo su un terreno minato. Ha detto anche qualcos'altro.
Che cosa?
Non ne era sicuro, ma crede che forse sono andati a fare un giro con
la vostra auto.
Jennifer si accigli. Un giro?
Non  riuscito a trovarli da nessuna parte e ha detto che era nella sua
stanza quando ha sentito arrivare una macchina nel vialetto. Poi Jake ed
Ethan sono entrati in casa.
Ha sentito una macchina?
Cos ha detto.
Ma non ha visto niente?
No. La sua camera da letto si affaccia sul giardino e non sul vialetto.
Uhm borbott Jennifer. Be', non sembra il genere di cosa che farebbero
Jake ed Ethan. Jake e troppo giovane per guidare, tanto per
iniziare. Poi non farebbero nulla di simile, i miei ragazzi.
S, invece, pensai, chiedendomi come potesse mostrarsi cos ignara della
natura dei suoi figli. Sembra esattamente una cosa che farebbero i tuoi figli.
Puoi indagare? Con Jake?
Non  una buona idea.
Perch no? Non puoi permettergli di guidare per la campagna francese.
Chiss che cosa sarebbe potuto capitare.
La verit  che a volte si agita molto quando sente di essere nei guai.
Davvero molto. Specialmente quando viene accusato di qualcosa che
non ha fatto.
Questo lo capisco.
E lui non ha fatto quello che ha detto Daniel. La sua voce era ferma,
priva di incertezze. Non fa quelle cose.
Daniel  stato piuttosto specifico...
Si  sbagliato. Sono sicura che Daniel era agitato, e mi dispiace molto,
ma sono assolutamente certa che il mio ragazzo non ha fatto nulla
di tutto ci. Questa propriet  molto estesa: ci saranno centinaia di
nascondigli nei dintorni. Magari  soltanto una partita a nascondino che
 sfuggita di mano.
In ogni caso, non potresti chiederglielo? Giusto per sentire che cosa
dice? Daniel era agitatissimo all'idea di essere stato abbandonato... e
non  riuscito nemmeno a trovare Alistair.
Come ho detto replic Jennifer e la sua voce assunse un tono pi
duro Jake non la prende bene quando viene accusato di aver fatto
qualcosa.
E come ho detto io, Daniel  stato piuttosto specifico.
Lei esit, guardandosi intorno per assicurarsi che non ci fosse nessuno
a origliare. Devo dirti qualcosa. Per farti capire.
Va bene.
Ma devi promettermi che non ne parlerai con nessuno. Nemmeno
con Sean. Specialmente non con i tuoi figli.
Certo.
Questo te lo racconto soltanto perch sei una mia cara amica e voglio
che tu capisca.
Ripensai ad Alistair, accanto alla piscina, che guardava il profilo social
di Lucy. Mi chiesi se stesse per parlarmi di lui; forse sapeva quello che
faceva e gli avrebbe parlato. Forse lui lo faceva da anni.
Ma non era del marito che voleva parlarmi.
Ti ricordi l'anno scorso, quando Jake ha avuto l'encefalite?
Annuii. Adesso sta bene, no?
Jennifer mi rivolse un sorriso triste e chin lo sguardo. La maggior
parte del tempo s.
E quest'ultimo anno si  alzato cos tanto. Non riesco a credere che
abbia gi superato...
Non era encefalite.
Attesi per un momento, credendo di non aver sentito bene. Cio
avevano sbagliato la diagnosi?
No.
Non capisco, Jennifer.
Questo  quello che abbiamo detto in giro. Non volevamo che venisse
stigmatizzato.
Fiss lo sguardo in lontananza, oltre il giardino, con gli occhi colmi di
lacrime. Attesi che continuasse, ma sembrava aver perso le parole.
Le posai una mano sul braccio. Stai tranquilla.
Lei torn a guardarmi, poi controll intorno che non ci fosse nessuno
a portata d'orecchio. La vera ragione era che  dovuto andare via per
un po', per qualche trattamento. Una lacrima le rig la guancia. Si
sarebbe fatto del male, Kate. Non puoi capire se non ti  mai capitato,
ma un giorno abbiamo avuto una discussione. Non sembrava nulla di
straordinario, soltanto qualcosa di ridicolo sull'ordinare la sua stanza,
cosa che non voleva mai fare. Ma lui ha reagito come... come se l'avessi
accusato di un crimine terribile. E esploso. E poi l'ho trovato sul bordo
della sua finestra, e sai che la sua stanza  al secondo piano, no?
Annuii. L'attico.
Mi ci sono volute due ore per persuaderlo a non saltare gi, e per
ogni singolo secondo ho avuto il cuore in gola. Non ho dormito per tre
notti dopo quell'episodio. La settimana successiva l'ha fatto di nuovo
e la settimana dopo ancora l'abbiamo trovato a vagabondare sui binari
dietro casa nostra.  stato terribile, la cosa pi terribile che si possa
immaginare. Ogni giorno a preoccuparsi di che cos'altro avrebbe fatto.
A preoccuparsi di una chiamata, una visita dalla polizia... o peggio.
L'abbiamo messo in punizione, ma lui usciva comunque, cos abbiamo
cercato di chiuderlo in camera, ma trovava sempre il modo di sgattaiolare
via. Non puoi tenere tuo figlio prigioniero nella sua stessa casa,
soprattutto se  pi grande di te. La sua voce si abbass di nuovo, riducendosi
a un bisbiglio. Alla fine ci siamo spaventati cos tanto che...
Lasci la frase in sospeso.
Attesi che continuasse. Che cosa  successo, Jen? la esortai.
Lei si asciug una lacrima. L'abbiamo fatto... ricoverare. In modo
che potesse essere trattato.
Mio Dio, Jen, non ne avevo idea! L'abbracciai, accarezzandole la
schiena. Mi dispiace cos tanto.
Non l'abbiamo detto a nessuno. I dottori hanno passato un sacco
di tempo con lui e gli hanno diagnosticato un disturbo borderline di
personalit: comportamenti impulsivi e rischiosi, scoppi emotivi, eccetera.
Anche se penso che si tratti perlopi di sciocchezze si affrett ad
aggiungere. Sapevamo anche che si metteva nei pasticci a scuola: risse,
furti, lezioni marinate. Ecco perch abbiamo trasferito lui e suo fratello
nella scuola di Lucy.
Il ricordo riaffior alla mente: lei aveva detto che Jake ed Ethan erano
stati vittima di bullismo. Quindi non c'entravano i bulli?
Jennifer scosse la testa. Credevamo che con un nuovo inizio, lontano
da tutte le cattive influenze della vecchia scuola, per lui sarebbe stato
pi facile voltare pagina.  quello che diceva Alistair, comunque. E lui
dovrebbe intendersene di queste cose.
Oh, Jennifer, povera. Non ne avevo la pi pallida idea.
Quindi, vedi, devo stare molto attenta.  come se fosse sempre sul
filo del rasoio. Alcuni giorni pu essere super-eccitabile e aver voglia
di fare mille cose, ma altri giorni  veramente gi. Ha questi momenti
di umore nero e basta poco a buttarlo gi, specialmente quando viene
accusato di qualcosa che non ha fatto. Ed  il mio bimbo, il mio primogenito.
Devo proteggerlo.
Lo so, Jen, ti capisco.
Faresti lo stesso per Lucy.
Hai ragione. Lo farei senz'altro. Feci una pausa, non sapendo bene
come formulare la domanda. E gli hanno fatto qualche... trattamento?
Per aiutarlo a stare meglio?
Ha delle pillole, ma non gli piace prenderle. Dice che lo fanno sentire
uno zombie. Si rigir la fede nuziale fra pollice e indice. Ne ho trovate
parecchie sotto il suo letto; fingeva di prenderle e invece le nascondeva.
Ero cos spaventata. Non volevo affrontarlo, temendo che questo lo facesse
scoppiare di nuovo, cos le ho lasciate l. Sono patetica, eh?
No, non lo sei. Per niente.
Mi prometti che non ne parlerai a nessuno?
Certo. A nessuno.
Nemmeno a Sean?
Nemmeno a lui.
Jennifer si alz dalla panchina e si asciug gli occhi, facendo un respiro
profondo e drammatico. Lascia che ne parli con Ethan... di quello
che  successo questo pomeriggio con Daniel. Gli chieder di essere pi
carino con lui d'ora in poi.
Grazie, Jennifer. Ti senti bene?
S. Mi rivolse un sorriso tremulo. Sto sempre bene.
La guardai attraversare il prato, verso la villa, e pensai a ci che aveva
detto. Era una cosa terribile avere paura per i propri figli, temere che
potesse accadere qualcosa di male. Era il terrore inimmaginabile di ogni
genitore che il sangue del suo sangue potesse in qualche modo farsi del
male da solo. Ansia, depressione, isolamento, autolesionismo; droghe
per attenuare il dolore, lame per tagliare la carne in posti dove le cicatrici
non potevano essere viste. Il pensiero che il proprio figlio potesse
soffrire in segreto era insostenibile.
Lo sapevo bene. Lo temevo io stessa, per i miei figli.
...
.
...
CAPITOLO 53.
...
.
...
Quando bussai alla porta della camera di Lucy, la trovai sprofondata
nella grossa poltrona, con il cellulare in mano.
Chiusi la porta alle mie spalle e mi sedetti sul bordo del letto. Come
 andato il giro nel mercato?
Bene rispose, senza staccare gli occhi dal cellulare. Caldo.
Hai comprato qualcosa?
Qualcosina: un cappello nuovo e dei sandali.
Ottimo, poi devi mostrarmeli.
Certo.
Lucy?
S?
Metti gi il cellulare per un minuto. Voglio chiederti qualcosa.
Lei sospir e pos il telefono in grembo. Che cosa?
I ragazzi - Jake ed Ethan, voglio dire - ti hanno mai parlato di prendere
una delle auto noleggiate e andare a fare un giro, senza dirlo agli
adulti?
Lucy mi rivolse una scrollata di spalle esagerata. Non so. Non credo.
Sicura?
Sono tutti e due troppo giovani per guidare, no? Jake non ha nemmeno
sedici anni.
Ci fissammo, entrambe consapevoli che non era una vera risposta.
E cos non te l'hanno mai accennato?
Lei sollev lo sguardo oltre le mie spalle. Parlano di mucchio di roba,
di cose di tutti i generi, fanno gli sbruffoni. Perch me lo stai chiedendo?
Volevo soltanto sapere.
Lucy riprese il cellulare e inizi a scorrere. Va bene.
C' anche qualcos'altro.
Lei sospir. Si tratta di nuovo del vino? Perch io non ho...
Ho trovato qualcosa nel bagno che usate tu e tuo fratello. Nel cestino.
Nel cestino?
S.
Lucy sollev di nuovo lo sguardo, accigliata. In questo non c' nulla
di strano, vero? Rovistare nel nostro cestino. Un comportamento perfettamente
normale.
Non lo stavo rovistando. Stavo recuperando una maglietta strappata
di Daniel.
E che cosa hai trovato?
Infilai una mano in tasca ed estrassi ci che avevo trovato. Sai che
cos'?
Lei lanci una breve occhiata alla bacchetta di plastica che avevo in
mano. Sbatt un paio di volte le palpebre e distolse lo sguardo.
S. L'abbiamo studiato in biologia.
E?
E uno di quei test. Un test di gravidanza.
Esatto. Sai come funzionano?
Non esattamente. Si spost sulla poltrona, a disagio. Devi farci la
pip sopra o qualcosa del genere.
Di nuovo esatto. Rileva la presenza di un ormone chiamato hCG,
che viene secreto dopo che un ovulo fecondato si attacca alla parete
dell'utero di una donna. Voltai il test verso di lei per mostrarle due
linee parallele dentro il piccolo riquadro di plastica trasparente. Due
linee significa incinta.
Lo so.
Pensai per un momento a come formulare la domanda. E sai chiesi
lentamente come  arrivato l? Nel tuo bagno?
Non ne ho idea. Deve avercelo messo qualcun altro.
Mi protesi verso di lei, sorridendole. Cercando di addolcire la mia
espressione. C' qualcosa che vuoi dirmi? Non importa se lo sei, possiamo parlar...
Non lo sono! replic con veemenza, incrociando le braccia.
Non sei che cosa?
Incinta. Quel test non  mio. E se fosse stato mio, non sarei stata
cos stupida da buttarlo nel mio stesso bagno, dove chiunque avrebbe
potuto trovarlo e iniziare a fare domande. Dove Daniel avrebbe potuto trovarlo.
Sentii il peso sulle spalle alleggerirsi un po'. Sicura?
Fidati, mamma... io sarei molto pi discreta. Non te ne accorgeresti mai.
...
.
...
CAPITOLO 54.
...
.
...
JENNIFER.
Al piano inferiore, dietro la porta chiusa del bagno, Jennifer si asciug
gli occhi e si soffi il naso, poi prese un altro fazzoletto per riparare la
sbavatura dell'eyeliner. Fiss per un momento la faccia nello specchio,
stringendo il ripiano di granito e facendo dieci respiri profondi come le
era stato insegnato. Inspira dal naso, espira dalla bocca.
Calma. Lucida. Fa quello che dev'essere fatto.
And in cucina e trov un panno sotto il lavello, poi prese una
bottiglietta d'acqua dal frigo. Controll attraverso la finestra dell'atrio d'ingresso
che non ci fosse nessuno nel vialetto, dopodich, sollevata nel
trovarlo deserto, prese le chiavi da un gancio accanto alla porta e scese
lungo l'ampia scalinata di pietra. La loro auto noleggiata, una Ford
Fiesta, era la pi economica che riuscisse a contenere due adolescenti
spilungoni nel retro e tutti i loro bagagli.
Jennifer fece un giro intorno alla macchina, passando lo sguardo su
carrozzeria, paraurti e assi. La vernice era graffiata in un paio di punti
nuovi, in basso, vicino alla ruota posteriore destra. Quei segni non c'erano
quando avevano preso l'auto all'aeroporto. Si abbass, esaminandoli
da vicino e toccandoli con l'indice. Graffi paralleli: probabilmente un
muretto o qualche sasso sul lato della carreggiata. Ma non erano profondi.
N troppo difficili da nascondere.
Vers dell'acqua su una zolla di terra dell'aiuola, inzupp il panno
nella fanghiglia e ne spalm un po' sui graffi, appena il sufficiente per
mimetizzare i nuovi segni. Doveva essere precisa, in modo che sembrasse
soltanto il normale terriccio che poteva rimanere attaccato viaggiando
nella campagna francese.
I danni superficiali potevano essere coperti facilmente, in modo da
ingannare l'ispezione dell'autonoleggio quando avessero restituito l'auto.
Non vogliamo beccarci un ingente conto per le riparazioni, vero? Era
un furto, comunque. Cercavano di farti pagare centinaia di euro anche
per la minima ammaccatura. Per qualsiasi cosa pi grave sarebbe stato
necessario un giro in un'officina prima di restituire l'auto sabato.
Per fortuna, sembrava che quei graffi fossero stati coperti piuttosto
bene. Si alz e ammir il proprio lavoro, guardando le macchie di terra
e aggiungendone qualcuna vicino alla ruota anteriore, in modo da renderle
pi coerenti. Non appena asciutte, avrebbero camuffato in modo
credibile i segni.
Fatto ci, Jennifer tir fuori il portachiavi dalla tasca e apr la portiera
dal lato del conducente. Tir il sedile in avanti, come lo teneva di solito.
Poi richiuse la Fiesta e torn dentro.
...
.
...
CAPITOLO 55.
...
.
...
Dopo cena sarebbe toccato a me lavare i piatti. Ero grata di quella
distrazione, della possibilit di starmene lontana dagli altri per un po',
non dovendo fingere una conversazione cortese, n far finta che tutto
fosse normale.
Lontana da Sean.
Riempii il lavabo e iniziai a sfregare pentole e padelle; l'acqua era cos
calda che quasi mi ustionai mani e braccia. Le mie emozioni erano un
caos di dolore, confusione e disperazione. Per quanto mi sforzassi, non
riuscivo a togliermi l'immagine di Izzy dalla testa: l'immagine di lei che
arrivava nella radura nel bosco, convocata da un messaggio inviato dal
cellulare di mio marito. Pi ci pensavo e pi diventava chiaro che era
Izzy la traditrice. Era l'unica single fra di noi. E il suo legame con Sean era infine diventato qualcosa di pi intimo, pi pericoloso. Pi
distruttivo.
Ripensai alla nostra conversazione del primo giorno e fui colta dalla
nausea e da una consapevolezza assordante: in pratica l'aveva ammesso.
 sposato, non  vero?
Non commento neanche una cosa del genere.
Sua moglie lo sa?
Credo che potrebbero esserci... dei sospetti.
Come avevo potuto essere cos cieca?
Mi ero impegnata a trovare risposte, a cercare la fonte del tradimento
di Sean. E adesso sapevo. Sapevo pi di quanto avrei mai voluto.
Rimaneva soltanto una questione.
Che cosa far?
Ma sapevo gi la risposta.
Sean apparve accanto a me con uno strofinaccio in mano. Potevo sentire
la birra nel suo alito: lo circondava come una nuvola invisibile. E
anche qualcos'altro, qualcosa di pi forte. Tequila. Mi irrigidii.
Serve una mano? mi chiese.
Non lo guardai. Se vuoi.
Prese una delle padelle dallo sgocciolatoio e cominci ad asciugarla.
I suoi movimenti erano lenti, esagerati, come se si dovesse concentrare
per non lasciar cadere niente.
Daniel  a letto che legge il suo libro disse. Fra dieci minuti vado
a spegnergli la luce.
Bene.
Cal un lungo silenzio mentre sfregavo con violenza i residui di pasta
in fondo alla padella. Volevo riversargli contro la mia rabbia, scagliargliela
contro con tutte le mie forze.
Perch lei? Che cosa aveva che io non avevo? Che diavolo stai pensando?
Come hai potuto farmi questo? E ai ragazzi?
Con una delle mie migliori amiche?
Sean mise via la padella con cautela e ne prese un'altra dallo sgocciolatoio.
Stai bene, Kate?
Te ne importa?
Una pausa.
S sospir. Certo che s.
Sto bene.
Lui distolse lo sguardo. Mi dispiace disse a bassa voce.
Smisi di sfregare. Per che cosa?
Che abbiamo discusso.
Fissai l'acqua insaponata nel lavello.
Diglielo. Digli che lo sai. Affrontalo adesso.
E per che cos'altro ti dispiace?
Be', ora, vediamo un po'. La sua giovialit era forzata. Quanto
tempo hai?
Mi voltai per fulminarlo con lo sguardo, giusto in tempo per vedere
un suo debole sorriso morirgli sul volto.
Sul serio? Cerchi di fare battute?
Il suo sorriso svan completamente. Scusa, Kate. Scusa.
Affondai l'ultima pentola nel lavello, facendo strabordare l'acqua che
mi and sui piedi, e ripresi a sfregare con maggior vigore.
Come va il tuo telefono, comunque?
Lui cambi posizione accanto a me, come avvertendo la trappola.
Morto e defunto. Non si accende nemmeno.
Che peccato, eh? Come farai senza, adesso?
I suoi occhi incrociarono i miei nel riflesso scuro della finestra, poi
distolse lo sguardo.
Non importa.
Riesci ancora a stare dietro ai tuoi messaggi? La mia voce grondava
sarcasmo. Hai tutto sotto controllo?
Non c' problema disse a bassa voce. Risolver la cosa quando
torniamo in Inghilterra.
Finii con le pentole, scaricai l'acqua e mi asciugai le mani.
Sean fece un mezzo passo verso di me, tendendo le mani per abbracciarmi,
ma io scossi la testa.
No dissi, con una nota d'avvertimento nella voce. Non provarci
nemmeno.
Kate, mi...
Ti cosa?
Lui esit, come per soppesare le parole. Sai che ho sempre fatto pena
come bugiardo.
Sembri essere migliorato molto, recentemente.
Non direi.
Incrociai le braccia sul petto. Perch non me lo dici e basta?
Lui sembr sul punto di parlare, ma poi ci ripens e abbass lo sguardo
sul pavimento. Non c' niente da dire.
Bugiardo! sbottai, a voce pi alta di quanto intendessi. Perch non
me lo dici e basta? Odio tutto questo! Lo odio.
Corsi via dalla cucina prima che lui vedesse le mie lacrime, prima che
potesse dire qualcos'altro. Era una sofferenza anche solo restargli vicino,
dovergli parlare. Andai di sopra, nella nostra camera, e mi sedetti sul
letto, nel fresco dell'aria condizionata, finch il mio cuore non rallent;
mi asciugai gli occhi con un fazzoletto.
Era un tipo particolare di tortura. Perch non si limitava a vuotare
il sacco, a porre fine alle mie sofferenze? Stavo impazzendo? Stavo
perdendo la testa? No. Avevo delle prove. Avevo visto e sentito cose
che non potevano essere negate n spiegate altrimenti, per quanto lui
si sforzasse. La testa mi martellava. Aprii il cassetto del mio comodino
per prendere del paracetamolo; spostai libri, caricabatterie e passaporti
di lato, arrivando in fondo. Mettevo sempre i medicinali in fondo a un
cassetto nel caso i miei figli...
Ecco, la scatolina del paracetamolo. Ma c'era qualcosa che non andava.
Qualcosa fuori posto. Anzi, mancante. L'avevo messo l due giorni
prima e adesso era scomparso.
Il nastro della videocamera, con Sean e Jennifer.
...
.
...
CAPITOLO 56.
...
.
...
Controllai di nuovo, spostando il contenuto del cassetto. Niente nastro.
Qualcuno l'aveva spostato, l'aveva preso. Sean? Chiusi la porta
della camera e andai dal suo lato del letto, cercando in fretta nel suo
cassetto, nella tasca interna della sua valigia e poi nella cassettiera, dove
magliette e calzoncini erano ordinatamente impilati, ma non c'era traccia
del nastro. Era scomparso.
Dalla piscina arrivarono delle risate. Non potevo rimanere nascosta
l per sempre. Dopo essermi controllata il viso allo specchio, feci un
respiro profondo e aprii la porta. La porta di Daniel era leggermente
socchiusa. Bussai appena appena e la aprii.
Mio figlio era rannicchiato di lato, immerso in Harry Potter.
Stavo giusto per spegnere la luce disse, mettendo gi il libro e togliendosi
gli occhiali.
Puoi leggere ancora per dieci minuti, se vuoi.
Non importa. Ho un po' sonno, tanto.
Mi sedetti sul bordo del letto e gli tolsi i capelli dalla fronte. Tutto
bene dopo quello che  successo prima? gli chiesi. Ti fanno male i
tagli e i graffi?
Lo avvolsi in un abbraccio, sentendo il calore del suo piccolo petto contro
di me, il suo odore da bambino, le sue braccia magroline avvolgermi. Mi
domandai per quanto ancora mi avrebbe permesso di abbracciarlo prima di
ritenerlo troppo imbarazzante. Mi chiesi se mi avrebbe dato la colpa di ci
che era successo fra me e Sean. Sentii il calore delle lacrime dietro gli occhi.
Non piangere. Non turbarlo.
Stai bene, mamma?
Ma certo risposi, deglutendo e cercando di tenere un tono normale.
Perch non dovrei?
E pap sta bene?
S.
Oh.
Perch me lo chiedi, Daniel?
Non so rispose, posando il piccolo mento sulla mia spalla. Questa
settimana sembra un po' strano.
Strano come?
Solo un po' strambo.
Mi tirai indietro e lo guardai con attenzione alla luce dell'abat-jour.
Strambo con Izzy?
Forse. Fece spallucce. Non credo che gli piaccia Jake.
Perch no?
Continua a chiedermi che cosa abbiamo fatto quando siamo andati a
esplorare e dice che non devo giocare con loro se non voglio.
Pap vuole soltanto che tu sia al sicuro. Jake  un po' uno scavezzacollo,
no?
Uhm. Sbadigli. Che cosa facciamo domani?
Qualcosa di carino. Lo baciai sulla fronte. 'Notte, Daniel. Ti voglio
bene.
Lucy non era nella sua stanza. C'era soltanto il suo cellulare, attaccato
alla corrente, che lampeggiava nel costante flusso di aggiornamenti
delle sue amiche. La batteria era morta del tutto durante la cena e io ero
stata segretamente contenta di vederla staccata dal telefono; in modo da
poter avere una conversazione con lei anzich sentire sempre - fallendo
inevitabilmente - di contendermi l'attenzione con l'iPhone che aveva in
mano.
Tornai in cucina e mi riempii il bicchiere di vino, poi scesi fino in
piscina. L'aria della sera era ancora calda e umida in modo quasi insopportabile.
Russ era rilassato sulla sdraio, con due centimetri di cenere
sulla sigaretta che penzolava dalle sue dita. Sean era accanto a lui con
una birra in mano, vicino a un tavolino ingombro di bicchieri, ciotole
di snack, bottiglie vuote di vino e birra e una tequila mezza vuota. Con
la coda dell'occhio notai che si era voltato verso di me e cercava il mio
sguardo.
Sorseggiai il vino e tenni gli occhi fissi sulla piscina, dove Lucy, Rowan,
Alistair, Jake ed Ethan stavano giocando con una palla da volley. Le luci
subacquee creavano un alone etereo nel buio della notte; le piastrelle a
mosaico che ritraevano tre delfini si stagliavano, luminose e colorate, sul
pavimento della piscina.
Vieni, Kate? Alistair mi fece un cenno e la sua barba luccic per le
gocce d'acqua. Ci serve un sesto giocatore per pallanuoto.
Non stasera dissi, con tutta l'allegria di cui ero capace. Magari
un'altra volta.
Ma che peccato comment con un sorriso esagerato. E tu, Sean?
Mio marito scosse la testa. Temo di aver bevuto troppe birre. Probabilmente
affonderei.
Sciocchezze! esclam Alistair, la cui voce era vibrante d'alcol. Un
tuffo rinvigorente  proprio ci che ordina il dottore in questo momento
della serata.
Mi limiter a guardarvi, grazie.
E anche una perfetta terapia contro il caldo mediterraneo.
Sean scosse di nuovo il capo e si distese sulla sdraio. Mi fido della tua
parola, amico.
Lucy sbatt la mano sulla superficie della piscina, schizzandogli contro
l'acqua. Dai, pap disse. Ho bisogno di te nella mia squadra.
Be'...
Per favooore insistette lei. Hai gi il costume.
Sean sospir, prese un lungo sorso di birra e pos la bottiglia sul lato
della piscina. Si sfil la maglietta, calci via le infradito ed entr traballante
in piscina, sollevando una serie di schizzi.
Eccellente comment Alistair, sollevando la palla sulla testa. Che il gioco cominci!
...
.
...
CAPITOLO 57.
...
.
...
Mi sedetti sulla sdraio, guardandoli giocare, ridere e sguazzare nella
piscina a sfioro, lanciando avanti e indietro la palla come se non avessero
nessuna preoccupazione al mondo. Soltanto una nuotata serale,
una fuga dall'afa del giorno, un tuffo rinfrescante fra le bevute. Sean
era nel lato profondo della piscina e cercava di incrociare il mio sguardo,
di rivolgermi il suo sorriso, quel sorriso, quello che mi aveva fatto
venire le farfalle allo stomaco al nostro primo incontro. Affascinante e
ammiccante, che dava l'impressione di una battuta che soltanto noi due
potevamo capire. Un club segreto in cui nessun altro poteva entrare.
Ormai, per, non era pi cos. Il suo sorriso mi provocava un dolore
cos intenso e oscuro che non riuscivo a vederne il fondo. Sapevo, con
certezza assoluta, che mezz'ora prima era stato sul punto di confessarmi
tutto in cucina. Per si era tirato indietro all'ultimo momento. Perch?
Perch perdere tempo? Perch non farla finita e basta? Forse non voleva
farlo mentre eravamo all'esterno, di fronte ai nostri amici. Ecco,
voleva essere a casa, su un terreno familiare.
Le sue parole mi riecheggiavano nella testa.
Mi dispiace.
Perlomeno il fatto che adesso fosse di fronte a me, nella piscina con
sua figlia, significava che non poteva essere con lei. Con Izzy. Mi chiesi
quale fosse il loro piano, cosa avessero intenzione di fare. Dovevo aspettare
finch non si sarebbe deciso a dirmelo, finch non avrei scoperto
altri messaggi segreti, finch non li avrei colti in flagrante? Dovevo
semplicemente sedere e attendere che mi dicesse che il nostro matrimonio
era finito?
No. Non mi andava bene. Se Sean non aveva il fegato di dirmelo, avrei
affrontato Izzy e l'avrei costretta ad ammetterlo, a tirare fuori tutto. Stanotte.
Non appena fosse tornata da quello che diavolo stava facendo.
La partita a pallanuoto procedeva come se niente fosse: Sean, Lucy e
Rowan contro Alistair e i suoi figli. Sean e Alistair stavano davanti alle
rispettive reti, mentre Rowan e gli adolescenti bloccavano, scartavano e
lanciavano la palla. Sean era distratto, i suoi occhi continuavano a vagare
verso di me, ma io rifiutavo ogni contatto visivo. Avevo lo sguardo
fisso su Lucy, sui suoi capelli dorati che si spandevano in acqua alle sue
spalle, intanto che nuotava, s'immergeva e si voltava come una meravigliosa
sirena. La mia bambina. Jake ed Ethan avevano mollato su un
tavolino i loro cellulari, che continuavano a vibrare e squillare per le
notifiche, un flusso costante di aggiornamenti sui social che sembrava
troppo persino per gli standard degli adolescenti. Ma era bello vedere
Lucy - vederli tutti e tre - fare qualcosa che non riguardasse i telefonini,
le interminabili foto postate e le condivisioni di stato, il confronto con
gli amici e la tacita paura di perdersi qualcosa dovuta al costante bisogno
di essere connessi tutto il giorno, ogni giorno.
. . . .
Fu quasi impercettibile, all'inizio.
Quasi non me accorsi nemmeno.
Tuttavia, mentre la palla continuava a rimbalzare avanti e indietro e i
giocatori si schizzavano tra loro e sghignazzavano, un senso di disagio
inizi a risalirmi le braccia. A ogni goal segnato, a ogni'tiro parato, la
distanza fra certi giocatori nel mezzo - Lucy, Jake ed Ethan, a essere
precisi - si ridusse. E poi si ridusse ancora, finch non rimase che qualche
spanna a separarli. I fratelli si muovevano sempre di pi verso il lato
profondo, nella met della piscina in cui c'era Lucy.
Guardando sentii un prurito nervoso corrermi su per il collo. Lucy
prese la palla e la sollev in alto per lanciarla. Ethan si spost verso di
lei e si lanci in avanti con le braccia sollevate per prenderle la palla; si
scagli su di lei, premendo il corpo contro il suo, senza lasciare alcuno
spazio fra di loro: le facce ad appena qualche centimetro di distanza, le
braccia e le mani che si toccavano, il petto contro il suo, pelle contro
pelle, naso contro naso; lui che spingeva e toccava, avvolgendola in un
vero e proprio placcaggio, sopraffacendo con le spalle e le braccia la
figura snella di Lucy. Riusc a sfilarle la palla di mano e la sollev in alto,
e io seppi, seppi in un istante, che non desiderava altro che lei cercasse
di riprendergliela come lui aveva appena fatto.
Invece Jake si lanci sul fratello e gli rub la palla, spintonandolo sul
petto. Allontanandolo da Lucy.
Ma che diavolo, Ethan? grid rabbioso. Non stiamo giocando a
rugby, dannazione! Non ci sono placcaggio e contatto pieno.
Rilassati, bro. Ethan gli schizz l'acqua in faccia.  solo un gioco, no?
Alistair inizi ad avvicinarsi per separare i figli, ma poi sembr ripensarci.
Torn alla propria rete e riprese il pallone.
Mi protesi in avanti sulla sdraio, sentendo ribollire la rabbia nel petto.
Ero divisa fra l'istinto materno di proteggere mia figlia e l'istinto genitoriale
di evitare di imbarazzarla. Ma Lucy si tuff sott'acqua e riemerse
un paio di metri pi in l, dandomi la schiena; si tolse i capelli dalla
faccia e sollev le mani per continuare il gioco.
Forse me l'ero immaginato. Sembrava tranquilla e il grido mi mor in gola.
Non metterla in imbarazzo. Non fare un'altra scenata. Ne hai gi fatte a
sufficienza questa settimana.
Sean, che stava bevendo un lungo sorso di birra a bordo vasca, non
sembr aver notato nulla.
Il gioco continu. Lucy intercett il pallone e tir indietro il braccio
per lanciarlo, ma Ethan le fu immediatamente addosso. Si gett di nuovo
su di lei e non sembr neppure puntare alla palla. Con entrambe
le mani tese, si butt con uno slancio ancora maggiore. Spingendo e
toccando, afferrando e tirando. Lucy non pareva disposta a cedere con
la stessa facilit di poco prima e si volt per divincolarsi, ma lui le torn
addosso, lottando per prenderle la palla, ridendo, con tutte e due le
mani sulle sue spalle mentre quasi le si arrampicava sulla schiena, cercando
di farla girare verso di lui. Una sguazzante accozzaglia di corpi,
braccia e acqua. Poi ecco Jake che tirava via Ethan e lo affrontava con
un pugno gi sollevato, Alistair che nuotava verso di loro a braccia tese,
cercando di separare i figli, Ethan che si divincolava...
E le mani di Alistair che sbattevano di piatto sul petto di Lucy.
Lo strillo allarmato di mia figlia.
Il grido arrabbiato di Sean.
Lucy si tuff di nuovo sott'acqua, sbattendo con forza i piedi e riaffiorando
accanto a Sean dal lato profondo, annaspando, con una bretella
del bikini che le penzolava sulla spalla e i segni arrossati delle ditate sul
suo braccio. Si aggrapp al bordo, con quella che sembrava un'espressione
scioccata, e ansim recuperando fiato.
Sean le parl brevemente, in modo tranquillo, posandole con delicatezza
una mano sul gomito. Lei si sistem il bikini e gli rispose qualcosa
a testa bassa, poi usc e si avvolse un asciugamano intorno alle spalle,
stringendolo bene davanti al petto.
Mi affrettai a raggiungerla, appoggiandole le mani sulle spalle. Tremava
e non mi guardava. Tremavamo entrambe.
Lucy, stai bene?
S.
Perch non vai in camera tua? Arrivo fra un minuto.
Lucy annu e cammin alla svelta su per le scale fino alla balconata,
con la testa sempre china. Sean stava tornando al centro della piscina, il
volto scuro di rabbia.
Era evidente che aveva visto le cose in modo diverso da me.
Ma che cazzo credi di fare? sbott rivolto ad Alistair.
L'altro recuper il pallone e lo lanci oltre di lui, nella rete vuota. La
sua faccia era il ritratto dell'innocenza. Cosa, scusa?
Palpare mia figlia? Ma che diavolo ti salta in mente?
Nessuno ha palpato nessuno ribatt Alistair con tono neutro. Pallanuoto
include sempre qualche zuffa.
Zuffa? ripet Sean. La sua voce aveva assunto un'intonazione che
gli avevo sentito soltanto una o due volte prima: il suo pieno accento di
Limerick. Che fai, sfotti?
Sei ubriaco, Sean.
E tu sei un maledetto pervertito.
Alistair si volt e inizi a muoversi verso la scaletta. Non ho alcuna
intenzione di restare qui ad ascoltare. Si rivolse a Jake ed Ethan: Andiamo,
ragazzi, il gioco  finito. Ora di uscire.
Ehi! grid Sean, seguendolo. Sto parlando con te!
Alistair lo ignor, risal la scaletta e prese il suo asciugamano. Sean lo
raggiunse, lo agguant per la spalla e lo costrinse a girarsi.
Ho detto che sto parlando con te. Sai che ha solo sedici anni, vero? E
sai che cosa ti rende questo?
Sean aveva le vene a fior di pelle sul collo e sulle braccia; la sua faccia
era una maschera di collera, i suoi pugni stretti con forza. Era pi alto
e imponente di Alistair, e di gran lunga pi in forma. Mi affrettai a raggiungerli,
timorosa di quello che stava per capitare.
Sean dissi. Non credo che sia...
Ho visto quello che ha fatto tagli corto Sean. L'ha palpata.
Asciugandosi, Alistair inclin la testa di lato e gli rivolse un sorriso
premuroso.  la sua faccia da terapia, come una volta l'aveva definita
Jennifer. Non credo proprio che sia ci che  successo, Sean.
Fottiti! Ho visto che lo facevi.
Ethan usc dalla piscina e Jake lo segu; entrambi tenevano d'occhio il
padre, nel caso iniziassero a volare pugni.
Potevo ben vedere che Alistair si trovava in una situazione impossibile.
Che cosa avrebbe dovuto dirgli? Non sono stato io a palpare il seno di
Lucy, Sean, bens mio figlio. E io stavo solo cercando di impedire al fratello
di fargli vedere le stelle?
Posai una mano sul braccio di mio marito. Sean?
Lui non parve nemmeno accorgersene e piant l'indice nel petto di
Alistair. Una volta. Due. Sei un pezzo di merda.
Alistair abbass lo sguardo sul dito. Sai disse, con voce tremante
che tecnicamente questa  un'aggressione.
Ti dico io una cosa: azzardati a mettere di nuovo le mani su mia figlia
e ti mostro io che cos' un'aggressione. Ti stacco tecnicamente la fottuta
testa dal collo, che ne dici?
Russ si alz e mise entrambe le braccia fra di loro, allontanando i due
uomini. Ragazzi, ragazzi disse con voce impastata dall'alcol. Facciamo
un passo indietro e prendiamoci un minuto, va bene?
Sean rimase immobile: un solido muro di un metro e ottanta di furia.
Ti avverto disse, piantando di nuovo il dito nel petto di Alistair. Stalle lontano.
Russ pos una mano sulla spalla di ciascuno. Ragazzi, dovremmo
essere in vacanza e spassarcela. E non partire in quarta per una rissa.
Quasi fra s e s, aggiunse: Per quanto potrebbe essere divertente da guardare.
Alistair si volt, sistemandosi gli occhiali. Andiamo, ragazzi, torniamo nella villa.
Jake ed Ethan, di nuovo persi nei loro cellulari, non parvero neanche sentirlo.
...
.
...
CAPITOLO 58.
...
.
...
RUSS.
Russ teneva il libro in mano, ma non ne aveva davvero bisogno: aveva
letto Una tigre all'ora del t cos tante volte che sapeva le parole a memoria.
E probabilmente anche Odette, che comunque si stava finalmente
appisolando. Era la terza storia della buonanotte di quella sera e lei
stava per arrendersi al sonno: sbatteva le palpebre con lentezza sempre
maggiore, mentre lui se ne stava seduto sul pavimento accanto al lettino
e sfogliava le pagine.
...Si sbaf tutta la cena che stava scaldando nelle pentole lesse Russ
adagio tutto il cibo nel frigo, tutti i pacchetti e le scatolette nella dispensa...
Gli occhi di Odette erano quasi chiusi.
Russ si ferm per un momento. La figlia apr immediatamente a met
gli occhi, come per dirgli: Finisci il libro, papi.
Lui sorrise e continu a leggere, tenendo la voce bassa e dolce.
Alla fine della storia rimase seduto con la figlia per un momento,
guardandola respirare, sentendosi pi sobrio. Fu colto da una familiare
punta di senso di colpa, perch gli piaceva quella parte della giornata, gli
piaceva quando si addormentava... ma non avrebbe dovuto preferirla
quando era sveglia? Perch non riusciva a essere pi paziente con lei
durante il giorno? Perch non riusciva a essere migliore, ad approfittare
a pieno del tempo che poteva trascorrere con la sua unica figlia?
Si risolse, come sempre, a fare meglio l'indomani.
La baci delicatamente sulla fronte, usc pian piano dalla stanza e ridusse
la luce.
Scese di sotto, prese una bottiglia nuova di Kronenbourg in cucina,
rovesci un grosso sacchetto di tortilla in una scodella e port il tutto
verso il balcone.
Russ?
Si volt verso la voce, scrutando fra le ombre in fondo al salone. Individu
Alistair, seduto da solo, affondato in una delle grosse poltrone.
Ehi, Alistair.
Hai un secondo?
Certo. Russ gli and incontro. Che succede?
Per... quello che  successo prima. Volevo soltanto ringraziarti per
essere intervenuto.
Oh, quello? Si strinse nelle spalle. Non preoccuparti, non  stato
niente.
Alistair percorse con un dito il bordo del bicchiere quasi vuoto di
vino. A ogni modo, ho apprezzato quello che hai fatto. Abbassando
il tono, aggiunse: Non sono sicuro che sarebbe finita bene per me, se
non fosse stato per te.
Russ lo osserv per un momento, sentendo un leggero tremore nella
sua voce. Molto rumore per nulla disse con un sorriso, controllandosi
oltre le spalle per assicurarsi che non ci fosse nessuno in ascolto. Stai...
bene, Alistair?
Oh s, benissimo. Mai stato meglio.
Russ prese la bottiglia di vino dal tavolo e, senza chiedere, riemp il
bicchiere dell'altro.
Alistair lo ringrazi. Non era come sembrava, sai. Nella piscina, voglio
dire. Non ho fatto quello che Sean...
Lo so, amico. Ho visto cos' successo. Ethan ha solo bisogno di...
Russ si sforz di trovare le parole giuste. Sai, imparare, maturare, quel
che . Puoi parlargliene,  ancora un ragazzino, no?
Alistair prese un lungo sorso di vino rosso. Ha molta violenza dentro
di s.
Ethan?
Sean.
Dici?
L'abbiamo visto tutti prima, no? C' un mucchio di tensione, di ansia repressa, che cerca uno sfogo violento.
Penso piuttosto che siano l'alcol e il calore a rendere tutti nervosi ribatt Russ.
Fattori aggravanti, forse.
Cio, c' violenza dentro ognuno di noi, no? Se qualcuno tocca i tasti
giusti.
Alistair scosse la testa. Non dovrebbe essere cos vicina alla superficie.
Questa settimana Sean ha la miccia pericolosamente corta, a quanto ho osservato.
Russ bevve met della sua birra in una lunga sorsata, poi si asciug la
bocca con il dorso della mano. Dimmi una cosa. Tu analizzi chiunque incontri?
Deformazione professionale. Scusa.
Allora qual  la tua analisi su di me?
Be', se davvero...
In effetti, sai una cosa? lo interruppe Russ sollevando una mano.
Lascia perdere; non credo di volerlo sapere. Limitiamoci a bere un po' e goderci la serata, d'accordo?
Sembra un buon piano.
Vieni sul balcone? Meglio unirsi alle signore.
Alistair annu con riluttanza. Gi disse alzandosi. Immagino sia meglio.
...
.
...
CAPITOLO 59.
...
.
...
Per fortuna Sean non reag quando gli altri due uomini riapparvero in
fondo alla balconata. Si limit a seguire Alistair e Russ con lo sguardo,
mentre si sedevano portando snack e bevande dalla cucina. Sean sent
i nervi riaffiorare, ma rimase immobile e non disse niente che avrebbe
potuto infiammare di nuovo la lite di prima. Dopo un momento torn
alle carte che stava mescolando e le diede meccanicamente a me e
Rowan, per un'altra mano di briscola.
Giocammo e io ero sul punto di perdere quando apparve Jennifer sui
gradini del balcone.
Ali disse hai visto i ragazzi?
Alistair, con la bocca piena di tortilla, si strinse nelle spalle. Non di
recente. Hai controllato le loro stanze?
S rispose lei, la voce tesa. Certo.
Sono sicuro che sono qui nelle vicinanze. Non sono nemmeno le
nove, no?
Sono le nove e mezza passate! Quand' l'ultima volta che li hai visti?
Un'ora e mezza fa? disse lui, sgranocchiando un'altra tortilla.
Dopo pallanuoto sono rimasti entrambi per un po' attaccati ai cellulari,
poi sono andati da qualche parte.
Jennifer si mise le mani ai fianchi. Potresti perlomeno fingere di essere
preoccupato per i tuoi figli?
C' qualche ragione per essere preoccupati?
Ges, a volte sei davvero impossibile!
Mi alzai. Jennifer, vuoi che ti aiuti a cercarli?
No rispose lei, un po' troppo in fretta. No, grazie, mi sta gi aiutando
Izzy.
Va tutto bene?
Non so, Kate. Prima sembravano un po' nervosi, dopo la partita a
pallanuoto. Se li vedete, dite loro di rimanere qui finch non torniamo,
va bene?
Una voce proveniente dal cancello del vigneto squarci l'aria.
Ragazzi? Potete darmi una mano, per favore?
Tutti gli occhi si girarono verso il suono. Due persone erano apparse
in fondo al giardino, sottobraccio, avvolte dall'ombra. Una era molto
pi alta dell'altra e procedevano con dolorosa lentezza su per la pollina
verso di noi.
Jennifer si mosse per prima, scendendo i gradini a due a due. Jake?
disse con voce acuta. Jake, sei tu?
Le due figure vennero rischiarate da un lampione in fondo al giardino.
Izzy teneva goffamente il braccio intorno al bacino magro di Jake.
Una terza persona - Ethan, mi resi conto - veniva dietro di loro e poi si
distese sull'erba.
Jennifer si mise a correre e io le fui subito dietro.
Jake? grid. Oh mio Dio, Jakey, stai bene?
Lui grugn una risposta, con la testa che ciondolava da un lato all'altro.
Io e Jennifer lo raggiungemmo e prendemmo un braccio ciascuna,
mentre Izzy si sfilava.
Erano gi alla gola ci spieg lei.
Jakey? ripet Jennifer. Parlami. Stai male?
Il ragazzo grugn di nuovo, poi si mise le mani sulle ginocchia e vomit
sull'erba ai suoi piedi.
Era conciato male. C'era una macchia scura e umida sul davanti della
sua maglietta e il puzzo di vino e vomito lo circondavano come una disgustosa
acqua di colonia. Lo conducemmo fino a una sdraio, dove lui
si sedette e vomit di nuovo, rimanendo con lunghi fili di saliva che gli
penzolavano dalle labbra.
Alistair arriv e guard il suo figlio maggiore con un sorriso triste.
Oh cielo. Avete un po' esagerato, Jake? A ogni modo, un'utile lezione
per te e tuo fratello, eh? Vado a prendere un po' d'acqua in cucina.
Cos dicendo, si diresse verso la villa.
Jennifer s'inginocchi, mettendo le mani sulle ginocchia di Jake. Parlami,
tesoro. Cos' successo? Sei ferito? Sei caduto, hai sbattuto la testa?
Io e Rowan ci scambiammo uno sguardo confuso. Mi sembrava evidente
che suo figlio era ubriaco fradicio, e non riuscivo a capire come
facesse a non accorgersene Jennifer.
Jake grugn: un suono profondo e gutturale da animale in trappola.
Emise un altro conato, contraendo lo stomaco per lo sforzo, ma fuoriusc
soltanto un filo di bile. Jennifer non fece una piega.
Oh Jakey, che cosa possiamo fare per te?  qualcosa che hai mangiato
a cena? Si volt verso di noi. Che cosa abbiamo mangiato, pasta e
pollo? Magari il pollo non era cotto bene?
Izzy sospir e si fece avanti: Non  il pollo, Jennifer. E il Saint
Chinian. Ho trovato due bottiglie di vino vuote gi alla gola con loro e Jake,
a quanto pare, ne ha bevuta la gran parte.
Jennifer la fulmin con lo sguardo. Questo non lo sappiamo per certo,
no? A bassa voce, chiese al figlio: Stai prendendo le tue medicine,
Jakey?
Lui emise un altro grugnito.
Oh, povero ragazzo disse Jennifer, accarezzandogli la schiena. Povero,
povero ragazzo.
Andai a controllare Ethan, che giaceva a qualche metro di distanza.
Era disteso a braccia e gambe divaricate, sulla schiena, e fissava il cielo
notturno. Mi inginocchiai accanto a lui.
Stai bene, Ethan? Tuo padre  andato a prendere dell'acqua. Devi
vomitare?
Lui gir la testa, guardandomi con freddezza. Nah, sto bene.
Sicuro?
Mi faccio solo un pisolino.
Quando hai bevuto?
Poco. Forse mezza bottiglia.
Davvero?
Jake ne ha bevuto molto pi di me. Sbatt lentamente le palpebre.
E l'ha vomitato quasi tutto, pare.
Uhm. Il ragazzo grugn, tornando a guardare la volta celeste. Era
in missione.
Missione? Ripensai alla mia adolescenza, all'alcol trafugato dalla
casa dei miei per berlo nel parco, ridendo per tutto, ridendo finch faceva
male la pancia, fino a lacrimare. Jake ed Ethan, invece, non pareva
che avessero riso. Qual era la missione?
Ethan sbatt di nuovo le palpebre, lentamente. E poi ancora. Mormor
qualcosa che non afferrai.
Mi chinai verso di lui. Che cosa?
Ethan chiuse gli occhi. Com'era gi quella parola? Della canzone dei
Bastille.
Stava vaneggiando.
Che canzone, Ethan?
La parola venne fuori lentamente, una sillaba alla volta: Oblivion.
Oblivion, oblio.
Mi voltai a guardare Jake. Missione compiuta, mi pareva. Qualunque
cosa Jennifer gli avesse detto riguardante l'episodio del pomeriggio -
Daniel lasciato da solo nella villa - immaginavo che Jake avesse avuto
una reazione estrema alla strigliata. Oppure aveva a che fare con il casino
della partita a pallanuoto.
Resta qui: tuo padre arriver fra un minuto.
Ethan fece un cenno appena percettibile. Non c' fretta.
Tornai in cima alla collina, dove Jennifer, Izzy, Russ e Sean avevano
formato un semicerchio di adulti preoccupati intorno a Jake, disteso su
un fianco nella posizione di recupero.
Non credo che Ethan sia messo male come... Indicai il fratello
maggiore. Nulla che un buon sonno e un paio di tachipirine non possano
sistemare.
Nessuno parl. E all'improvviso mi accorsi di una strana atmosfera,
elettrica e tesa, fra le due donne.
Jennifer annu rivolta a me e mi rivolse un sorriso contratto, poi torn
a concentrarsi su Izzy. Mi sembra soltanto che tu abbia impiegato un
sacco di tempo a tornare qui, ecco cosa sto dicendo.
La nota d'accusa nella sua voce era inequivocabile.
Izzy si port le mani ai fianchi, accigliata. Un semplice grazie basterebbe,
sai.
Grazie disse Jennifer malvolentieri. Ma cosa avete fatto per tutto
il tempo?
Secondo te? Che cosa credi che abbiamo fatto? replic Izzy. Abbiamo
risalito la gola, tutti e tre. Ho provato a chiamarti per dirtelo, ma
non c'era segnale.
Non  una camminata di mezz'ora, per.
Hai visto in che condizioni ? E ubriaco marcio. E poi, ogni volta che
ci fermavamo per farlo vomitare, voleva fare una chiacchierata.
Jennifer le rivolse uno sguardo tagliente. Una chiacchierata? Con te?
S. Con me.
Su che cosa?
Cose di tutti i tipi. Un flusso di coscienza da sbronzo, perlopi.
Un mucchio di sciocchezze, probabilmente.
In parte.
Meglio ignorarle.
Izzy le rivolse una strana occhiata - qualcosa come piet, o preoccupazione,
o delusione - ma solo per un secondo. Forse s disse.
Sean pos una mano sul braccio di Izzy. La cosa pi importante  che
lei li ha trovati e ce li ha riportati, giusto? Questa  la cosa fondamentale.
Che ne dite di far rientrare i ragazzi, adesso?
Vedere Sean che la toccava con tanta disinvoltura mi provoc una violenta
fitta di gelosia. Aveva senso che fossi gelosa, visto che lui era mio
marito? Aveva ancora senso? Forse non era gelosia, allora. Ma piuttosto
rabbia. Come la difendi alla svelta, subito dalla sua parte, pronto a toccarla.
Persino di fronte a me. Come puoi essere cos spudorato? Come potevi
pensare che non l'avrei scoperto, prima o poi?
Alistair riapparve, con due bicchieroni d'acqua. Eccoli disse con
tono spensierato, passando i bicchieri a Jennifer. Chi mi aiuta a portare
dentro il paziente?
Non io, amico. Ho appena superato la fase pannolini pieni di merda.
Non sono pronto per quella vomito-adolescenziale, non ancora.
Alistair si volt verso mio marito, come se non fosse successo nulla fra
di loro quella sera. Sean? Mi daresti una mano?
Sean lo fulmin con lo sguardo, i lineamenti ancora contratti dalla
rabbia. Dai, andiamo.
Presero un braccio di Jake per ciascuno, lo misero in piedi con delicatezza
e iniziarono a portarlo verso la villa.
...
.
...
CAPITOLO 60.
...
.
...
DANIEL.
Daniel non riusciva a prendere sonno. Aveva provato tutte le cose
che gli aveva detto suo pap: contare all'indietro da mille, fare la lista
per Babbo Natale, immaginare il viaggio in auto dalla casa del nonno
nella citt di Reading... ma non aveva funzionato nulla. Intanto c'era un
sacco di rumore fuori. Voci che ridevano, oppure che si perdevano in
quelle lunghe, rumorose e noiose conversazioni che gli adulti facevano
di solito quando bevevano vino. Poi c'erano state le grida.
Mise i piedi fuori dal letto, prese qualcosa dal cassetto del comodino
e cammin fino alla porta, sentendo le piastrelle fredde sotto i piedi
scalzi.
Il corridoio era buio e c'erano soltanto i lumini da notte vicino alle
scale. Super due porte, sperando che quella di sua sorella fosse aperta.
Ma era chiusa. Si ferm e rimase in ascolto, premendo l'orecchio contro
il legno liscio. Nulla.
Per favore, non essere chiusa a chiave.
Quando era piccolo lo faceva a volte, dopo un brutto sogno, se mamma
e pap non erano ancora a letto. Sgattaiolava nel pianerottolo e s'infilava
nel letto della sorella e lei s'inventava storie buffe che gli facevano
scordare il brutto sogno e cos lui riusciva a dormire di nuovo. E poi si
risvegliava sempre nel proprio letto la mattina dopo, e sembrava una
cosa un po' magica. Era da molto che non lo faceva pi, da quando lei
aveva iniziato a diventare cos alta. Da allora aveva iniziato a chiudersi
a chiave. Lui non poteva nemmeno pi entrare nella sua stanza, a casa,
altrimenti si arrabbiava tantissimo. Ma adesso non erano a casa, quindi
magari non c'era problema.
Abbass la maniglia della porta, che si apr con un leggero click.
Daniel rimase sulla soglia, con una mano dietro la schiena. Quel lato
della villa era pi silenzioso, lontano dalla piscina. La stanza era buia e
l'unica luce veniva dallo schermo di un cellulare.
Lucy? bisbigli.
Nessuna risposta. I suoi occhi cominciarono ad abituarsi al buio e individu
la sagoma della sua schiena, voltata verso di lui. Era distesa nel
grosso letto matrimoniale. Incollata al cellulare. Come sempre.
Lucy? ripet.
Lei si gir leggermente e lui vide il lato sinistro della sua faccia illuminato
dal debole bagliore del cellulare. Che c'? fece con tono brusco.
Stai dormendo?
Certo che no.
Non riuscivo a dormire con i grandi che gridano di sotto.
Che cosa vuoi, Daniel?
Lui inizi a muoversi verso il letto.  una sorpresa.
Ho detto che potevi entrare nella mia stanza?
Daniel si ferm. Ho una cosa per te. Volevo dartela prima ma tu
eri... un po' impegnata.
Lei sospir. Che cosa?
Lui arriv accanto al suo letto. Mi dispiace che ti ho filmata l'altro
giorno, con la videocamera di pap. Non volevo farti arrabbiare cos
tanto. Daniel tolse la mano da dietro la schiena con un gesto teatrale
e le mostr un sacchetto di caramelle alla fragola. Ti ho preso queste.
Per scusarmi.
Oh.
Lui rimase l, reggendo il sacchetto per quella che sembr un'eternit,
prima che lei allungasse la mano per prenderle. Daniel le sorrise e infil
le mani nelle tasche dei pantaloni del pigiama, contento di averlo fatto,
anche se gli era costato met della paghetta della vacanza.
Allora accadde una cosa strana.
In modo molto silenzioso e delicato, sua sorella inizi a piangere.
Daniel si accigli nel buio. Non doveva andare cos: in teoria lei doveva
essere contenta.
Non ti piacciono? disse. Pensavo di s. Sono le tue preferite da
sempre.
Lucy osserv il sacchetto come se non ne avesse mai visto uno prima.
S disse sottovoce, con una lacrima che le rigava la guancia. Sono le
mie preferite.
Daniel si sedette sul bordo del letto, guardandola con occhi preoccupati.
Alla fine le chiese: Perch stai piangendo, Lucy? Che  successo?
Lucy si asciug rabbiosa le lacrime sul lenzuolo. Non importa.
Non mi piace quando piangi.
Nemmeno a me. Tir su con il naso. Grazie per le caramelle, comunque.
Hai i capelli bagnati.
Per la piscina.
Daniel indic delle macchie di sangue sul lenzuolo. Ti sei fatta male?
Lucy s'irrigid e si avvolse nelle lenzuola, con un braccio davanti alla
pancia. Solo qualche graffio.
Che  successo?
Oh, mi sono solo graffiata sul bordo della piscina si affrett a dire.
Quando uscivo.
Ti fa male?
Lei scosse rapida la testa. Non molto.
Allora apri le caramelle?
Lei sorrise. Ne vuoi una, fratellino?
Daniel sorrise a sua volta. Gli piaceva quando lo chiamava cos. Mi
sono gi lavato i denti.
Lucy scosse la testa. Sei serio?
Per dovresti mangiarne una tu, cos poi non sei pi triste.
Lei prese una caramella dal pacchetto e se la mise in bocca. Quando
sarai un po' pi grande, ti mancheranno i giorni in cui dovevi preoccuparti
soltanto di non mangiare dolci dopo esserti lavato i denti.
Uhm borbott Daniel, fidandosi della sua parola. E allora cosa
preoccupa te?
Cose brutte. Cose brutte che non si possono sistemare. Scosse la
testa. Non capiresti.
Lui si mise in bocca una caramella. Non succeder niente di male.
L'ha detto la mamma.
E se  gi successo?
Che cosa intendi?
Una cosa brutta  gi successa.
Quando?
Ha importanza?
Puoi dirmelo, sai. Non lo dico alla mamma.
Lucy sorrise. S che lo farai, sei un santarellino.
Non  vero.
S.
Per un momento Daniel pens che stava per dirglielo, invece gli diede
un'altra caramella. Dimmelo, allora.
Lei scosse la testa senza dire nulla.
Si tratta dei tuoi esami?
E successo qualcosa e ho tipo la sensazione che sia stata colpa mia.
Come se volessi che accadesse.
Masticarono in silenzio per un po'.
Ma tu volevi che accadesse? le chiese Daniel.
No. Per niente.
Daniel tir un laccio del suo pigiama. Pensavo che sarebbe stato bello essere qua nella casa delle vacanze, ma sembra che vada tutto storto,
no? Vorrei tornare a casa gi domani. Tu vuoi andare a casa?
Lucy abbass lo sguardo. No. Preferisco stare qui.
Pensi che mamma e pap chiederanno il divorzio?
La sorella smise di masticare. Che cosa?
Un divorzio.
No. Perch lo dici?
Sono molto strani fra loro. Non faranno un divorzio, vero? Isaac 
nella mia classe e i suoi genitori sono divorziati. Lui dice che  tutto ok,
ma si vede che  triste.
Lucy rimase in silenzio per un momento. Il suo viso era illuminato dal
basso dallo schermo del cellulare. Non dovresti preoccuparti di cose
del genere, fratellino. Sono sicura che risolveranno tutto.
Davvero?
Davvero.
Daniel si alz e fece qualche passo verso la porta, ma poi si ferm voltandosi
verso la sorella. Per favore, non dire a mamma e pap quello
che ho detto sul divorzio.
Va bene. Se tu non dici che ho pianto.
Affare fatto.
Lucy pos il pacchetto di caramelle sul comodino e torn a coricarsi.
E grazie per il regalo.
Sono contento che ti sono piaciute. Daniel sorrise nel buio. Notte,
allora.
Notte, Daniel.
Lui richiuse la porta e sgattaiol lungo il corridoio fino al proprio letto,
tirandosi le coperte fino al collo e avvolgendosi bene fra le lenzuola
come faceva sempre, in modo che ragni e insetti non potessero strisciare
sotto durante la notte. Fuori sembrava che i grandi avessero smesso di
fare rumore: dalla finestra aperta sentiva soltanto il frinire dei grilli, un
suono costante senza limiti, n inizio, n fine.
Dall'altra parte del corridoio, nella sua stanza, Lucy giaceva con gli
occhi aperti. Il cellulare in una mano, nell'altra il coltellino.
...
.
...
UN MESE PRIMA.
...
.
...
Sua madre bussa alla porta.
Arriveremo in ritardo.
Non me ne frega grida lei fra le lacrime. Non vengo.
Non essere ridicola, certo che vieni. Ci saranno tutti.
Lasciami in pace!
E comunque non vuole andare a quella stupida festa in giardino. Non
vuole fare niente. Non vuole uscire di casa, n uscire dalla stanza, e nemmeno
uscire dal letto. Non adesso n mai. Non dopo quello che ha fatto lui.
Chiude gli occhi e si porta le ginocchia al mento. Il dolore al petto 
come un buco nero che inghiotte ogni suo pensiero. Com' potuta essere
una simile idiota? Come ha potuto sbagliarsi cos su di lui? E lui come ha
potuto essere cos bastardo? Perch l'ha fatto? Lei che cosa ha fatto per
meritarselo?
Non si era mai sentita cos per qualcuno prima. Ha fatto di tutto per
lui, permettendosi di immaginare un futuro insieme. E Itti si  limitato a
scaricarla come niente fosse, come se lei non importasse. E l'ha mollata nel
peggiore dei modi.
Affonda la faccia nella coperta.
Sua mamma riprende a bussare alla porta.
...
.
...
GIOVED.
...
.
...
CAPITOLO 61.
...
.
...
Mi svegliai con un nodo di terrore allo stomaco al pensiero di ci che
dovevo fare. Lo rimandavo da pi di un giorno, ormai, e i drammi della
sera precedente mi avevano distratta, ma non c'era modo di evitarlo. N
di aggirarlo.
Lasciai Sean a letto addormentato, mi feci una rapida doccia e mi
vestii, intanto che spuntavo mentalmente ci che avevo scoperto negli
ultimi giorni. Izzy aveva ammesso di frequentare qualcuno sposato, ma
si era rifiutata di dirmi il nome. Aveva ammesso che lui veniva da
Limerick, proprio come Sean. Poi aveva cercato di depistarmi insistendo che
Sean non avrebbe mai tradito la mia fiducia. La cosa pi incriminante,
comunque, era l'apparizione di Izzy quando avevo mandato il messaggio
a CoralGirl dal cellulare di Sean. Avevo teso una trappola e lei ci era
finita dritta dentro. Era arrivata subito.
Le altre prove, per? Il lungo abbraccio di Sean e Rowan sulla spiaggia,
la fede nuziale nel suo comodino, l'insistenza di Russ che la moglie
avesse una tresca? Sean aveva negato senza esitazioni di avere una relazione
con lei: mi aveva guardato negli occhi giurandolo, e lui non era
mai stato un bravo bugiardo. Era una delle cose che amavo di lui.
Che avevo amato di lui, pensai, con una fitta in fondo al petto.
Poi c'erano Jennifer e Sean beccati insieme, ignari, nel video di Daniel,
la strana reazione di lei quando le loro mani si erano sfiorate a
pranzo, la passeggiata di prima mattina fino al villaggio, a loro dire
ritardata da una visita al mercato settimanale... mercato che in realt
sembrava essere in un altro giorno.
Era tutto circostanziale e impallidiva in confronto a Izzy che si presentava
nella radura: una prova solida come la roccia che non poteva essere
mal interpretata.
Bisognava chiudere la questione, subito, quella mattina stessa, prima
che passassi troppo tempo a pensarci. Prima che cambiassi di nuovo
idea o perdessi il coraggio.
La verit era che avevo commesso dei torti nei confronti di tutte le mie
amiche. Ciascuna in un modo diverso.
Mi ero innamorata del ragazzo di Jennifer all'universit.
Avevo in pratica condotto il fidanzato di Izzy nel posto in cui aveva
incontrato la morte.
Avevo trasmesso accuse infondate che avevano distrutto il primo matrimonio
di Rowan.
Che razza di amica ero? Forse mi meritavo tutto ci che mi stava capitando.
Continuavo anche a ripensare a Lucy. Volevo confrontarmi di nuovo
riguardo a quanto capitato in piscina la sera precedente, ma dormiva
ancora e la sua stanza era buia grazie alle tende oscuranti. Non proveniva
alcun suono nemmeno dalla porta di Daniel. In effetti, l'intera
villa era innaturalmente vuota e silenziosa; me ne accorsi scendendo in
cucina a prepararmi il caff: non c'erano voci, nessun rumore di posate
nella sala da pranzo, non si sentiva il suono delle infradito sulle piastrelle.
Daniel non era nel salotto, dove di solito lo trovavo a quell'ora del mattino:
forse aveva finalmente iniziato a dormire bene. Due giorni prima
del ritorno a casa, ma meglio tardi che mai.
C'era una nota sul ripiano della cucina, accanto alla teiera.
Siamo andate a pranzo a Bziers, torniamo nel pomeriggio J + I.
Bziers era la pi estesa cittadina delle vicinanze, mezz'ora verso sud
in auto, andando verso la spiaggia. Sembrava che Jennifer e la famiglia
avessero optato per un cambio di scenario per quel giorno, e Izzy si era
unita. Controllai l'orologio - erano appena nel nove - sentendomi
simultaneamente delusa e sollevata che la resa dei conti con Izzy dovesse
attendere fino al suo ritorno. Mi avrebbe dato il tempo di preparare ci
che avrei detto.
In effetti non era proprio una sorpresa che Jennifer, Alistair e i loro figli
fossero usciti di buon mattino. Dopo la lite fra Alistair e Sean, e contando
anche lo stato in cui erano i ragazzi al ritorno in villa, aveva senso
che volessero saltare l'imbarazzante mattina dopo. Era la solita tattica di
Jennifer: evitare, ignorare, guardare dall'altra parte, tenere il problema
a distanza finch non sbiadiva e veniva dimenticato. Izzy, al contrario,
aveva la tendenza a non avere peli sulla lingua, cosa che alcuni scambiavano
per scortesia. Io, supponevo, ero da qualche parte nel mezzo.
Affettai e imburrai un croissant e lo portai sul balcone insieme al caff.
Il sole era gi cocente, l'aria piena d'umidit e si avvertiva il calore claustrofobico
di un temporale imminente. Eppure il cielo era ancora di un
azzurro perfetto, senza nuvole in vista, n un alito di vento. L'unico suono
era prodotto da un paio di rondini che volteggiavano in alto sopra la
mia testa, richiamandosi e inseguendosi a vicenda, in una danza infinita.
A onor del vero, probabilmente era una buona idea per tutti rimanere
separati per qualche ora a fare le proprie cose. Alcuni momenti
della sera precedente continuavano a tornarmi in mente: Daniel che mi
supplicava di tornare a casa; la mezza scusa di mio marito in cucina;
l'espressione d'orrore sul viso di Lucy quando era scappata dalla piscina;
Sean, con le vene a fior di pelle, che affrontava Alistair e gli diceva
che cosa gli sarebbe accaduto se non avesse tenuto le mani a posto. La
parola sulle labbra di Ethan, mentre giaceva ubriaco sull'erba: Oblivion.
Oblio.
Quella vacanza stava andando storta in cos tanti sensi che ormai avevo
perso il conto.
Odette arriv sul balcone con il suo costume rosa e luccicante, sgranocchiando
una brioche. Rowan la segu, con un espresso in una mano
e le chiavi dell'auto nell'altra.
Andiamo in spiaggia per un paio d'ore. Ti va di venire?
I miei sono ancora addormentati.
Come sta Lucy? Mi rivolse un'occhiata preoccupata. Dopo quel
che  successo ieri sera, voglio dire.
Era molto agitata.
Pensavo che Sean l'avrebbe preso a cazzotti.
Staremo a vedere dissi. Potrebbe ancora capitare.
Dalle un abbraccio da parte mia.
Russ emerse dalla cucina portando una borsa da spiaggia di tela e
partirono sgommando con il Land Rover, lasciando solo noi quattro
nella villa.
Soltanto me, il mio marito fedifrago e i miei figli traumatizzati.
Il momento perfetto per controllare la stanza di Izzy, mi resi conto.
Vedere che cosa aveva nascosto che potesse confermare i miei sospetti al
di l di ogni possibile dubbio. Anche se non avevo idea di cosa cercare.
Magari qualcosa che apparteneva a Sean: un appunto, una foto, un cellulare,
insomma, prove di qualsiasi tipo. Mi affrettai a risalire e stavo per
entrare nella sua stanza quando si apr la porta di Daniel, dall'altra parte
del corridoio, e lui emerse, gi vestito e con un libro in mano.
Buongiorno, mamma mi salut. Che stai facendo?
Oh... volevo soltanto controllare se Izzy aveva quel libro che volevo
leggere. Non importa.
Lucy e Sean sembravano determinati a ronfare ancora, cos io e Daniel
andammo nel villaggio. Tenendogli la manina, ci facemmo strada fra le
strade antiche, troppo strette per le auto, con le mura delle case di pietra
consumate dal tempo che incombevano da entrambi i lati. Trovammo
un giardinetto dietro la chiesa, con delle panchine all'ombra di alti platani;
allora mi sedetti e lo guardai giocare sugli scivoli e le altalene, la
struttura per arrampicarsi e una giostrina dei cavalli, chiedendomi come
gli avrei spiegato che cosa aveva fatto suo padre, e cosa significava per
la nostra famiglia. Come avrebbe potuto il mio bambino comprendere
un tradimento cos grosso, di cos vasta portata? Avrebbe perdonato suo
padre? Avrebbe finito per dare la colpa a me?
Dopo un po' si stanc di giocare, cos camminammo fino alla piazza
del villaggio per mangiare croque monsieur e bere Orangina all'ombra
del piccolo municipio, guardando due anziani che giocavano interminabili
partite a bocce su un lungo rettangolo di sabbia accanto al bar.
Daniel mi chiese di andare al negozio dopo pranzo, cos facemmo una
deviazione oltre le mura medievali pericolanti e andammo a goderci l'aria
condizionata del piccolo supermarch, schiacciato fra un'agenzia immobiliare
e un negozietto di antiquariato, entrambi chiusi per pranzo. Il
minimarket serviva soprattutto i turisti e gli scaffali erano pieni di vino e
birra, frutta e verdura fresca, crema solare, giochi da spiaggia e carbone
per il barbecue. Presi un paio di cose e poi ritrovai Daniel nel reparto
dolciumi, intento a soppesare due sacchettoni di caramelle.
Non puoi avere ancora fame dopo quel pranzo dissi.
Non sono per me. Ma per Lucy.
Ma che fratello adorabile che sei commentai, accarezzandogli i capelli
scuri. Sar molto contenta.
Mi ricordai che ci serviva altro spray contro gli insetti e andai nella
corsia parallela a cercarlo. I prodotti locali erano ben pi potenti di
qualsiasi cosa si potesse trovare nel Regno Unito; quello che c'eravamo
portati dietro, infatti, sembrava non avere praticamente effetto sulle
zanzare francesi: avevo contato oltre una dozzina di morsi soltanto sulle
mie gambe.
Attraverso un varco fra gli scaffali, Daniel disse: Cerco di tirarla su.
 molto carino da parte tua.
Normalmente le piacciono le Haribo. Ma mi sembra davvero triste
in questi giorni.
Trovai una bomboletta di antizanzare dall'aria seria e me lo ficcai sotto
il braccio. Uh-huh.
Le ho fatto quel filmato e lei si  davvero arrabbiata tanto. Lei sta
aspettando per gli esami e roba cos, e le sue amiche di scuola sono cattive,
e la cosa di Bayley. Esit. L'ho vista ieri sera, all'ora di dormire,
ed era tanto agitata.
Quale cosa? gli chiesi, trovando un pacchetto di candele antizanzare
in fondo allo scaffale e infilandomelo sottobraccio insieme alla bomboletta.
Sai, quel ragazzo, Alex, che era all'ospedale: c' una pagina tributo
su Facebook.
Non sei troppo giovane per stare su Facebook?
Guarda che non controllano, non davvero. Devi solo spuntare la casella
che dice che sei abbastanza grande.
Credevo che dovessi avere tredici o quattordici anni per avere un
profilo.
Lo fanno tutti. Mi mostr due pacchetti di caramelle al di sopra
dello scaffale pi alto. Le prendo le Starmix o i ciucci?
Mi offrii di pagare le Haribo, ma lui insistette nel voler usare ci che
gli restava dei suoi soldini e usc dal negozio portando il pacchetto con aria orgogliosa.
Comprammo due gelati in un bar e poi ci inerpicammo su per la collina,
intanto che Daniel mi diceva tutto eccitato che Ethan lo faceva di nuovo amico.
Rientrammo che era primo pomeriggio e l'interno della villa era un'oasi
fresca dopo il caldo di mezzogiorno. Di Lucy non c'era ancora traccia.
Bussai con cautela alla sua porta.
Lucy?
La sua stanza era pressoch al buio grazie alle tende oscuranti e rinfrescata dall'aria condizionata.
Lucy? la chiamai piano. Tutto bene?
Nessuna risposta.
A poco a poco i miei occhi distinsero la sua sagoma sul letto. Era immobile, mi dava le spalle.
 l'una passata, amore. Fra un po' ti alzi?
Ancora nessuna risposta. Stavo per andare a scuoterla delicatamente
quando Daniel mi chiam dal fondo delle scale.
Mamma! grid. Vado in piscina, vieni?
Uscii dalla stanza di Lucy, richiudendomi con delicatezza la porta alle spalle.
...
.
...
CAPITOLO 62.
...
.
...
Mi accorsi che c'era qualcuno vicino a me mentre dormicchiavo
all'ombra di uno dei grossi ombrelloni a bordo piscina, con un morbido
cuscino dietro la schiena e il mio cellulare in grembo. Voci, passi e attivit
sulla balconata, poi un odore. Maschile.
Aprii gli occhi e trovai Ethan che mi guardava, un po' troppo vicino
alla mia sdraio.
Il t  pronto mi disse sorridendo. Dormigliona.
Guardai l'orologio, ma non ce l'avevo al polso. Che ore sono?
Quasi le cinque.
Sbadigliai e posai a terra i piedi, facendo cadere il mio cellulare per
terra. Controllai lo schermo per vedere se si fosse graffiato, lo sbloccai
e vidi che era ancora aperto su Facebook, sulla pagina che Daniel aveva
menzionato prima. Nell'ultima ora erano state aggiunte altre dozzine
di commenti strappalacrime. Chiusi l'applicazione e seguii lentamente
Ethan su per le scale, fino alla balconata. Fuori dall'ombra c'era ancora
un caldo cocente e afoso - l'aria era umida e densa come una zuppa
- ma si stava alzando un venticello. Per la prima volta da giorni si vedevano
delle nuvole all'orizzonte, verso sud: un muro spesso e grigio
che veniva dal mare. Era da un po' che le previsioni annunciavano un
temporale. Forse era finalmente arrivato.
Abbassai lo sguardo sul giardino e in fondo, seduto su una delle panchine
di pietra, vidi mio marito, in parte nascosto dall'ombra di un ulivo.
Accanto a lui c'era Izzy, cos vicina che le teste quasi si toccavano.
Poi si chinarono entrambi in avanti e iniziarono una fitta conversazione,
botta e risposta. Ero troppo lontana per sentire ci che si dicevano,
ma era un discorso animato, con Sean che scuoteva ripetutamente la testa
e Izzy annuiva in modo enfatico, con le mani intrecciate davanti a s.
Guardali, culo e camicia. Di che cosa state parlando? Come darete la
notizia? Come me lo direte?
Sentii un doloroso groppo alla gola.
O stavano solo decidendo il quando?
Sembrava che Sean non fosse d'accordo con lei. Magari lui voleva
aspettare il nostro ritorno a casa, ma lei non voleva attendere oltre?
Mentre li fissavo, preda di un orrore ipnotico, lui sollev la testa e mi
not. Sean s'irrigid e per un secondo rimase immobile, poi distolse lo
sguardo, come se fosse stato visto dove non voleva trovarsi. Balz in
piedi e si allontan da Izzy, verso la scalinata di pietra e il balcone in cui
la cena era stata preparata.
Andai a tavola, sedendomi accanto a Daniel.
Lucy apparve con una T-shirt a maniche lunghe, i capelli spettinati e
pallida come un cencio; senza dire una parola, si sedette dall'altro lato.
Si vers la limonata dalla caraffa in mezzo al tavolo e inizi a sorseggiarlo,
senza mostrare alcun interesse per il cibo. La tavolata era ricolma di
una vasta scelta di piatti freddi, formaggi, frutti, dolci, baguette fresche
affettate e tre pizze grosse come cerchioni, ancora fumanti. Tutti quanti
- tranne Lucy - iniziarono a riempirsi i piatti in un silenzio quasi completo,
sottolineato dal chiacchiericcio entusiasta di Odette.
Jennifer e Izzy furono le ultime ad arrivare, entrambe silenziose e inespressive.
Jennifer prese posto in fondo al tavolo, accanto ad Alistair e ai figli;
Izzy, invece, pass dietro gli schienali andando verso l'ultimo posto vuoto
dal lato opposto. Arrivata alla mia altezza, si ferm e nu'sfior la spalla.
Kate? mi disse con tono quasi di scusa. Dobbiamo parlare.
Trasalii, come se avessi appena toccato un filo scoperto. Ok. La mia voce rischi d'incrinarsi. Di che cosa?
Lei resse il mio sguardo per un momento, poi lo abbass. Te lo dico fra poco. Dopo mangiato. E and alla sedia vuota a capotavola.
Tornai al mio piatto con lo stomaco annodato.
Meglio finire prima che venga il diluvio disse Alistair, indicando la massa di nubi oscure a sud. Sta arrivando il temporale.
...
.
...
CAPITOLO 63.
...
.
...
Mi era passato l'appetito. Mi misi comunque un paio di fette di pane
nel piatto, giusto per tenere le mani occupate, poi presi un coltello e mi
tagliai qualche fetta sottile di Roquefort che non avevo intenzione di
mangiare.
Dobbiamo parlare.
Era giunto il momento della verit, della confessione. Finalmente stava
per vuotare il sacco e porre fine alle mie sofferenze. Mi sentivo come
se lo stessi ormai attendendo da mesi, anni, ma in realt era passata
meno di una settimana da quando avevo scoperto i messaggi sul cellulare
di Sean. Avevo giurato di trovare le prove, di stanare la traditrice. E
cos si era arrivati a questo punto.
Mi sentivo nauseata, spaventata, furiosa. Stordita.
La conversazione intorno al tavolo era quasi assente. Qualche parola
mormorata fra Jake ed Ethan, Daniel che mi chiedeva cosa c'era sulla
pizza. La voce spaccatimpani di Odette che elencava - di nuovo - tutte
le cose sul tavolo che non le piacevano o che non voleva mangiare, ossia
praticamente tutto tranne ci che si trovava nel piatto della madre. Poi
Rowan la convinse a mangiare una fettina di pomodoro. Odette la mastic
per qualche secondo e la sput sulla tovaglia.
Sean aveva gli occhi fissi su Alistair, all'altro capo della tavola, con
un cipiglio di sospetto a malapena nascosto, come se stesse aspettando
la minima occasione, il primo pretesto, per riaprire le ostilit della sera
precedente. Tuttavia, se era preoccupato, Alistair non lo dava per nulla
a vedere, intanto che stappava una bottiglia di Faugres e riempiva i
bicchieri nelle sue vicinanze.
Dobbiamo parlare.
Ogni parola era pesante come piombo.
Presi un sorso di vino, ma aveva un sapore amaro sulla mia lingua.
I piatti vennero riempiti e svuotati in breve, come se tutti non volessimo
altro che terminare quel pasto imbarazzante. Dopo una decina di
minuti, come se sentisse il bisogno di riempire il silenzio, Jennifer batt
la forchetta contro il suo bicchiere con un ting-ting-ting e si schiar la
voce. Il suo sorriso non ingannava nessuno: aveva sempre odiato essere
al centro dell'attenzione.
Be', siccome siamo tutti qui, ecco, abbiamo un annuncio da fare.
Tutti gli occhi si puntarono su di lei.
Fra una cosa e l'altra cos dicendo lanci uno sguardo penetrante
a Sean abbiamo deciso di tornare in Inghilterra un po' prima del previsto.
Un silenzio stupito cal sulla tavola.
Ve ne andate? Dimenticai per un momento tutti i miei pensieri riguardanti
Izzy. Quando?
Ma che peccato comment Rowan. Non vi state divertendo, tutti
quanti?
Jennifer ignor la sua domanda. C' un volo stasera. Dobbiamo soltanto
sistemare le cose, fare i bagagli e poi andiamo.
Posai la forchetta e spinsi via il piatto. Non c' bisogno che ve ne
andiate via prima, no, Jen? Ci rimangono soltanto un paio di notti.
Jake si raddrizz sulla sedia, sintonizzandosi sulla conversazione degli
adulti per la prima volta. Aspettate un momento, che cosa?
Abbiamo cambiato i nostri biglietti, Jakey. C' un volo che parte stasera
alle dieci da Bziers.
Perch?
Tuo padre e io abbiamo pensato che fosse meglio cos, Jake.
Meglio per chi?
Lo sguardo di Jennifer cadde di nuovo su Sean. Per tutti.
Non voglio andare a casa. Il viso di Jake divenne rosso all'improvviso.
Non l'avevo mai visto arrossire. Voglio stare qui, tutti insieme.
Parliamone dopo il t, va bene, Jakey?
Il ragazzo si alz. Ma che stronzata.
Bada al linguaggio, Jake.
Lui spinse indietro la sedia e se ne and infuriato, gesticolando con
una mano. Chissenefrega.
Anche Ethan si alz, poi rivolse un'occhiata a Daniel. Vieni?
Penso di s disse mio figlio, e mi guard. Posso?
Non abbiamo ancora finito, tesoro.
Ma io s.
Hai ancora un'intera fetta di pizza da mangiare.
Anche le sue guance arrossirono: lo stavo mettendo in imbarazzo di
fronte a un ragazzo grande. Suo amico.
Per favore? insistette.  l'ultima volta che possiamo giocare insieme
in vacanza.
E la pizza?
Si ficc mezza fetta in bocca e bofonchi: Finita adesso.
Sospirai. Vai, allora.
Trotterell dietro a Ethan, gi in giardino e poi nel vigneto.
Odette spinse indietro la sedia e si alz. Voglio andare anch'io, mamma.
Tu puoi aspettare che mamma e pap abbiano finito.
Ma non  giusto! Sbatt i piedini a terra. Tutti gli altri bambini
sono andati!
No, non tutti: guarda, Lucy  ancora qui.
Lei non  una bambina.
Odette corse via per raggiungere i ragazzi, gridando: Giochiamo a
sardine! a pieni polmoni.
Jennifer era gi in piedi. Dovrei parlare con i ragazzi. Dare loro una
spiegazione.
Jen le disse Alistair. Lasciali andare a fare quello che vogliono.
Lei lo ignor, affrettandosi dietro i figli.
Noialtri - sei adulti e Lucy - rimanemmo in silenzio per un momento,
non sapendo bene che cosa dire. Era come se fosse appena scoppiata
una bomba e stessimo emergendo a fatica dalle macerie, cercando di
valutare i danni.
Un altro delizioso pasto tutti insieme brontol Russ.
Rowan gli diede una gomitata nel costato. Che peccato che ve ne
andiate prima ripet ad Alistair.
Lui torn a riempirsi un bicchiere di vino. Be', credo che le cose
abbiano fatto il proprio corso, no? Non ha senso tirarla per le lunghe.
I ragazzi sembrano andare d'accordo, stanno proprio facendo amicizia.
Forse. Alistair lanci un'occhiata a Sean. Ma ho sempre ritenuto
importante sapere quando  ora di limitare i danni.
Cal di nuovo il silenzio e continuammo a mangiare, ascoltando le
esclamazioni distanti dei nostri figli che correvano per il vigneto. Dopo
qualche minuto, Lucy spinse indietro la sedia e scese in giardino senza
dire una parola.
Pi tardi, mentre gli uomini andavano in cerca dei figli e noi finivamo
di riportare le cose in cucina, Izzy incroci il mio sguardo.
Era ora.
...
.
...
CAPITOLO 64.
...
.
...
DANIEL.
Daniel seguiva a ruota i due ragazzi grandi, sbattendo la punta dei
sandali sul terreno secco e sassoso. Era stanco, annoiato e non sapeva
davvero che cosa stavano facendo l nel bosco. Avevano smesso di lanciare
pietre nella gola, di arrampicarsi sugli alberi e appuntire dei bastoni,
cos adesso li seguiva soltanto perch non sapeva che cos'altro fare.
Tutto considerato, quel giorno aveva fatto abbastanza schifo. Il gelato
a pranzo era stato buono, ma era l'unica cosa positiva. Tutti quanti erano
andati a fare cose divertenti tranne la sua famiglia: loro non avevano
fatto proprio niente; lui era soltanto andato al villaggio con la mamma,
avevano fatto pranzo ed erano tornati indietro; poi la mamma era andata
a dormire, Lucy si era comportata in modo molto strano e pap
non aveva voluto giocare con lui. Poi la mamma di Jake ed Ethan aveva
detto a tutti, a cena, che tornavano a casa prima, tipo quella sera stessa,
e sembrava davvero ingiusto perch significava che gli unici bambini
che rimanevano nella casa delle vacanze sarebbero stati lui, sua sorella
e Odette, che ormai gli aveva detto sei volte che non le piacevano i maschi.
La sera prima era successo qualcosa di brutto, ma nessuno dei ragazzi
grandi voleva dirgli cosa. Da quanto aveva origliato dagli adulti, Jake
era stato male e i pap avevano dovuto riportarlo alla villa. E adesso era
arrabbiato, specialmente dopo che sua mamma aveva annunciato che
tornavano in Inghilterra. Era tutto un fancu... questo e fancu... quello.
Era sempre sembrato un po' strano, ma quel giorno sembrava proprio
pazzo, come se non gli fregava pi di niente. Quindi era ancora pi
imprevedibile del solito. Ma era anche - in uno strano modo che Daniel
non sapeva davvero spiegare - pi eccitante far parte della sua gang, e
per una volta non essere l'escluso.
All'improvviso Jake si accovacci e il fratello segu il suo esempio.
C'era un uomo, pi avanti fra gli alberi, e dava loro le spalle. Era il padre di Jake ed Ethan.
Jake? chiam Alistair in mezzo al bosco. Ethan? State per tornare
alla villa adesso, ragazzi? Dobbiamo fare le valigie.
State gi! sibil Jake.
Tutti e tre si appiattirono dietro un cespuglio, tenendo d'occhio
Alistair. Lui si guardava intorno, passandosi una mano sulla barba.
Jake? chiam ancora. Ethan?  ora di andare, dai.
Guardandosi ancora una volta intorno, scosse la testa e si addentr
nel bosco, allontanandosi da loro.
Un minuto dopo, Jake si sollev sulle ginocchia e gli altri due fecero lo stesso.
Avete ancora i vostri accendini? chiese.
S rispose Ethan, ripescandolo nella tasca e tendendo davanti a s il Bic verde.
Anche Daniel annu e arross, ma sper che non lo notassero. S.
La verit era che aveva perso l'accendino giallo che gli avevano dato in
quanto membro della gang. Era nella sua stanza. Il giorno prima l'aveva
cercato, ma era scomparso. Aveva guardato sotto il letto, nel comodino,
nella valigia vuota, ma non c'era da nessuna parte. Non aveva voluto
chiedere a Jake ed Ethan perch avrebbero pensato che era stato uno
stupido a perderlo. Doveva essergli caduto di tasca giocando fuori.
Era un segreto, un grosso segreto, quindi non poteva chiedere a mamma
e pap se l'avevano visto. Sarebbero stati guai grossi se lo avessero
scoperto con una cosa-cos-pericolosa. Anche se tutti e due erano un
po' strani in quegli ultimi giorni e non sembravano fare attenzione a
niente se non a loro. Mamma sembrava triste tutto il tempo e pap distratto;
tu gli dicevi qualcosa e lui ti guardava facendo finta di ascoltare,
ma in realt non ti ascoltava davvero. Sembrava guardarti attraverso.
Poi diceva qualcosa a caso, che non c'entrava niente.
Comunque Daniel non l'avrebbe detto ai due fratelli.
Ethan giocherell con il suo accendino. C' ancora un sacco di gas.
Tanto vale divertirsi un po' prima di tornare a casa.
Davanti a loro, Odette vagava nella radura con il suo vestitino rosa e i
lunghi capelli rossi tenuti indietro da una tiara scintillante.
Sembrava piccola e cos persa, pens Daniel, laggi nel bosco da sola.
Jake si volt verso di lui e sorrise, rimettendosi l'accendino in tasca.
Mi  venuta un'idea sussurr. Seguitemi.
...
.
...
CAPITOLO 65.
...
.
...
Izzy mi segu nella sala da pranzo e ci sedemmo in fondo al grosso tavolo.
C'era una finestra che andava dal pavimento al soffitto e io guardai
il paesaggio retrostante come se lo vedessi per la prima volta: un posto
cos mozzafiato per un avvenimento cos brutto. A sud le nubi erano ormai
molto pi vicine, in modo quasi sinistro: un muro grigio e nero che
oscurava la luce del cielo. La villa era silenziosa. Rowan stava preparando
dei cocktail in cucina - apparentemente per tirarci su di morale - e
tutti gli altri si erano sparsi fra i giardini e il vigneto.
Scusami per la segretezza durante la cena inizi Izzy. Non volevo farlo di fronte a tutti.
Certo dissi con voce atona.
Lei si soffi via la frangia dalla fronte.  dura, Kate, ma ci ho pensato
a lungo e so che  la cosa giusta da fare, date le circostanze. Siccome  siamo amiche da molto tempo.
Gi.
Non pi.
Normalmente sono brava a tenere sotto controllo le mie emozioni, ma
ero cos arrabbiata che riuscivo a malapena a guardarla. Avevo represso
la collera tanto a lungo che non sapevo bene che cosa sarebbe successo
quando finalmente l'avessi lasciata andare. E la puttana mi guardava
come se fosse dispiaciuta per me e mi rivolgeva quel sorrisetto triste,
come per dire questa cosa sar dura per tutte e due. All'improvviso una
bolla di furia si gonfi dentro di me e dovetti sforzarmi con tutta me
stessa per non schiaffeggiarla, per non lasciarmi andare e colpirla in
faccia con pi forza possibile.
Come hai potuto farmi questo, Izzy?
Ma non la colpii. Mi premetti invece entrambe le mani in grembo, intrecciando le dita.
So che cosa mi dir, so che cosa mi dir. E questo lo rende pi facile? 
una consolazione? Non sembra. Mi sento come se la mia vita sia andata in
caduta libera per tutta la settimana e alla fine sto per schiantarmi al suolo.
Terrificata per l'impatto, ma al tempo stesso pronta per farla finita.
Kate, non so come dirtelo. Mi sono tormentata a lungo chiedendomi se dirti di...
La interruppi. Non si meritava quel momento, non si meritava quella
soddisfazione. So che cosa stai per dire, Izzy.
Aggrott la fronte, sorpresa. Sul serio?
Ci  voluto un po' ma ci sono arrivata alla fine.
Oh. Capisco. C'era confusione nel suo tono. Avevo l'impressione che non sapessi.
Te l'ha detto Sean?
Lei annu lentamente. S.
Lui voleva tenerlo segreto, eh? Vi ho visti discutere prima di cena.
Lui... ehm... pensava che fosse meglio tenerlo nascosto.
Ovviamente.
Izzy esit, come per scegliere le parole con attenzione. Da quanto lo sai?
So qualcosa dalla scorsa settimana. E il resto da un paio di giorni.
Ricordi quando Sean ti ha mandato un messaggio marted, chiedendoti
d'incontrarlo? Non  stato lui a inviartelo, sono stata io.
Marted?
Ho sbloccato il suo cellulare e ho trovato la vostra conversazione su
Messenger. I vostri messaggini segreti su quello che sta succedendo.
Ripensai alla nostra conversazione di luned mattina a Gorges d'Hric e
mi colse un'altra ondata di furia per il suo tradimento. Infatti, perch
non me l'ha detto direttamente luned? Non mi meritavo un briciolo di
onest? Perch aspettare fino a oggi?
Izzy si accigli. Be', punto primo, perch non sapevo che...
La porta si spalanc e Rowan si precipit nella stanza con gli occhi
spalancati e allarmati. Eccovi! Oh mio Dio, dovete venire! Adesso!
E l'istante dopo era gi sparita. Sentimmo i suoi tacchi allontanarsi
verso il retro della villa.
Balzammo in piedi e la seguimmo sulla balconata. Per la prima volta
dal nostro arrivo, il sole pomeridiano era scomparso dietro enormi nubi
scure che stavano ricoprendo il cielo. Si era anche alzato il vento e ci gettava
i capelli sulla faccia; l'aria sembrava quasi frizzare per la pressione
del temporale imminente.
Ragazze! ci chiam Rowan senza fiato. Lo vedete?
Ci voltammo per guardare dove indicava. Gi nel vigneto, dove le file di viti incontravano il limitare del bosco. Fumo.
...
.
...
CAPITOLO 66.
...
.
...
ODETTE.
Odette era rannicchiata in un nido di foglie, con le braccia strette
intorno alle ginocchia.
Doveva essere silenziosa. Molto silenziosa, perch i ragazzi la stavano
lasciando giocare con loro per la prima volta. Be', lei aveva detto ai
ragazzi che giocava con loro e pensava che le avrebbero riso in faccia
dicendole di andare via, invece no. Avevano detto ok, poteva giocare,
e non gli era nemmeno importato che lei aveva detto che voleva nascondersi
e non cercare. Soltanto che non era nascondino - quello era
un gioco da poppanti - ma una versione da grandi chiamata sardine.
Una persona si nascondeva e le altre dovevano contare fino a cinquanta
senza guardare. Poi dovevano venire tutti quanti a trovarla, ognuno per
conto proprio, e il primo a trovarla si nascondeva con lei. Si nascondevano
insieme, stringendosi stretti stretti. E poi quello dopo e quello
dopo ancora, finch rimaneva soltanto una persona a cercare e quella
persona aveva perso. Ma se riusciva a stare nascosta finch tutti si arrendevano,
allora era lei a vincere.
I ragazzi le avevano detto di nascondersi nel bosco, che poi avrebbero
cercato di trovarla.
E lei aveva trovato un nascondiglio cos furbo che non pensava che
l'avrebbero trovata nemmeno cercandola per un'ora. Nemmeno fino
all'ora della nanna. Era in una piccola fossa del terreno, nel bosco, dove
c'era caduto sopra un grosso albero. Visto che era piccola - e piuttosto
elastica - era riuscita strisciando a infilarsi sotto il tronco dov'era cavo
nel mezzo e si era fatta un nido fra foglie scricchiolanti e aghi di pino,
come un criceto o qualcosa del genere. Era difficile vedere fuori perch
c'era un cespuglio davanti e lei riusciva a vedere soltanto il sentierino e
la radura dove la mamma diceva che non le era permesso andare.
Era brava a nascondersi. Poteva stare nascosta anche tutto il giorno.
Gliel'avrebbe mostrato, agli altri, che era abbastanza grande da giocare
ai loro giochi, che poteva unirsi a loro ed essere una bambina grande.
Che poteva addirittura vincere ai loro giochi.
Il tronco aveva un odore strano, un odore di muffa, come il legno che
papi accumulava in pile accanto al camino di casa. Era buio e c'era anche
qualche insettino schifoso che strisciava su e gi all'interno del tronco, ma
a lei non importava davvero perch se arrivavano vicini lei faceva quello
che faceva papi quando c'era un ragno, una mosca o qualsiasi tipo di
bestia. Bastava che si toglieva la scarpa e li schiacciava con la suola. Splat.
Niente pi insetto. Mamma cercava di salvarli con un bicchiere e una
cartolina, ma papi non lo faceva mai. Lui li schiacciava e basta.
Odette rimase seduta, con il mento appoggiato sulle ginocchia, e si chiese
che cos'era una sardina. Daniel diceva che era un pesce, ma non poteva
essere vero: i pesci vivevano nel mare. Magari una specie di topo? O un
criceto? Sardine era un nome proprio buffo. Le sarebbe piaciuto che
avesse giocato anche Lucy; era cos carina, la ragazza pi carina che aveva
mai visto. Sembrava una principessa, o magari persino pi bella di una
principessa. Durante la vacanza qualche volta aveva desiderato che fosse
sua sorella maggiore, cos avrebbero potuto giocare insieme ogni giorno e
pettinarsi i capelli e tutte quelle cose che facevano le sorelle. Ma Lucy non
c'era quando aveva iniziato il gioco, quindi niente.
Si paralizz. Aveva sentito un rumore: passi sul sentiero. Voci che parlavano,
ridevano. Voci profonde. Adulti? No. I ragazzi.
Cerc di rimanere del tutto immobile, immobile come una statua
quando si faceva quel gioco alle feste di compleanno, e trattenne il fiato
finch non passarono i ragazzi. Parlavano sottovoce. Quando sbirci
attraverso l'apertura nel tronco, riusc a vedere i loro piedi sul sentiero;
li vide camminare in fila e sbattere dei bastoni su ogni albero mentre
passavano. Avvamp d'indignazione: non dovevano essere tutti insieme,
ognuno doveva cercarla per conto proprio. Cercarla in squadra era barare,
non era davvero giusto. I maschi baravano sempre. Ecco perch non
le piaceva giocare con loro. Normalmente.
Le venne voglia di strisciare fuori dal suo nascondiglio per sgridarli,
dicendo loro le vere regole e come bisognava giocare. Per farli giocare
nel modo giusto a sardine. Ma in quel caso avrebbe sprecato il posto
segreto che aveva trovato nel tronco dell'albero caduto.
I loro passi si allontanarono, addentrandosi fra gli alberi. Quando fu
sicura che erano ormai distanti, cambi un po' posizione nel tronco per
mettersi pi comoda, appoggiando la schiena contro la curva liscia della
corteccia. In effetti non era niente male l dentro: poteva farci un vero e
proprio nido con le sue bambole e prendere il t insieme a...
I ragazzi erano tornati, venendo dalla parte opposta. Facevano di
nuovo un mucchio di chiasso, dicendosi l'un l'altro di fare silenzio e
ridacchiando; ed erano vicini, cos vicini che dovevano trovarsi proprio
accanto al tronco senza nemmeno accorgersi che lei era l! Odette dovette
premersi una mano sulla bocca per soffocare una risata. I ragazzi
erano cos stupidi.
La voce di Jake risuon nel silenzio del bosco: Non  qui. Altre risate
trattenute da parte degli altri due ragazzi. Magari  scesa nella gola.
Poi li sent allontanarsi di nuovo, calpestando le foglie.
Odette continu a guardare attraverso la fessura, nel caso tornassero indietro.
Erano stati cos vicini a lei e non se n'erano nemmeno accorti! Stava
per vincere lei. Sar cos divertente quando gli dir che erano cos vicini.
Nel suo nascondiglio segreto c'era un bel calduccio. E poi era confortevole.
Era stato cos difficile dormire nel suo letto della vacanza... era
diverso dal suo normale letto di casa, era troppo duro; a volte invece era
troppo morbido, e poi non poteva mettersi comoda senza tutti i suoi
giocattoli. Il suo nido all'interno dell'albero caduto era piuttosto comodo,
invece, anche se qualche foglia le dava un po' di prurito. In effetti si
stava meglio l che nel letto delle vacanze.
Aveva le palpebre pesanti.
Lasci che si chiudessero.
. . . .
Si risvegli senza neanche accorgersi di essersi addormentata. Aveva
male alla spalla che aveva tenuta appoggiata contro la corteccia e la luce
esterna era un po' diversa. Ma nessuno l'aveva trovata. Nessuno dei ragazzi
era riuscito a indovinare il suo nascondiglio. Avrebbe vinto.
Fuori il bosco era diventato pi rumoroso.
C'erano voci che gridavano il nome di tutti i bambini.
Urlavano anche il suo nome.
Odette! Dove sei?
Ma lei sapeva quello che stavano facendo: cercavano di ingannarla
per stanarla, per scoprire il suo nascondiglio. Cercavano di metterla in
ridicolo.
Sorrise fra s e s. Era pi intelligente di loro. Gliel'avrebbe fatta vedere
lei. Per c'era un po' di puzza, come quando mamma bruciava un
toast e faceva suonare l'allarme di casa. Ma Odette non ci cascava mica:
sapeva com'erano i ragazzi.
Non si sarebbe arresa cos facilmente, non quando era il suo turno di
nascondersi.
Non sarebbe uscita per quegli scemi.
Non sarebbe uscita per nessuno.
...
.
...
CAPITOLO 67.
...
.
...
Per un secondo rimanemmo tutte e tre in silenzio a guardare.
Una coltre di fumo fluttuava attraverso il vigneto, ricoprendo il fianco
della collina come una nube densa e spessa. Fiamme arancioni lambivano
le viti vicine al bosco, passando da una alla successiva. Il fuoco era
visibile anche nel bosco e danzava nell'aria afosa del tardo pomeriggio e
nel riverbero dovuto al calore. Tutto quanto laggi - e per chilometri e
chilometri intorno - era secco dopo settimane ininterrotte di sole. Tutto era pronto a bruciare.
Rowan si mosse per prima.
Oh mio Dio! Si sentiva il panico nella sua voce. I bambini sono laggi! Tutti quanti!
Si gett gi per la scalinata, scendendo due gradini alla volta, e io e
Izzy la seguimmo subito. Correndo attraverso il cancello di ferro ed
entrando nel vigneto, quasi ci scontrammo contro Alistair che veniva
dalla direzione opposta. Aveva la faccia arrossata e ansimava, tenendosi
il braccio sinistro con il destro come per proteggere una ferita.
Devo prendere il mio cellulare disse, aggirandoci. Per chiamare i pompieri.
Stai bene? gli grid dietro Izzy.
Lui minimizz con un cenno della mano e caracoll verso la villa.
Noi ci buttammo a correre attraverso il vigneto, Izzy davanti, poi io
e infine Rowan. Sentivo la sua voce in preda al panico proprio alle mie
spalle, mentre ci scapicollavamo verso le fiamme.
Odette! grid. Odette! Sto arrivando!
Non vedevo nessuno. N i bambini, ma nemmeno gli uomini. Vedevo
soltanto il fumo, fitto e grigio, che risaliva dal fondo del vigneto e anche
dal bosco; lingue di fuoco arancioni che lambivano gli alberi e le file
di viti pi basse. Qualcosa mi colp di quella vista, ma non ci fu tempo
di processarla: nella mia testa non c'era spazio per niente all'infuori di Daniel e Lucy.
Continuammo a correre, nonostante i tentacoli del fumo cercassero
di raggiungerci e soffocarci. Il mio respiro arrochito mi rimbombava
nelle orecchie. A un certo punto mi volarono via le infradito, mentre ci
avvicinavamo al bosco. Il terreno roccioso inizi a tagliarmi le piante dei
piedi, per me ne accorsi appena.
Arrivate quasi al limitare degli alberi, Izzy grid da sopra la spalla:
Vado a cercare Jen. E gir a sinistra nel bosco.
io andai a destra, tagliando attraverso le file di viti in direzione del
sentiero che si addentrava tra gli alberi, gridando a pieni polmoni: Daniel!
Lucy! Agitai una mano, cercando di disperdere un po' il fumo.
Dove siete?
Nessuna risposta.
Il panico inizi a risalirmi la gola come bile. Il fumo era un rischio e
le fiamme erano pericolose se si estendevano ulteriormente, ma la cosa
peggiore era ci che si nascondeva in fondo alla radura. Un burrone e
una caduta di una trentina di metri sulle rocce sottostanti; in attesa di un
passo falso nella direzione sbagliata, fra il fumo e la confusione.
Daniel! Lucy! Mi sentite?
Avevo gi la faccia accaldata a causa dei crepitii e dei sibili delle fiamme
che guizzavano da un ramo all'altro. Presi una boccata di fumo acre
e istantaneamente iniziai a tossire; cercai di chiamarli ancora, ma le parole
vennero soffocate da un conato irritato che mi devast la gola.
Il fumo si diffondeva fra gli alberi, bruciandomi gli occhi. Stava diventando pi fitto.
Ecco.
Un bambino che gridava. Terrorizzato.
Provai una paura che non sentivo da anni, da quando lui era nato,
minuscolo, silenzioso e con le labbra cianotiche, immobile nelle braccia
dell'infermiera, con il cordone ombelicale allontanato dal suo collo.
Non avevo desiderato altro che un suo respiro: ero pronta a scambiare
la mia vita con la sua, anche solo per sentirlo piangere. Per sentirlo respirare.
Una paura viscerale che aveva stritolato il mio cuore, stringendo
e stringendo finch tutto il sangue era defluito. Non riuscivo a respirare
perch il terrore era cos vicino che potevo avvertirne il fiato sul collo:
la paura che forse quello era il momento in cui il mio mondo si sarebbe
spento. Silenzio. Dottori e infermieri lavoravano in fretta: mani abili che
cercavano disperatamente di tenere in vita mio figlio. Ma c'era soltanto
silenzio. Ti prego, fallo piangere. Ti prego, fa' che stia bene. Far qualsiasi
cosa per sentirlo piangere. Qualsiasi cosa. E alla fine, grazie al cielo, aveva
pianto: uno strillo acuto e gorgogliante che mi aveva trafitto come una
freccia di puro amore, mentre giacevo esausta nel letto d'ospedale, con
le guance rigate di calde lacrime. E poi l'avevo tenuto fra le mie braccia,
piccolo e perfetto, il visino contratto e violaceo, tutto strillante; il meraviglioso
suono della sua voce, forte, acuta e scoppiante di vita.
Acuta come in quel momento nel bosco: Mamma! Mamma!
Mi voltai verso il suono della voce di mio figlio, abbandonando il sentiero
e gettandomi alla cieca fra gli alberi alla mia destra. Avevo gli occhi lacrimanti per il fumo.
Daniel! Sto arrivando!
Mamma! grid ancora, la voce tesa dal panico.
Colsi un movimento alla mia sinistra: persone nel fumo vicino alla
radura, ma erano adulti. Non erano una mia preoccupazione, non al momento.
Daniel doveva essere dritto davanti a me. Mio figlio. Il mio bambino.
E poi lo vidi. L che camminava a stento fra gli alberi verso di me, il
viso sporco e rigato di lacrime. Gli strinsi la manina e corremmo via,
tossendo entrambi per il fumo, sbucando nel vigneto.
Forza! gridai, tirandolo e sorreggendolo mentre incespicava al mio
fianco. Dobbiamo andare pi in alto!
A met della collina, ben lontani da fumo e fiamme, ci fermammo per
riprendere fiato.
Dov' tua sorella? gli chiesi, ansimando. Avevo la gola dolorante.
Dov' Lucy?
Non so, non l'ho vista.
Ti sei fatto male? Mi inginocchiai accanto a lui per controllarlo, togliendogli i capelli dalla fronte e guardandogli la testa e le braccia per
le ferite pi ovvie. Hai male da qualche parte?
La gola mi brucia un po'.
Qualcos'altro?
No. Chin lo sguardo a terra. Abbiamo... abbiamo lasciato Odette nel tronco dell'albero caduto.
Che cosa?
Giocavamo a sardine, ma Jake ha detto che dovevamo farle uno
scherzo: farla nascondere e poi non prenderci la briga di andarla a beccare.
Le sue parole fuoriuscivano a cascata, l'una sull'altra. Sapevamo
dove si trovava ma abbiamo fatto finta di non saperlo e lei era nel tronco
vicino alla gola. Sta bene? Non l'ho...
Sean emerse all'improvviso dal fumo, a petto nudo, con la maglietta
legata davanti alla bocca e al naso.
Reggeva Lucy fra le braccia e lei aveva la testa appoggiata sulla sua spalla.
Sean! gridai. Quass!
Lui corse su per la collina e ci raggiunse, distendendo delicatamente nostra figlia per terra. Aveva perso uno dei sandali e c'era una linea di tagli sul suo braccio. Era cosciente, ma aveva la bocca stretta per il dolore.
Lucy dissi. Stai bene?
Mi sono storta la caviglia.
Sean si tolse la T-shirt dalla bocca. Qualcuno ha chiamato i vigili del fuoco?
Alistair.
Chi c' ancora nel bosco?
Non so. Ma Daniel ha detto che Odette  nascosta nel tronco di un albero caduto. L'hai vista?
Come in risposta, la voce di una donna arriv dal bosco.
Odette! Lo strillo di Rowan era disperato e vibrante di panico.
Odette! Dove sei?
Sean si alz. Torno nel bosco mi disse. Prenditi cura dei nostri bimbi.
Si rimise la maglietta sul naso e si fiond gi per la collina, nel fumo.
...
.
...
CAPITOLO 68.
...
.
...
Guardai mio marito sparire nella nube vorticante di fumo che avvolgeva
il fondo della propriet e diventava sempre pi fitta a mano a mano
che il fuoco si diffondeva, con le alte fiamme che saltavano da un ramo
all'altro, alimentate da un vento caldo proveniente dal sud.
Sta' attento, avrei dovuto gridargli vedendolo correre di nuovo nel
pericolo e mettere la propria vita a rischio per cercare il figlio di qualcun
altro. Ma non glielo gridai. Non sapevo perch. Non gridai niente. Mi
limitai a sedermi e guardarlo allontanarsi, impavido, senza pensare alle
conseguenze, verso il bosco in cui non si vedeva ormai niente.
Mi chiesi se quella sarebbe stata l'ultima volta in cui l'avrei visto.
Torna sano e salvo, Sean. Qualsiasi cosa tu abbia fatto, qualunque cosa
sia accaduta fra di noi, chiunque tu abbia preferito a me, non voglio che finisca cos.
Da qualche parte verso il villaggio, si sent l'ululato delle sirene dei pompieri.
Sbrigatevi.
Il fuoco continuava a danzare e il fumo diventava sempre pi scuro
contro il cielo azzurro, mentre il vento lo spingeva indietro verso di
noi, bruciandoci gli occhi e facendoci lacrimare. Lo respirai e inizi a martellarmi la testa.
Dopo un minuto appena, o anche meno, notai di nuovo un movimento
al limitare del bosco. Si concretizz in una sagoma. Una figura in
carne e ossa. Un adulto.
Russ barcoll fuori dal fumo con Odette stretta fra le braccia.
Rowan correva dietro di lui, tenendosi la sua T-shirt premuta contro
naso e bocca. Corsero su per la collina e collassarono accanto a noi, fra
ansimi, pianti pieni di sollievo e colpi di tosse. Rowan cerc di allentare
dolcemente la stretta di Odette su suo padre per controllarla, ma la
bambina gli stava attaccata come una cozza, come se ne dipendesse la
sua vita.
Sean fu l'ultimo a ricomparire, con un braccio teso davanti a s per
proteggersi dal fumo soffocante. Risal la collina traballando e croll
accanto a me, esausto, togliendosi la maglietta dalla bocca.
Sono tutti fuori? rantol, cercando di recuperare il fiato. Sono
usciti tutti dal bosco?
Penso di s.
Bene disse. Voi state bene?
S. Bisogna solo prendere un po' d'acqua per i bambini e Lucy dovr
farsi controllare la caviglia.
Mi voltai per guardare bene Sean. Aveva la faccia e il torso sporchi di
terra e luccicanti di sudore, gli occhi spalancati e iniettati di sangue, ed
entrambe le ginocchia tagliate e sanguinanti. C'erano dei piccoli graffi
verticali sul suo petto e sulla guancia destra.
Toss violentemente e sput a terra.
Sean lo chiamai a voce pi bassa.
Lui rimase a fissare le fiamme con occhi sgranati. Non parve sentirmi.
Sean? ripetei.
Volt di scatto la testa verso di me. Cosa c'?
Stai bene? Sanguini.
Lui minimizz con un gesto e notai che stava tremando per l'adrenalina.
Non  niente. Sono caduto in un dannato cespuglio, non riuscivo a
vedere dove andavo. Non si vedeva a un palmo dal naso ormai, laggi.
Restammo a fissare il fuoco per un momento, ipnotizzati dalle fiamme.
Cristo sibil a denti stretti. Come diavolo sar iniziato l'incendio,
comunque?
Bella domanda. Avevo la gola irritata e la testa mi pulsava tanto che
riuscivo a malapena a ragionare. Tuttavia mi ricordai in quel momento
di ci che mi aveva colpita nel vedere le fiamme... solo che non sapevo
che cosa significasse. Non ancora.
Jennifer port un pacco di bottiglie di acqua minerale dalla villa e
rimanemmo seduti, sciacquandoci le gole dal fumo, intanto che i vigili
del fuoco erano al lavoro.
I sapeurs-pompiers, con le loro tute protettive blu e i caschi rossi, puntavano
gli idranti contro i resti dell'incendio, smorzando le fiamme sugli
alberi carbonizzati e le tre file di viti che avevano preso fuoco qualche
minuto prima. Erano arrivati dalla stazione dei volontari di Magalas,
un altro villaggio nelle vicinanze, facendo passare la loro camionetta
accanto ai garage e fino alla parte pi bassa del vigneto. Alistair li aveva
guidati e aveva parlato al capo dei pompieri mentre i suoi uomini spegnevano
l'incendio con rapidit ed efficienza.
Daniel li osservava con quello stupore rapito che i bambini riservano
ai vigili del fuoco. Verr anche un'ambulanza?
No, possono occuparsene sempre loro risposi.
Figo.
Il capo dei vigili, un caporale dall'aria severa che si present come
Bernard Lepine, ci port un kit di primo soccorso e controll i bambini.
Rowan, che era la pi fluente di noi in francese, fece da interprete
mentre lui steccava la caviglia di Lucy e poi applicava una fasciatura alla
piccola ustione sul braccio di Alistair. Sean rifiut il trattamento per i
tagli e graffi, insistendo che li avrebbe ripuliti da solo.
Lepine richiuse il suo kit e scese lungo la collina per ispezionare il
lavoro della sua squadra. L'incendio era estinto e tutta l'area circostante
era stata inzuppata per evitare che qualche tizzone riaccendesse il fuoco.
I pompieri fecero un giro del bosco, assicurandosi che il focolaio
fosse completamente spento. Il temporale doveva ancora scoppiare e il
calore pomeridiano non cedeva: una fornace di umidit che sembrava
premerci sulla testa e addosso da ogni lato.
Lepine ritorn qualche minuto dopo, parlando e gesticolando con
Rowan per un po'. Dalla rapidit del discorso e dalla sua espressione
severa, immaginavo che le stesse facendo una bella ramanzina sulle misure
di sicurezza francesi.
Alla fine Rowan si gir verso di noi con un sorriso mesto. Dice di
non fare grigliate n gettare sigarette da nessuna parte fuori. Non sono
permessi i fuochi all'aperto e non si possono gettare le bottiglie di vetro
se non nella differenziata. Inoltre bisogna tenere i bambini lontani da
fiammiferi, accendini e sigarette.
Certo dissi, rivolgendo un cenno d'assenso al pompiere.
Oh aggiunse Rowan e chiede se non manca nessuno del nostro
gruppo.
In mezzo a tutto il panico e alla confusione degli ultimi venti minuti,
non mi ero ancora guardata intorno. Ero cos intenta ad assicurarmi che
i miei figli fossero a posto, senza considerare il disorientamento provocato
dal fumo e il trambusto dei pompieri, che non mi era venuto
neanche da controllare. Meno male che aveva chiesto.
Feci una rapida conta mentale per verificare che fossimo tutti e dodici.
Contai una prima volta.
Non pu essere giusto.
Ricontai.
Undici.
...
.
...
CAPITOLO 69.
...
.
...
Scossi la testa per schiarire la mente.
Siamo solo in undici. Non dodici. Sar da qualche parte nella villa?
La radio nell'uniforme di Lepine crepit e una giovane voce, frenetica
e affannata, chiam pi volte il suo nome. Il caporale rispose e noi
udimmo un torrente di parole francesi. Lui fece due domande secche.
Due rapide risposte.
Rowan si port la mano alla bocca.
Lepine le fece segno di andare con lui, in fretta. Mi alzai pure io, sentendo
delle dita gelide che iniziavano a stringersi intorno al mio cuore.
Daniel mi prese la mano, come per venire con me.
Lepine sollev un dito e scosse il capo. Non, madame disse. Pas
avec le garon.
Non con il bambino.
Sentii il mondo che mi scivolava da sotto i piedi.
Daniel mi guard incerto. Che cosa ha detto?
Rimani qui per adesso gli dissi con voce tremante. Con pap.
Lasciai andare la mano di Daniel e seguii Lepine gi per la collina,
verso il bosco annerito, bruciato dal fuoco e inzuppato dall'acqua; gli
alberelli pi vicini erano carbonizzati e contorti. Il francese apriva la
fila, seguito da Rowan e Alistair; io la chiudevo.
Avevo le gambe molli e deboli. A ogni passo sul terreno sconnesso del vigneto
temevo che le ginocchia avrebbero ceduto. I nostri passi su foglie, terreno
e pietre furono gli unici rumori quando ci avventurammo nel bosco.
Non c'erano pi uomini di corsa, sirene, n i rotori chiassosi di un
elicottero in avvicinamento; nessun suono di attivit frenetica volta a
salvare vite.
Eravamo soltanto noi tre, con Lepine che camminava flemmaticamente
davanti a noi, tenendo una tela cerata sigillata sottobraccio.
Ecco il sentiero che passava intorno alle querce e ai sicomori, ecco
l'avvallamento, la svolta, la grossa roccia e poi l'albero caduto in cui si
era nascosta Odette. Il segnale storto sul terreno: ATTENZIONE!
con lettere rosse e sbiadite. Raggiungemmo la radura sull'orlo del burrone,
ci lasciammo condurre da Lepine gi per i gradini scavati nella
facciata di roccia, con le gambe che minacciavano di abbandonarmi da
un momento all'altro. Mi resi conto, distrattamente, che era la prima
volta in cui scendevo alla gola da quando eravamo arrivati.
Non sapevo che cos'avesse detto a Rowan il pompiere, non conoscevo
granch il francese, ma nel contempo lo sapevo. Contro ogni fibra del
mio essere, sapevo che cosa avremmo trovato. Davanti a me, Rowan
stava gi singhiozzando silenziosamente, con le spalle che si alzavano e
si abbassavano e le braccia strette al petto. Vedendola cos, non riuscii
pi a trattenermi. Iniziai a lacrimare a met della discesa e, quando arrivammo
in fondo, stavo singhiozzando pure io.
Il pi giovane dei pompieri era l, con il cappello stretto fra entrambe
le mani, di fronte a s. Doveva avere poco pi di diciott'anni. Era pallido
come un fantasma. Sembrava anche lui prossimo alle lacrime.
Chin lo sguardo e si spost di lato per farci passare. Madames disse, la voce strozzata.
Lei era l. Le braccia spalancate contro la roccia liscia, ai piedi del burrone.
Immobile.
Izzy.
...
.
...
CAPITOLO 70.
...
.
...
Giaceva sulla schiena, su una delle rocce in fondo alla gola, con la
testa circondata da un alone scuro di sangue.
I suoi occhi erano aperti e fissavano il vuoto. Una gamba infilata sotto
l'altra, le braccia erano spalancate. Il sangue gocciolava lentamente dalla
sua nuca, scivolava lungo il bordo della roccia e finiva nel ruscello che
gorgogliava di sotto, dove le gocce rosso cremisi si diluivano, si mescolavano
e scomparivano, portate via dall'acqua di montagna. Una mosca le
ronz intorno e si pos accanto al sangue che le colava lungo il braccio,
grottescamente piegato. Agitai la mano con rabbia e la scacciai, insieme
ad altre mosche che le giravano intorno alla testa.
Rowan parl a Lepine con tono rapido e urgente, una domanda dopo
l'altra. Lui, per, si limit a guardarla scuotendo la testa, con aria di
scusa. Izzy era morta.
Alistair si tenne indietro, il viso pietrificato dallo shock. Io e Rowan,
sottobraccio, ci chinammo con lentezza sul corpo di Izzy, non volendo
vedere. Vedere l'avrebbe reso reale. Permanente.
La nostra amica.
Oh Dio. La mia voce suonava strana, disincarnata. Non sembrava
la mia. Oh no.
Rowan, incredula e con una mano alla bocca, tremava, scossa da singhiozzi
profondi e angosciati che riecheggiavano fra le pareti della gola.
L'abbracciai e rimanemmo strette l'una all'altra per diversi minuti, piangendo
e cercando di confortarci a vicenda pur sapendo entrambe che
era impossibile ormai.
Come... inizi Rowan, fra un singhiozzo e l'altro. Come ha fatto
a cadere?
Non so. Non posso crederci che ...
Non riuscii a finire la frase. Mi sentivo come se stessi fluttuando sulla
scena e non ne facessi parte. Avevo gi visto cadaveri nel corso del mio
lavoro - era una parte occasionale ma inevitabile di ci che facevo - ma
mai di qualcuno che conoscessi. Di qualcuno che aveva significato cos
tanto per me. Con cui avevo condiviso cos tanto della mia storia, del
mio passato. Della mia stessa vita.
Lepine si schiar la voce e parl piano in francese. Rowan annu e
rispose con una voce cos bassa che era quasi un sussurro. A quanto
capivo, le stava chiedendo di identificare il corpo. Rowan annu ancora
e disse qualcos'altro in francese, con la voce incrinata.
Lepine le pos con delicatezza una mano sul braccio e i suoi lineamenti
severi si addolcirono. Je suis vraiment dsol, madame.
Poi apr la cerata e la distese in modo cauto e attento sul cadavere.
Non sopportavo di guardare il suo corpo devastato, ma non volevo
nemmeno che venisse coperto. Sembrava cos impersonale, cos definitivo,
al di l di noi e di ogni speranza di aiuto, al di l del legame di amicizia
che ci aveva tenute insieme per met delle nostre vite. Senza starci
a pensare, m'inginocchiai e le accarezzai la mano distesa. Era fredda, la
pelle cerea.
La mia amica. Poco pi di un'ora prima eravamo al tavolo, una di
fronte all'altra, e io cercavo di contenere la mia furia, stringendo i pugni
in grembo per impedirmi di scagliarmi su di lei.
E adesso questo.
In qualche modo mi sembrava che fosse colpa mia. I miei sospetti e la
rabbia nei confronti di Izzy l'avevano spinta gi dal dirupo.
Mi dispiace, Izzy. Davvero.
Dobbiamo metterci in contatto con la sua famiglia disse Rowan con
voce tremante. Suo fratello. Telefoniamo al consolato irlandese.
Penso che se ne occuper la polizia.
Madame? mi chiam Lepine con un sorriso di scusa. Mi stava indicando
di allontanarmi dal corpo.
Certo. Mi alzai. Mi scusi. Pardon.
Che succede? mi chiese Rowan.
Non dovremmo toccare... niente qui.
Oh. Certo.
Il pompiere le parl di nuovo e Rowan tradusse a mio beneficio.
Sta per fare una telefonata all'ufficio regionale della polizia per riportare
ci che  successo. Uno dei suoi uomini rimarr qui fino all'arrivo della polizia. Rimarr con... Izzy.
Alistair parl per la prima volta, la voce piatta. Non dovremmo portarla
su alla villa? Potremmo costruire una lettiga, magari potremmo...
Lo interruppi, entrando in modalit professionale: No.
Non possiamo lasciarla quaggi!
Devono mantenere intatte le prove e la polizia vorr che tutto venga lasciato cos com'.
Le prove? Suonava confuso. Che cosa intendi?
Questa... Esitai, non volendo dirlo e odiandomi perch sapevo di doverlo fare. Questa  una potenziale scena del crimine.
...
.
...
CAPITOLO 71.
...
.
...
Nessuno riusciva a parlare.
Eravamo seduti in un silenzio colmo di shock e orrore nel salotto, tutti
quanti radunati l, e cercavamo di assimilare la terrificante notizia che
avevamo portato su dalla gola. Alcuni piangevano, altri fissavano il tappeto.
Lucy e Daniel sedevano vicini accanto a me; entrambi in lacrime,
si tenevano per mano. Non lo facevano da anni.
Un paio di agenti dell'ufficio della Gendarmerie di Bziers erano stati
avvertiti e sarebbero arrivati entro un'ora, ci aveva informati Lepine.
Nonostante la sua promessa che uno dei pompieri sarebbe rimasto nel
burrone fino ad allora, all'ultimo minuto aveva richiamato il giovane,
insistendo che avrebbe avuto bisogno della sua squadra al completo per
via di un incidente stradale sulla vicina D909. Il corpo di Izzy, coperto,
era stato delimitato dal nastro rosso e bianco e Alistair si era offerto volontario
per andare gi ad aspettare, per assicurare che nulla disturbasse
la scena fino all'arrivo di un agente. Ci era stato detto che nessuno - senza
alcuna eccezione - poteva toccare n muovere il corpo.
Alla fine, Russ ruppe il silenzio: Una scena del crimine? Sul serio?
Potenziale scena del crimine lo corressi.
Davo per scontato che fosse un incidente.
Sean annu tetro, il volto rigato dalle lacrime. Aveva un'aria distrutta.
Devastata. Pure io.
Mi asciugai gli occhi con un fazzoletto gi bagnato. S, ma la polizia
deve partire considerando aperte tutte le possibilit e da l si mette al
lavoro. Devono escludere tutte le altre opzioni prima di poterlo dichiarare
un incidente.  cos che farebbe la polizia inglese.
Jennifer era seduta in mezzo ai figli, stringendo le mani di entrambi,
con lo sguardo fisso davanti a s. Sembrava sconfitta, a pezzi. Dovevamo
apparire tutti cos, immaginavo.
Non posso crederci che non ci sia pi disse, quasi fra s e s.
Ma se non fosse stato un incidente? E se fosse stato davvero qualcos'altro?
fece Russ.
Cio? chiese Sean.
Ci fu un altro lungo silenzio. Nessuno voleva dirlo.
Alla fine fui io a rispondere, sottovoce: Un delitto.
Ma  una follia comment Rowan, guardandosi intorno. No?
S rispose subito Sean.
Ma certo gli fece eco Russ.
Una follia convenne Jennifer.
Studiai le facce dei presenti nella sala: dieci persone. Amici e famiglie.
Rowan e Russ, Jennifer, Jake ed Ethan, Lucy, Daniel, la piccola Odette.
E Sean, seduto accanto a me con il forte braccio intorno alle mie spalle.
Anche se sapevo che cosa significava, fu soltanto in quel momento che
mi colp l'enormit della situazione. E all'improvviso mi sentii tutti gli
occhi puntati addosso.
Izzy aveva una relazione con mio marito. Stava per confessare la tresca,
stava per far esplodere una bomba sotto il matrimonio di Sean.
Stava per esporre l'adulterio e le bugie.
E adesso  morta.
Non riuscivo a smettere di guardare i graffi sulla guancia destra di
mio marito: tre lineette verticali di un rosso acceso, vicine, dalla tempia
all'orecchio. Sosteneva di essere caduto e di essersi tagliato con le spine
di un cespuglio, in mezzo al fumo e al caos, intanto che cercava i nostri
figli. Tuttavia a me non sembravano ferite coerenti con il suo racconto:
erano troppo regolari e uniformi. Troppo dritte.
Sembravano piuttosto delle unghiate.
E subito dopo un altro pensiero arriv strisciando nella mia testa: Izzy
era mancina. E una persona mancina colpirebbe il lato destro della faccia
dell'aggressore...
Dall'inizio dell'incendio, Sean era quello che era rimasto pi a lungo
nel bosco. Per conto proprio. Poi era tornato indietro. Sempre per
conto proprio. Non avevo visto cosa aveva fatto. Nessuno l'aveva visto.
Quindi nessuno poteva sapere come si era procurato quelle ferite.
Magari non era rimasto da solo per tutto il tempo.
La parte logica del mio cervello mi present uno scenario orribilmente
plausibile, come la bobina di un filmato rinvenuto fra le prove. E per
quanto mi sforzassi, non riuscivo a liberarmene. Non potevo spegnere il
proiettore. Ogni volta che ci provavo, le immagini tornavano pi nitide
e convincenti di prima: Jake ed Ethan, arrabbiati che dovevano tornare
prima a casa, che giocavano con i fiammiferi nel bosco e accidentalmente
appiccavano il fuoco, non in un singolo posto bens in due. Ecco
che cosa mi aveva colpito di primo acchito: perch non c'era soltanto
un focolaio. Forse una competizione fra adolescenti, per vedere chi riuscisse
a fare attecchire prima il fuoco? E poi si erano fatti cogliere dal
panico quando era divampato, correndo via e lasciando che continuasse
a bruciare. In mezzo a tutto il casino, Sean trova Izzy accanto al dirupo.
Oppure lei trova lui. Un incontro fortuito e la loro discussione fra amanti
si riaccende: lei vuole rivelare la loro relazione, lui cerca disperatamente di
tenerla segreta. La passione  forte e la discussione di scalda, le cose scivolano
di mano. Lei  sempre stata combattiva, ma lui la supera di quasi trenta
centimetri ed  molto pi forte. Lei gli fa un ultimatum: forse gli si scaglia
contro e lui si difende soltanto, forse non si rende conto che sono cos vicini
al precipizio e poi...
All'improvviso non sopportai pi che mi toccasse.
Lo scenario continuava a proiettarsi in loop nella mia testa: delle immagini
tetramente credibili che pi ci pensavo e pi diventavano reali.
Mi venne la pelle d'oca.
Che cosa hai fatto, Sean?
Mio Dio, che cosa hai fatto?
...
.
...
CAPITOLO 72.
...
.
...
Il calore del braccio di Sean sulla mia spalla era insopportabile. Aveva
sempre emanato calore, scaldando il nostro letto nelle notti fredde, e io
avevo scherzato a lungo dicendo che era un irlandese focoso che aveva
sciolto il mio freddo cuore inglese.
Abbastanza focoso da essere un assassino?
Cambiai posizione, allontanandomi leggermente da lui sul sof.
Folle o no dissi, cercando di tenere il mio tono a bada se la polizia
decider di percorrere quella strada, avranno una lista dei sospetti breve e immediata.
Chi? chiese Rowan.
Be', le persone in questa stanza.
Lei inizi a scuotere la testa. Uno di noi?
S.
Ci fu un altro silenzio imbarazzante, mentre tutti assimilavano quel pensiero.
In quel caso disse infine Rowan probabilmente dovremmo accordare le nostre versioni.
Le nostre versioni? dissi. Che cosa intendi?
Solo... lo sai. Quello che  successo.
Volevo sentire soprattutto il racconto di Sean. Ero stanca di avere
sospetti, di dover indovinare, di sapere soltanto la met dei fatti e dover
dedurre il resto da me. Erano passati cinque giorni da quando avevo
scoperto i messaggi sul suo cellulare, cinque giorni di angoscia, bugie
e crepacuore che si erano conclusi in tragedia. Dunque volevo sentire
la verit di Sean. La dovevo alla mia amica. Al tempo stesso, per, ero
terrificata da ci che avrebbe potuto dire.
Magari dire la verit? dissi.
 quello che intendevo replic Rowan.
Bene. La verit. Mi voltai verso mio marito e il mio sguardo fu di
nuovo calamitato dai tre graffi verticali sulla sua guancia. Che ne dici
di iniziare da te, Sean?
Da me?
Hai visto Izzy nel bosco?
Lui si strinse nelle spalle e scosse la testa. Non credo. Ho trovato
Lucy ben fuori dal sentiero e poi, quando sono ritornato, Russ stava gi
per uscire con Odette.
Bugiardo.
Rowan, per, stava annuendo. Ti ho visto tornare nella radura mentre
noi uscivamo.
E poi? insistetti.
Poi mi sono guardato intorno un po' per controllare se c'era qualcun
altro, ma il fumo era molto denso, tanto che non potevo vedere quasi
niente. Allora sono caduto in un cespuglio di rovi come un idiota e mi
sono detto che era ora di uscire.
E Izzy non l'hai vista? gli chiesi di nuovo.
No. Gli si incrin la voce. Vorrei averla trovata.
Nessuno l'ha vista?
Tutti scossero la testa.
Nessuno l'ha vista cadere?
Silenzio.
Grazie al mio lavoro, sapevo qualcosa che tutti gli altri presenti ignoravano.
Quando qualcuno veniva spinto da un'altezza significativa - come
la finestra di un grattacielo, un tetto o l'orlo di un precipizio - era dura
per i detective perch non c'erano praticamente tracce forensi, a meno
che prima non ci fosse stata una colluttazione. Nessuna arma del delitto:
soltanto la gravit; nessuno schizzo di sangue sui vestiti dell'aggressore.
Nessuna ferita da difesa. Nessuna traccia a collegare vittima e assassino.
Senza una testimonianza, una ripresa, o una confessione, era incredibilmente
difficile provare che la vittima non fosse soltanto caduta.
Dal punto di vista forense, era praticamente il perfetto metodo d'omicidio.
L'avevo mai detto alle mie amiche? Magari durante una conversazione
ebbra dopo una bottiglia di vino? Quando avevo iniziato l'addestramento
come investigatrice della scientifica, erano state molto curiose
a riguardo e mi avevano chiesto quale poliziesco fosse pi realistico e
quale meno. Pensavano che facessi il lavoro pi interessante di tutte.
Per avevo parlato di quel fatto in particolare? Forse, o forse no. Non
riuscivo a ricordarmelo. Era pi probabile che l'avessi detto a Sean, mi
resi conto.
D'accordo continuai, scacciando il pensiero. Passiamo all'incendio,
allora. Mi voltai verso Jake ed Ethan. Voi due? Sapete com'
iniziato?
Jennifer salt su prima che potessero rispondere, con un tono indignato:
Aspetta un minuto! Perch i miei figli dovrebbero saperne qualcosa?
Erano nel bosco.
Tutti i bambini stavano giocando l.
I tuoi figli hanno visto qualcosa?
Entrambi gli adolescenti scossero la testa, ma nessuno dei due incroci
il mio sguardo.
Qualcuno ha visto come sono iniziati i fuochi?
Altri scuotimenti di testa.
Potrebbero essere stati i bambini del villaggio disse Jennifer. Magari
sono saliti passando dalla gola.
Va bene, allora qualcuno ha visto i bambini locali laggi questo pomeriggio?
Lei fece spallucce. Non posso dire di averli visti, no.
Qualcuno ha visto i bambini locali laggi, in qualsiasi giorno di questa
settimana?
Un mormorio negativo attravers la stanza.
Magari dovremmo aspettare la polizia prima di iniziare con questo,
no? osserv Russ.
Mi voltai verso di lui, sentendomi ribollire di frustrazione. Dobbiamo
mettere insieme quello che sappiamo, scoprire com' potuto accadere.
Sean tolse il braccio dalle mie spalle. Uno dei pompieri ha trovato gli
occhiali di Izzy nella radura disse. Vicino all'orlo del burrone. Li ha
messi in una di quelle buste di plastica delle prove.
Rowan annu. Li ho visti anch'io. Una delle lenti era rotta.
Deve aver perso gli occhiali nella confusione aggiunse Sean. Ed
era disorientata dal fumo. Magari stava correndo?
Nella sua voce c'era una nota nervosa e meccanica che non riconoscevo.
Bugiardo, pensai.
Ancora una volta, comunque, Rowan annu. C'era un sacco di fumo
tutt'intorno disse. Magari non ha visto l'orlo.
Era la terza volta in pochi minuti che Rowan lo faceva. Ogni volta che
Sean diceva qualcosa, lei lo appoggiava. Perch? Che cosa significava?
Nel momento stesso in cui me lo chiedevo, arriv la risposta. Una
risposta estremamente cinica, crudele e ingiusta date le circostanze, ma
ormai la mia vita si era ridotta a questo, no? Ecco come funzionava la
mia mente.
Non vuoi uno scandalo, vero, Rowan? Niente sordide relazioni, niente
delitti, niente indagini di polizia. Soltanto un tragico incidente. Niente che
possa far deragliare il tuo prezioso affare... e il tuo compenso multimilionario.
...
.
...
CAPITOLO 73.
...
.
...
Jennifer parve tornare in s e raddrizz la schiena. Ok. Mi rivolse
uno sguardo penetrante. Che cos'altro vorranno sapere i detective?
Non so granch delle procedure della polizia francese risposi ma
immagino che vorranno delle dichiarazioni da tutti noi, stabiliranno dei
fatti, controlleranno la scena e da l prenderanno una decisione.
E cos'altro, Kate?
Che cosa intendi?
Jennifer guard i suoi figli, stravaccati sul divano. Ehi, perch voi
giovani non andate di sotto nella stanza dei giochi mentre i grandi parlano
di questa storia? Che ne dite, ragazzi, vi preparate delle bibite e
mettete su un DVD o qualcosa? Lo faresti per me, Jakey?
Jake fece spallucce e si alz, seguito da Ethan. Poi anche Lucy si mise in
piedi; prese il fratellino per mano e lo condusse verso le scale. Dei cinque
ragazzini rimase soltanto Odette, con un pollice in bocca, aggrappata al
grembo della madre, con la testa premuta contro il suo petto. Normalmente
era una sorgente infinita di chiacchiere, non l'avevo sentita pronunciare
una singola parola da quando eravamo tornati alla villa. Anche in quel momento
non parl, e non si mosse nemmeno. Rowan le accarezz i lunghi
capelli rossi, un gesto che sembrava dire: la mia bambina resta qui con me.
Jennifer rivolse a Rowan un sorriso comprensivo e si volt verso di
me. Ascolta, Kate, so che  stato un incidente: tutti sappiamo che 
stato un incidente. Penso soltanto che ci sono certe cose che non c'
bisogno di dire alla polizia.
Per esempio?
Vuoi davvero che lo dica?
Nella stanza eravamo rimasti soltanto in sei: io, Jennifer, Rowan, Odette,
Russ e Sean. E in quel momento gli occhi di tutti si puntarono su di me,
facendomi arrossire. Ma perch no? Perch non tirare tutto fuori l? Ormai
non aveva pi importanza, nulla importava, in effetti. Gli eventi della
settimana erano distanti e triviali in confronto alla tragedia di quel giorno.
Se devi.
Be', per esempio quello che abbiamo discusso ieri nella caffetteria.
Esit, poi sganci la bomba: Che pensavi che Izzy avesse una relazione
con Sean.
Russ spalanc gli occhi. Che cosa?
Accanto a me, Sean si mise la testa nelle mani. Cristo santissimo. No,
no, no.
Una relazione? fece Russ. Ma che diavolo?
Mi voltai verso mio marito. Ho trovato i messaggi sul tuo telefono,
Sean. Da parte di CoralGirl. Il giorno in cui siamo arrivati qui. Messaggi
in cui dicevi che non riuscivi a smettere di pensare a lei, che non potevi
andare avanti cos e in cui lei chiedeva Kate sospetta qualcosa?
Il silenzio nel salone era assoluto.
Sean scosse la testa, ma non disse nulla.
Vorrei avertene parlato subito, ma non ne ho avuto il coraggio. Nuove
lacrime mi rigarono le guance. Vorrei essere venuta subito da te ad affrontarti.
Oddio, magari se l'avessi fatto Izzy sarebbe ancora viva adesso.
Rowan venne a sedersi accanto a me. Non fartene una colpa, Kate.
Sapevo soltanto che era una di voi tre. In effetti, all'inizio pensavo
fossi tu, Rowan.
Lo so. Ma ti sbagliavi. Fulmin con lo sguardo il marito. E pure
tu, Russ.
Adesso lo so dissi. Poi mi  sembrato che fosse Jen, perch c'era
un video di Daniel che vi aveva beccati insieme, poi c'era la lunga passeggiata
fino al villaggio, cose del genere. Ma volevo delle prove solide,
cos sono entrata nel cellulare di Sean mentre dormiva, ho finto di essere
lui e ho chiesto a questa CoralGirl un incontro nel bosco. Ma non  stata
Jen a presentarsi, bens Izzy.
Ges sibil Russ. E questo quand' stato?
Due giorni fa. Marted. E quando Izzy si  presentata nel bosco non
sapevo cosa fare, perch sembrava che mi fossi sbagliata di nuovo. Mi
ha confusa del tutto. Poi sono tornata alla villa e Sean aveva distrutto
deliberatamente il suo cellulare saltando in piscina con il telefono in
tasca, cos non ho potuto affrontarlo.
Rowan si rivolse a mio marito:  vero, Sean?
Lui si limit a scuotere la testa, gli occhi fissi sul pavimento.
Ti prego, dimmelo e basta. Niente pi inganni. Niente pi bugie.
Dimmelo, Sean lo pregai. Devo sapere la verit.
No. La sua voce era poco pi di un bisbiglio.
Non ti credo. Perch non riesci nemmeno a guardarmi?
Lui sollev la testa e mi fiss con occhi iniettati di sangue e lucidi di
lacrime. Ho detto di no. Non  vero.
Scossi la testa. Persino adesso non riusciva ad ammetterlo. Mi chiesi
che cosa fosse accaduto all'uomo che avevo sposato, da quanto tempo
andassero male le cose fra di noi.
E guardaci adesso: moglie tradita e amante disperato. De facto, sospetti
nella morte della nostra cara amica.
Non importa se lo neghi dissi. Izzy stava per confessarmelo lei
stessa. Mi aveva chiesto di parlare a quattr'occhi dopo la cena di stasera.
Per qualcosa di personale. In effetti aveva iniziato a parlarmi, ma poi 
scoppiato il caos con l'incendio e...
E adesso eccoci qui concluse Rowan a bassa voce.
Non ho fatto niente a Izzy sbott Sean all'improvviso. Lo giuro.
Non le avrei mai fatto del male.
Jennifer gli rivolse un sorriso comprensivo. Lo so, Sean. Lo sappiamo
tutti.
Lo sappiamo davvero?
Mi dispiace di aver tirato fuori la questione, Kate continu lei.
Penso solo che sia meglio se non lo menzioniamo alla polizia. Ti darebbe
il... movente, immagino.
Non le farei mai del male io!
Lo so, ma  esattamente quello che intendo. Se ne parliamo alla polizia,
loro inizierebbero una caccia inutile che nessuno di noi vuole. E di
sicuro non vogliamo che la famiglia di Izzy veda il suo nome trascinato
in questo tipo di sciocchezze da tabloid.
Concordo disse Rowan.
Mi asciugai gli occhi con la mano. Non l'ho vista nel bosco durante l'incendio.
Jennifer mi batt una pacca sul ginocchio. Nessuno l'ha vista, Kate. Non  colpa tua.
Odette, sempre seduta in grembo a Rowan, le sussurr qualcosa. La madre si accigli.
Ripetilo, tesoro.
Odette scosse la testa con decisione.
Dai, amore. Va tutto bene, te lo prometto.
Odette avvicin la bocca all'orecchio della madre e sussurr di nuovo, con tono un po' pi alto ma non sufficiente a farci sentire.
Ne sei sicura, tesoro? le chiese Rowan con voce delicata. Super super sicura?
Odette annu. Solo un breve cenno, quasi invisibile. Abbass appena il mento senza staccare gli occhi dalla madre.
Cosa c'? dissi. Vuole andare nella stanza dei giochi con gli altri bambini?
No rispose Rowan con aria cupa. Dice che ha... visto qualcosa.
Quando era nascosta nel tronco ha visto Izzy sull'orlo del dirupo. Con qualcuno.
Trasalii mentre il rombo di un tuono distante squarci il cielo.
Con chi? le chiesi. Con chi l'hai vista?
Odette ci guard, tutti quanti, come se i suoi occhioni nocciola ci vedessero per la prima volta. Pian piano, timidamente, sollev la mano e indic.
...
.
...
CAPITOLO 74.
...
.
...
Mio marito s'irrigid accanto a me e strinse i pugni; sentii i muscoli
delle sue braccia contrarsi contro le mie.
C' una testimone di ci che hai fatto, Sean. Una vera testimone.
Ma terrebbero da conto la parola di una bimba di cinque anni contro
quella di un adulto?
Distrattamente, mi chiesi come avrebbe reagito Sean quando fosse
stato accusato, se sarei andata a visitare mio marito in una prigione francese,
o se i nostri figli avrebbero voluto andare a trovarlo. Dove sarebbe
stato? Quanto tempo ci sarebbe voluto per la sentenza? Oppure sarebbe
stato estradato nel Regno Unito?
Odette non vacill. Non parl, n pianse, n nascose la faccia.
Indic e basta.
Con dito e mano tremante, indic soltanto una persona seduta sul
divano opposto.
Jennifer.
Il tempo sembr rallentare mentre tutti i presenti puntavano lo sguardo
su di lei.
Che cosa? esclam Jennifer, con un mezzo sorriso confuso sul volto.
Alla fine Odette ritrov la voce. Stavano gridando. Si dicevano cose
brutte. E poi il fumo  arrivato e quando se n' andato c'era soltanto la
mamma di Jake ed Ethan l. L'altra signora era sparita.
Non  vero neg Jennifer. Non ero affatto nelle vicinanze dell'orlo
del burrone.
Rowan si rivolse di nuovo alla figlia: Magari hai visto un'altra signora,
Odette? La mamma di qualcun altro?
Odette scosse la testa ma non disse niente.
Magari era la mamma di Lucy? sugger Rowan, indicandomi.
No-no rispose Odette, scuotendo di nuovo la testa. La signora
bionda e alta.
Anche Lucy  bionda osserv Jennifer.
La mamma di Jake ed Ethan! esclam Odette, indignata.
Sembra parecchio sicura disse Rowan che eri tu, Jen.
Jennifer alz le braccia. Ha cinque anni, Cristo santo. Non  esattamente
la testimone pi affidabile che ci sia, eh?
Lei non dice bugie.
Ma se vuole essere sempre al centro dell'attenzione! ribatt Jennifer,
alzando la voce.  tutta la settimana che si comporta cos, solo che
siamo tutti troppo educati per farlo notare!
Che cosa? Rowan divenne paonazza di rabbia. Ma come diavolo ti
permetti a dire questo di mia...
E lo sta facendo di nuovo adesso!
Perch invece i tuoi figli sono cittadini modello, vero?
Ma come osi! Jennifer le punt contro un dito accusatore. Non hai
letteralmente nessuna idea di cosa stai parlando.
Come osi tu criticare mia figlia quando il tuo maggiore ha passato la
scorsa notte a rotolarsi nel proprio vomito!
Alzarono le voci finch iniziarono a sovrapporsi in una raffica di accuse
e controaccuse, che si scontravano e rimbalzavano sulle pareti.
Non hai il diritto di mettere in mezzo i miei figli...
Tu non hai il diritto di parlare di mia figlia...
 una bambina viziata...
Russ intervenne, con le vene del collo a fior di pelle: Hai un bel coraggio
a...
Io! Detto dall'uomo che avrebbe lasciato tranquillamente affogare la
figlia mentre era...
Questa  solo una stronzat...
E poi accusare praticamente i miei ragazzi di...
A quanto ne sappiamo, i tuoi figli potrebbero aver benissimo appiccato
l'incendio...
A quanto ne sappiamo, potresti aver istruito Odette a dire di avermi
vist...
Istruita? Ma sei fuori di...
Di colpo, Rowan si ferm.
Odette si era premuta le mani sulle orecchie e stava piangendo in silenzio,
con le guance lentigginose gi ricoperte di lacrime.
Shhh disse Rowan, accarezzandole i capelli con una mano tremante.
Va tutto bene, bimba mia, mi dispiace. Niente pi urla. Mi dispiace,
va tutto bene.
Torn il silenzio. Le grida si erano interrotte, ma la tensione nella stanza
rimase come un cattivo odore.
Dopo un po' Jennifer sollev i palmi. Sto solo cercando di aiutare
Kate e fare la cosa giusta per Izzy, nient'altro.
Lo sappiamo dissi. Siamo tutti sotto shock.
Ma non ho idea del perch Odette pensi di avermi vista l con Izzy.
Ero molto pi preoccupata a tirare fuori dal bosco i miei figli.
Era vero che Odette non poteva essere considerata una testimone particolarmente
affidabile. Se per una volta fossimo stati del tutto onesti fra
noi - e, in quanto genitori, avevamo imparato molto tempo prima a non
essere mai del tutto onesti parlando dei rispettivi figli - lei faceva i capricci
da quando eravamo arrivati. Era sempre cos. Gli scatti di rabbia,
la schizzinosit con il cibo, la routine della nanna, erano tutti modi per
richiedere l'attenzione di genitori che, molto spesso, si concentravano
pi sui loro cellulari che su di lei.
Eppure...
Eppure era cos sicura di aver visto Jennifer sull'orlo del precipizio
con Izzy. Era abbastanza vicina da vedere, nonostante il fumo. Abbastanza
vicina da sentirle litigare.
Stavano gridando. Si dicevano cose brutte. E poi il fumo  arrivato e
quando se n' andato c'era soltanto la mamma di Jake ed Ethan l. L'altra
signora era sparita.
Non aveva senso. Non c'entrava nulla con quello che sapevo.
Fino a qualche minuto prima mi ero rassegnata al fatto che avevo scoperto
la sordida e sporca verit sotto il mio matrimonio; ero rassegnata
al fatto che mio marito - il padre dei miei figli, l'uomo che amavo con
tutto il cuore, l'uomo con cui volevo invecchiare - mi avesse tradita.
Rassegnata che, in qualche modo, il tradimento fosse degenerato in un
omicidio.
Le parole di Odette, per, non s'incasellavano in questo quadro.
E c'era anche qualcos'altro, qualcosa di pi, appena oltre il mio campo
visivo. Potevo percepire che era l, ma appena cercavo di guardarlo
direttamente, scivolava via.
E se avessi guardato tutto dalla prospettiva sbagliata, per tutto il tempo?
Qualche giorno prima ero convinta che Rowan fosse la traditrice,
poi Jennifer e infine Izzy. Mi ero sbagliata per tutta la settimana. Adesso
la mia amica era morta... e magari mi sbagliavo ancora. E se avessi permesso
alle mie emozioni di offuscare la ragione? E se non avessi parcheggiato
il mio cervello da lavoro, come lo chiamava Sean, e invece
l'avessi usato?
Ricordavo bene la prima scena del crimine a cui ero stata chiamata,
dopo l'abilitazione. Un furto in casa: nulla di particolarmente insolito,
a parte un grosso quantitativo di gioielli, contanti e apparecchi elettronici
rubati dai ladri, che non avevano lasciato neanche una singola traccia.
Niente impronte digitali n orme, niente DNA. Era stato un lavoro
scrupoloso. Ma anche una completa messinscena: il proprietario, un fan
di CSI Miami desideroso di fregare l'assicurazione, era stato beccato
mesi dopo, quando si era scoperto che la sua foto di un Rolex rubato
era stata scattata dopo il presunto furto.
A quel tempo, per, da novellina in erba con appena una settimana
di lavoro alle spalle, c'ero cascata in pieno. E adesso una domanda mi
ronzava nella testa: c'ero cascata di nuovo?
Ripensai alla mia conversazione con Izzy nella sala da pranzo, soltanto
un paio di ore prima. Che cosa aveva detto? Che cosa aveva detto davvero?
 dura, Kate, ma ci ho pensato a lungo e so che  la cosa giusta da fare,
date le circostanze.
Non so come dirtelo. Mi sono tormentata a lungo chiedendomi se dirti di...
Perch non sapevo che...
Non sapeva che cosa? Avevo dato per scontato intendesse che non si
era accorta che sapevo gi del tradimento di Sean. Magari, invece, ero
saltata alla conclusione sbagliata.
Fuori i tuoni si avvicinavano. Qualcosa scatt nella mia testa e finalmente,
finalmente, pensai che forse iniziavo a comprendere.
...
.
...
CAPITOLO 75.
...
.
...
Studiai gli altri sul divano opposto. Rowan che consolava la figlia, facendola
saltellare un po' sul ginocchio. Russ, che si sbatteva un pacchetto
di Marlboro da un palmo all'altro e sembrava avere voglia di
continuare la sfuriata. Jennifer, di nuovo prossima alle lacrime, con le
guance arrossate.
Jen dissi perch hai mandato gi i ragazzi?
Eh?
Dieci minuti fa. Hai mandato i ragazzi gi nella stanza dei giochi.
Scroll le spalle, distratta. Pensavo ci fossero cose che probabilmente
non dovevano sentire. Lanci un'occhiataccia a Rowan. E sono
ben felice di averlo fatto, adesso.
Non c'era nient'altro?
Per gli adolescenti  cos difficile elaborare un lutto.  una nuova
esperienza per loro e non volevo sconvolgerli ancora di pi. Sono devastati
da ci che  successo. E... Esit. E poi, be', non volevo metterti
in imbarazzo.
Lo capisco, e ti ringrazio. Fu il mio turno di esitare. Ma qual era
l'altra ragione?
Altra ragione per cosa?
Per allontanare i ragazzi da questa conversazione.
Non sono sicura di seguirti.
Voglio dire, tutto questo che ha a che fare con i nostri figli?
Si strinse nelle spalle. Nulla. A parte il fatto che si trovano qui questa
settimana, con tutti noi.
Gli ingranaggi del mio cervello erano al lavoro. Le lacrime di mia figlia.
Una conversazione sulla panchina. Una pagina tributo su Facebook.
Ethan collassato sull'erba a fissare il cielo stellato. Jake cos ubriaco
da non reggersi insieme. Izzy che lo riportava su dalla gola.
Ogni volta che ci fermavamo per farlo vomitare, voleva fare una chiacchierata,
aveva detto lei.
Su che cosa?
Cose di tutti i tipi.
Cose di tutti i tipi.
Mi stavo chiedendo dissi che cosa ha detto Jake a Izzy la scorsa
notte? Quando era ubriaco.
Non ne ho idea.
Davvero? Proprio nessuna idea?
Fu quasi impercettibile. Pressoch invisibile, ma non del tutto: un lieve
tremore del muscolo sotto l'occhio di Jennifer.
Hai visto in che condizioni era disse. Assolutamente fradicio, praticamente
incoerente tutto il tempo.
Lui stava cercando l'oblio, secondo suo fratello. Perch avrebbe
dovuto farlo?
Sono adolescenti. Vogliono sfidare i limiti, cercano nuove esperienze.
Cambiai tattica. I tuoi figli conoscono qualcuno di nome Alex Bayley?
Mi parve di cogliere qualcosa attraversarle il viso, ma solo per una
frazione di secondo. Poi scomparve. Quella settimana il mio giudizio
era stato cos scarso che lo lasciai quasi perdere.
No rispose. Cio, non credo. Andava nella loro scuola?
Anche in quelle sue parole c'era qualcosa che suonava falso, ma al
momento non insistetti.
E per quanto riguarda l'incendio? continuai. Perch oggi? Com'
scoppiato?
Jennifer sollev i palmi, esasperata. Ne abbiamo gi parlato. Che
cos', un interrogatorio?
Un incendio poteva anche essere un incidente. Ma mi  sembrato che
il fuoco fosse iniziato in due posti differenti e allora ho iniziato a pensare
che Jake ed Ethan...
Jennifer scatt in piedi, gli occhi lucidi di lacrime. Basta cos! Da
quanto siamo amiche? Non posso crederci che tutti voi non abbiate
problemi ad attaccare cos i miei figli. Di nuovo.  cos doloroso e orribile
che non riesco a credere a ci che sento. Siamo tutti devastati e
addolorati per quello che  successo a Izzy. Io lo sono tanto quanto voi.
Sollevai le mani per tranquillizzarla. Lasciami finire, Jen. All'inizio
ho pensato che due ragazzi equivalevano a due fuochi. E se invece non
fosse cos? Se significasse qualcosa di diverso?
Cio? chiese Russ.
Due fuochi per assicurarsi che l'incendio attecchisca. Per assicurarsi
che prenda bene e ci sia un sacco di fumo. Per assicurarsi che non possa
essere spento subito.
E il punto quale sarebbe?
Provocare una distrazione dissi. Un diversivo.
Una vera cortina di fumo comment lui.
Esattamente. Mi voltai verso sua moglie. Ti ricordi, Rowan, appena
abbiamo visto il fumo e tutte e tre ci siamo messe a correre attraverso
il vigneto? Io, tu e Izzy?
Mi ricordo che ero terrificata.
Ma ricordi l'ultima cosa che ci ha detto Izzy, mentre correvamo nel
bosco?
La sua espressione cambi e lanci una breve occhiata a Jennifer prima
di tornare a guardarmi. Ha detto che andava a cercare Jen, per
aiutarla a recuperare i ragazzi.
Gi.  quello che ricordo anch'io.
Ci fu un lungo momento di silenzio.
E allora? fece Jennifer.
Izzy  venuta a cercarti dissi. Per aiutarti. E ti ha trovata davvero,
perch Odette vi ha viste insieme qualche minuto dopo.
Jennifer si stava spostando verso la porta. Sai cosa? Non devo starmene
qui ad ascoltare,  ridicolo! La sua voce tremava per la rabbia.
La mia amica  morta per un terribile, orribile incidente, ma tu non
vuoi fare altro che trovare qualcuno da incolpare. Be', perch non cerchi
un po' vicino, allora, Kate? Perch non pensiamo al tuo ruolo in
tutta questa storia? Tu sei quella che ha stalkerato il proprio marito per
una settimana, tu sei quella che ha scoperto che si scopava una delle tue
migliori amiche, tu sei quella che l'ha affrontata. Perch non racconti
tutto questo alla polizia e vedi come ti va?
S dissi, sentendomi invadere da una strana calma, per la prima volta
da giorni. E esattamente quello che credo dovremmo fare. Penso
che dovremmo dire tutto quanto alla polizia.
Jennifer mi fulmin con un'occhiata di incredulit, mista a compassione.
Buona fortuna, allora, dolcezza.
Detto ci, usc in fretta e furia, chiamando i suoi figli e dicendo loro
di andare nelle loro stanze e iniziare a fare le valigie.
Con mia sorpresa, Sean salt su e la segu fuori. Dopo qualche secondo,
sentimmo il suono di una discussione accesa, per quanto portata
avanti sottovoce.
Rowan lasci Odette in braccio al marito e venne a sedersi accanto a
me. Stai bene, Kate?
No. Tu?
Direi di no. Mi strinse la mano. Per la prima volta da che avevo
memoria, sembrava faticare a trovare le parole giuste. Pensi davvero
che sia stata lei?
Mi strinsi nelle spalle. Onestamente? Non lo so. Ma questo spetta
alla polizia deciderlo, non a noi.
Ma che cosa facciamo adesso? Ridusse la voce a un bisbiglio. Se 
capace di una cosa del genere, chiss cos'altro potrebbe fare.
Non avevo una risposta per lei. Avevamo abbandonato il mondo
conosciuto per avventurarci in acque inesplorate e non c'era nessuna
mappa per ricondurci a casa. Era rimasta soltanto una cosa da fare:
continuare ad avanzare.
Dobbiamo solo restare qui, Rowan, finch non arriva la polizia. Nel
frattempo, andr a parlare con Sean. Per ottenere qualche risposta.
Lui era in cucina, messo all'angolo da Jennifer. La discussione si spense
sulle loro labbra non appena comparvi sulla soglia.
Ho bisogno di un po' d'aria, Sean. Andiamo sul balcone, ti va?
Lui annu. Aveva l'aria di un uomo sulla via del patibolo, che sapeva di
avere l'anima gi dannata. S annu con un filo di voce.
Era ora della verit.
...
.
...
CAPITOLO 76.
...
.
...
Fuori l'aria era afosa e le nubi temporalesche proiettavano una vasta ombra sul paesaggio. Si muovevano in fretta e ben presto sarebbero arrivate sulle nostre teste. Per il momento, comunque, il sole continuava a picchiare sulla villa con un intenso, spietato calore mediterraneo, che inizi a scottarmi la pelle non appena uscimmo. Io e Sean trovammo un paio di sedie e ci sedemmo in fondo al balcone, con la campagna francese che si estendeva sotto di noi come un dipinto ad acquerello con vividi verdi e profondi marroni.
Prima di dire qualsiasi cosa, Sean, voglio soltanto mettere una cosa in chiaro fra di noi.
Ok disse incerto.
In vita mia non mi sono mai fidata di nessuno come mi fido di te dissi. Nemmeno dei miei genitori o di mia sorella. Per le cose che ti dico, le cose che condividiamo... mi fido completamente di te.
Lui annu ma non disse niente.
Questa settimana, per, questa fiducia  stata messa a dura prova, fino al limite, al punto che ho pensato che le cose non sarebbero mai pi state le stesse, che non saremmo mai potuti tornare indietro. Tuttavia credo ancora ci sia una possibilit. E tu?
Lui deglut a fatica. Spero di s.
Be', l'unica maniera in cui potr accadere  se ti fidi di me. Devi fidarti di me. Devi dirmi che cosa sta succedendo, seduta stante. Ho bisogno della verit.
Lo so.
E lo giuro su Dio, lo giuro sulla mia vita, se non mi dici l'assoluta verit, e intendo tutto quanto, la prima cosa che far quando arriveremo a casa sar chiedere il divorzio. Mi far male da morire, ma non avr alternativa.
No mi disse subito. Non farlo.
Niente pi segreti, allora.
Sean annu. Niente pi segreti.
Bene.
Sembr ripiegarsi su se stesso, sciogliersi sulla sedia, come se si fosse tenuto dentro qualcosa cos a lungo che le sue energie si erano esaurite.
Quando parl, la voce era poco pi di un bisbiglio.
Non l'ho fatto. Non ho spinto Izzy gi dal dirupo.
Presi la sua grande mano destra fra le mie. Lo so, Sean. So che non l'hai fatto.
Sollev lo sguardo, sbattendo le palpebre per la sorpresa. Ah s?
S.
Ma pensavi che io...
Non pi: finalmente ho capito alcune cose. Non era affatto vero, ma dovevo fargli credere che fosse cos, per spingerlo a dirmi tutto. Ho solo bisogno che tu mi aiuti a mettere insieme i pezzi nel giusto ordine.
Si reclin indietro fino a fissare direttamente il cielo, le nubi scure in avvicinamento. Ges, che casino. Che cazzo di casino. Abbass di nuovo lo sguardo su di me. Quando hai menzionato Alex Bayley ho capito che era inutile continuare. Che era finita.
Dimmi tutto.
Si sfreg la faccia con entrambe le mani, sospirando pesantemente e guardando per un momento il panorama, le colline scure in lontananza, poi torn a rivolgere a me l'attenzione.  iniziato tutto qualche settimana fa disse.
Continua.
Lui esit, poi butt tutto fuori.
Ero fuori a correre, ad allenarmi per la mezza maratona che dovevo
fare. Era tardi e mi trovavo in una di quelle stradine laterali silenziose, accanto al campo da golf, e mi sono ritrovato dietro un'auto ferma a un incrocio. Era ferma l, con motore e fari accesi. Soltanto quest'auto, nessun altro intorno. Pensavo che si fossero persi o qualcosa del genere.
 stato solo quando sono arrivato al finestrino che ho visto il conducente dietro il volante, al cellulare, e c'era una mountain bike sulla strada
di fronte a lui, tutta piegata. Allora ho guardato di nuovo chi c'era alla guida e l'ho riconosciuto.
Ripensai al giorno precedente, quando Daniel si era ritrovato da solo
nella villa, e a come aveva insistito Jennifer dicendo che i suoi figli non sarebbero mai usciti con una delle auto.
Era Jake, vero?
Nell'auto di Jennifer. E io sono l che sto per bussare al finestrino, ma subito lui ingrana la marcia e sgomma via alla velocit della luce.
Cos restiamo solo io e questa bicicletta contorta, ma  allora che vedo il ciclista. L'impatto l'aveva scagliato nella siepe dall'altra parte della strada.
Ero sotto shock, credo. Sono andato a controllare il ragazzo e aveva
ancora battito, ma era conciato male; non indossava il casco e la sua
faccia era ricoperta di sangue. Ho tirato fuori il cellulare per chiamare un'ambulanza, per mentre compongo il numero inizia a squillarmi in mano.  Jen, in un fiume di lacrime, che mi supplica di non dire che cos'ho appena visto, di non dare la targa della sua auto, di lasciarne fuori Jake. Non sapevo che cazzo fare, era cos sconvolta.
Mi costrinsi a respirare. Cos hai accettato.
Volevo fare la cosa giusta e Jennifer era stravolta. Volevo aiutarla, cos ho chiuso la telefonata con lei, ho chiamato il 999 e ho detto che avevo appena trovato questo ragazzo e la sua bici, solo questo.
Non hai menzionato l'auto, n chi la guidava.
Sean scosse la testa. Il vento gli scompigliava i capelli. Jen era in uno stato tale che pensavo fosse la cosa giusta da fare.
Hai mentito alla polizia?
Adesso vorrei non averlo fatto, giuro su Dio.
Una piccola bugia, un piccolo inganno per aiutare un'amica. E ci aveva condotti tutti l, distrutti dal lutto, in attesa dell'arrivo della polizia.
Ed  per questo che hai smesso di uscire a correre. Scossi la testa.
Pensavo che volessi risparmiare le energie per una relazione. Dio, sono una tale idiota.
Abbiamo creato dei falsi profili su Messenger per restare in contatto, nel caso tu o Alistair aveste guardato i nostri cellulari. Ci aggiornavamo e io raccoglievo ci che potevo da te riguardo all'indagine della polizia, cercando di capire che cosa avremmo dovuto fare se le cose si fossero messe male. Il ciclista era in terapia intensiva e tutti speravamo che ce la facesse.
Dobbiamo parlare di nuovo.
K sospetta qualcosa?
Non ne ha idea. Ma non posso continuare cos.
Decideremo quando saremo in Francia. Vedremo che cosa fare.
Era lei CoralGirl. Quelli erano i messaggi che avevo visto sul tuo
telefono.
A quanto pare, la Coral Bay Elementary era la scuola in cui andava
a Los Angeles, prima che la sua famiglia si trasferisse in Inghilterra. O qualcosa del genere.
E marted, quando ho sbloccato il tuo telefono e le ho mandato un
invito?  stata Izzy a presentarsi.
Sean chin lo sguardo sul pavimento. Non appena eri rientrata in
casa, io ho controllato il cellulare e ho visto quello che avevi fatto. Sono riuscito a mandare a Jennifer un altro messaggio, dicendole di non venire.
Ero in preda al panico, sicuro che a quel punto sapessi che cosa stava succedendo, cos le ho suggerito di mandare su Izzy invece, chiedendole di iniziare a preparare il t.
E Izzy l'ha fatto.
Sean corrug tutta la faccia, come sul punto di scoppiare di nuovo in
lacrime. Cercava di rendersi utile.
Sean dissi il ciclista era Alex Bayley, vero?
Lui annu ma non disse nulla.
Mi ricordai all'improvviso il suo file che mi passava sulla scrivania, a lavoro: ecco perch quel nome mi era familiare. Quando  morto?
Ieri. I suoi amici hanno creato una pagina tributo su Facebook.
Ecco perch Jake si  ubriacato cos. A un tratto ebbi un flash di
Izzy che reggeva l'adolescente camminando nel giardino. Perch cercava l'oblio.
Jake ha retto pi o meno bene finch Alex era ancora vivo nell'ospedale e pensavano che se la sarebbe cavata.  stato ieri sera, dopo la partita a pallanuoto, che hanno scoperto che era morto per le ferite riportate.
Ripensai ai cellulari dei due ragazzi, che continuavano a suonare ogni qualche secondo mentre loro erano in piscina; le informazioni sui social media, a mano a mano che la notizia si diffondeva come un incendio  fra i vari gruppi.
Era su tutti i social, vero?
Era ovunque. Jake  uscito dalla piscina, ha scoperto che Alex era
morto... e ha perso la testa.
Un altro tassello s'incasell.
E per questo si  preso quella sbornia. E quando Izzy l'ha trovato, lui le ha detto quello che aveva fatto, giusto? Da ubriaco, le ha confessato di aver ucciso qualcuno?
Izzy ha affrontato Jen a riguardo proprio questo pomeriggio. Jen l'ha supplicata di tenerlo segreto, ma Izzy non voleva saperne, per via di ci che era successo al suo fidanzato.
Ricordai la chiesa piena, in cui rimanevano solo posti in piedi, e Izzy scioccata dal lutto per Mark, l'uomo che stava per sposare. Ucciso da un pirata della strada, che non era mai stato trovato. Era assolutamente impossibile che Izzy si rendesse complice di tutto questo, eh?
Nemmeno in un milione di anni.
L'unico crimine su cui non avrebbe mai e poi mai chiuso un occhio,
a prescindere da chi fosse coinvolto. Perch era capitato a lei. Feci un respiro profondo. Stava per parlarmene questo pomeriggio, ma io sono stata troppo cocciuta per stare ad ascoltarla. Ed  stato allora che l'incendio  cominciato.
Gi.
La temperatura scese di qualche grado e il vento aument.
I fuochi sono iniziati in due posti diversi, a una certa distanza l'uno dall'altro, per assicurarsi che le fiamme attecchissero e non potessero essere estinte in fretta.  un classico, l'ho gi visto in casi di incendi  dolosi.
Suggerisce un intento deliberato, piuttosto che una cazzata adolescenziale.
Scossi la testa. Sapevo che qualcosa non andava non appena li
ho visti.
Non avevo idea che Jen si sarebbe spinta cos in l disse Sean. Non
avevo idea di cosa fosse capace.
Era determinata a tenermelo nascosto, a tutti i costi.
Gi.
L'immagine diventava sempre pi chiara, ma c'era ancora un punto
cruciale che non capivo.
Jen e Alistair sono nostri amici e vogliamo il meglio per i loro figli,
questo lo capisco. Ci che non comprendo, invece,  perch tu non me
ne abbia parlato.
Sean mi fiss come se la risposta fosse ovvia. Per via di chi sei, per via
di quello che fai. Per via di come sei. La verit, tutta la verit, nient'altro
che la verit. Era stato persino uno dei tuoi dannati colleghi a raccogliere
le prove sulla scena. Se te l'avessi detto, ti avrei messo in una situazione
impossibile, e sappiamo entrambi come sei: tutto  bianco o nero
nel tuo mondo, in cinque secondi netti mi avresti portato in centrale per farmi cambiare la dichiarazione.
Ci pensai su per un momento. Probabilmente hai ragione.
So che  cos.
Non possono essere al di fuori della legge. Nessuno pu.
Forse no. Ma c' un'altra ragione per cui non te l'ho detto. Una ragione molto pi importante.
Ma quale ragione potr mai esserci per occultare delle prove e ostacolare un'indagine della polizia su un grave incidente?
Perch, Kate disse lentamente non  stato un incidente. Nostra figlia gli ha chiesto di farlo.
...
.
...
CAPITOLO 77.
...
.
...
DANIEL.
Daniel non ricordava l'ultima volta che era successo: un messaggio
da sua sorella. Forse, in effetti, mai. In Inghilterra, la maggior parte del
tempo lei notava a malapena la sua presenza, figurarsi parlargli. Figurarsi
messaggiare. Ma l nella casa delle vacanze era differente. La notte
prima le aveva dato le caramelle e avevano fatto una bella chiacchierata,
cio un vero discorso. Daniel adorava fare dei veri discorsi con lei. Si
divertiva a irritarla, certo, ma la ammirava anche ed era orgoglioso di lei
in una maniera che non riusciva bene a spiegare; e quando lei era gentile
era cos premurosa e dolce e carina con lui, che Daniel si chiedeva dove
fosse quella sorella gentile il resto del tempo.
Quel giorno le aveva comprato degli altri dolcetti al villaggio, cos
magari potevano fare un'altra chiacchierata, e adesso voleva davvero
parlarle, dopo quello che era successo nel bosco. Gli veniva uno strano
e duro groppo alla gola ogni volta che pensava a Izzy. E gli occhi gli
pizzicavano, come per piangere di nuovo. Era caduta nel burrone, aveva
sbattuto la testa e adesso era...
Non voleva pi pensarci da solo, fra s e s.
Voleva parlarne con sua sorella. Aveva in mano il suo cellulare, un vecchio
iPhone con lo schermo crepato che aveva supplicato di ereditare
quando suo pap ne aveva preso uno nuovo.
Quand'ecco che, come per magia, gli era arrivato un messaggio.
Stai bene? Ho qualcosa per tirarti su, fratellino.
Seduto a gambe incrociate sul letto, Daniel sorrise e le rispose con tre
faccine sorridenti e tre bacini. Corse fuori in corridoio fino alla camera
di Lucy, poi buss leggermente sulla porta, ma lei non c'era. La sua
stanza era vuota. Le mand un altro messaggio.
Dove sei?
La risposta di Lucy arriv immediatamente. Lui la lesse e aggrott la
fronte, scrivendo il pi veloce possibile.
Ma ci  permesso?
Certo, fratellino.
Daniel sorrise di nuovo. Lei non gli aveva mai fatto un regalo, o almeno
non lo ricordava. Magari quando lui era piccolo piccolo, come un
beb, ma non si ricordava. L'idea che era uscita e aveva speso i suoi soldi
per un regalino per lui gli provocava una sensazione di calore dentro;
era gi un po' pi felice anche solo pensandoci.
Qualcosa per tirarti su, gli aveva scritto.
Chiss cosa gli aveva preso. Dolci, sperava. O magari un gonfiabile
per la piscina, o un frisbee per la spiaggia. Era bravo con il frisbee.
Daniel corse indietro nella propria stanza, arraff il sacchetto di
Haribo che aveva comprato nel supermarket e trotterell gi per la scalinata
curva, arrivando al pianterreno. Mamma e pap erano ancora sul
balcone. Avevano le teste vicinissime, come se parlassero di qualcosa di
super segreto. Ebbe la sensazione che era meglio non disturbarli e cos
torn dentro, scese gli scalini fino alla stanza dei giochi e usc dalla porta
laterale che conduceva alla piscina. Non c'era nessuno in giro. Il vento
creava delle piccole onde sulla superficie dell'acqua e il cielo era pieno
di nuvole grigie, che coprivano il sole, quindi sembrava pi di essere
a casa che in vacanza. Le nuvole rendevano tutto stranamente scuro,
sembrava quasi ora di andare a dormire.
Attravers il giardino - evitando le pozze di vomito di Jake, che i grandi
non erano poi tornati a pulire - e super il grosso cancello di pietra
che portava al vigneto.
A met della collina, un tuono colossale che rimbomb quasi direttamente
sulla sua testa lo fece sobbalzare.
E poi inizi a piovere.
Solo qualche goccia all'inizio: una pioggerellina calda sulle viti accanto
a lui, sulle sue guance e sugli avambracci; ma poi divenne sempre
pi forte e ogni goccia era seguita da due finch, nell'arco di qualche
istante, si trasform in un ruggito continuo e il temporale si scaric a
piena potenza. Per un secondo, pens di girarsi e tornare su alla villa.
Ma Lucy era nel bosco che lo aspettava. Non voleva deluderla. E poi lei
aveva un regalo.
Allora si mise a correre.
Un fulmine si schiant dall'altra parte della valle e un altro boato furibondo
squarci l'aria, cos potente che Daniel incass la testa fra le
spalle, ma non si ferm. Sembrava che il tuono fosse proprio sopra di
lui, sulla sua testa.
Al limitare del bosco, accanto all'erba bruciata, si ferm a riprendere
fiato. La pioggia scrosciava sulle foglie degli alberi con una raffica
continua e la sua maglietta era gi inzuppata. Aveva i capelli appiccicati
alla testa e le lenti degli occhiali con le strisciate d'acqua. Se li tolse e li
asciug con la maglietta bagnata, ma non appena se li rimise tornarono
come prima. Era come guardare attraverso un parabrezza quando i tergicristalli
non andavano abbastanza veloci. Sbirci nel bosco.
Eccola. Intravide i capelli biondi della sorella muoversi fra gli alberi.
Corse verso di lei.
...
.
...
CAPITOLO 78.
...
.
...
Credevo di aver sentito male.
Lucy ha fatto cosa?
Sean non distolse lo sguardo dal mio. Sai che avevano una relazione,
lei e Alex Bayley?
Che cosa? No!
Lei era proprio cotta. Lui era un bel rugbista e giocava per una delle
importanti squadre accademiche. I Saracens, credo.
E perch non ce ne ha mai parlato?
Pensava che non avremmo approvato, pensando che l'avrebbe distratta
dagli esami. A ogni modo, hanno rotto circa un mese fa e lui
aveva... aveva un video di lei che faceva circolare fra i suoi amici.
Un brivido mi attravers la spina dorsale, dita di ghiaccio mi sfiorarono
la pelle. Che genere di video?
Il genere peggiore.
Ripensai alla conversazione con Lucy di qualche giorno prima.
Un video che ti ritrae?
La sorta di cosa che tu... non vorresti che io vedessi?
Lei me l'aveva detto, aveva provato a dirmelo. Ma io non avevo recepito
il messaggio, troppo preoccupata dai miei problemi.
Cristo sospirai. Continua.
Ricordi il barbecue da Russ e Rowan, quando ci siamo trovati tutti
insieme per programmare la vacanza?
Ricordo che Lucy era particolarmente scontrosa e collerica e ci aveva
fatti arrivare con mezz'ora di ritardo perch non voleva alzarsi e vestirsi.
Jake l'ha seguita come un cagnolino per tutto il pomeriggio, ricordi?
Poi sono scomparsi per un'ora nel prefabbricato che Russ ha piazzato
in fondo al suo giardino e che usa da ufficio.
S, Daniel la prendeva in giro.
Gi. Sean sollev lo sguardo verso il cielo, con le nubi scure che
incombevano proprio sopra di noi. Il vento stava diventando pi forte.
Andiamo dentro, sembra che stia per iniziare il temporale.
Andammo nella sala da pranzo e ci sedemmo in fondo al lungo tavolo,
proprio dove mi ero seduta con Izzy appena qualche ora prima. Avevo
il cuore pesante, come se fosse diventato di piombo pensando a lei.
Sentii le lacrime tornare, ma le respinsi.
Sean mi tese la mano. Hai il tuo cellulare?
Tirai fuori dalla tasca il mio telefonino e glielo sbloccai. Che cosa
vuoi fare?
Lui mi prese il cellulare e and su un sito chiamato VideoVault, accedendo
con il proprio profilo. Jake aveva l'abitudine di scattare di nascosto
delle foto alle ragazze che conosceva, per riguardarle in seguito.
Ne ha fatte alcune anche a Lucy. Pure dei brevi video, quando lei non
se ne accorgeva.
Trov ci che cercava e gir il cellulare di lato, reggendolo in modo
che potessimo vedere entrambi.
Che cosa sto guardando? gli chiesi.
Guarda e basta.
Il video si caric. Niente titolo, n intro, l'inquadratura traballante
tipica dei filmati fatti con il cellulare. Si vedeva Lucy ripresa da un'angolazione
bassa, come se fosse stata filmata dal grembo di qualcuno, ma
lei era vicina e chiaramente identificabile sul lato sinistro dello schermo.
C'era una parete con un pannello di legno alle sue spalle - presumibilmente
l'interno dell'ufficio da giardino - e c'era una bottiglia del cognac
preferito di Russ aperta sul tavolino di fronte a Lucy. Nostra figlia era
sprofondata su un sof, con una bretellina del top abbassata sulla spalla
e le guance paonazze di rabbia.
Alex Bayley  un fottuto pezzo di merda. Aveva le guance rigate di
lacrime e biascicava leggermente, ma le parole erano abbastanza chiare.
Ma la fa franca cos, senza nessuna punizione, perch  il ragazzo d'oro
del rugby a cui tutte le ragazze dovrebbero sbavare dietro. Vorrei che
qualcuno lo facesse sentire come mi sento adesso, solo una volta. Solo
per un giorno, un'ora. Che lo facesse sentire usato, sporco e inutile, facendogli
desiderare di morire. Vorrei che... Gesticol con una mano.
La sua voce era tremante. Vorrei che venisse investito da un autobus.
Che cadesse da un precipizio, cazzo...
Vidi Lucy prendere il suo bicchiere di cognac e berlo d'un fiato per poi
sbatterlo gi sul tavolo. Vorrei... vorrei soltanto che morisse, cazzo!
Si mise la testa fra le mani e ci fu qualche secondo di silenzio, un crepitio
statico nel video. Fu poi la voce di Jake a interromperlo, forte e
vicina alla telecamera.
Lo far io per te.
Lei sbuff una mezza risata e sollev lo sguardo. Che cosa?
Lo sistemo io, se vuoi. Lo faccio io. Il suo tono era studiatamente
disinvolto, pieno di spavalderia adolescenziale. Sembra che se la sia
davvero cercata.
Lucy aggrott la fronte, come se non riuscisse a capire se lui scherzasse
o meno. Seriamente?
Ethan l'ha visto fuori in bici sul suo percorso d'allenamento. So dove
gira. Vuoi che abbia un incidente?
Lucy si chin in avanti, sbattendo in fretta le palpebre, passandosi la
lingua sul labbro superiore. Prese un altro sorso di cognac, si appoggi
allo schienale e si pass una mano fra i capelli biondi. Accavall una
lunga gamba sull'altra.
S.. La sua voce era distaccata, determinata. Un tono duro e freddo
che non le avevo mai sentito prima. S,  quello che voglio..
Il video termin e lo schermo divenne nero.
Rimasi seduta immobile per un momento, cercando di elaborare quello
che avevo appena visto e ci che significava, cercando di afferrare
l'intera portata di quello che nostra figlia aveva messo in moto. Concorso
in omicidio. Nostra figlia: la nostra intelligente, talentuosa e meravigliosa
figlia. Se quel video fosse stato divulgato, sarebbe stata implicata
in una morte. Processata. Il suo radioso futuro sarebbe finito in fumo.
Aspetta un momento, questo video  gi su internet? Quante persone
l'hanno visto?
 su un sito di trasferimento file poco conosciuto, impostato su visualizzazione
privata disse Sean. Il che in pratica significa che hai
bisogno di una password per vederlo, password che abbiamo soltanto io
e Jennifer. Mi ha inviato il link del video e mi ha detto che, se mai fosse
saltato fuori il coinvolgimento di Jake, lei avrebbe impiegato solo trenta
secondi a togliere la restrizione e caricarlo su YouTube, affinch tutto il
mondo lo vedesse. Per giustificare perch Jake l'aveva fatto.
Quindi ti ha ricattato con questo per tutto il tempo?
S.
Ripensai ai messaggi sul suo cellulare.
Non riesco a smettere di pensare a quello che hai detto
Intendevo ogni singola parola
Lucy non si era accorta che lui la stava filmando, vero?
No.
E sa che  stato Jake a investire Alex?
Sean scosse la testa. Lei non sa nemmeno del video di lei che gli
chiede di farlo. Soltanto Jake, Jennifer ed io sappiamo che esiste questo
filmato.
E io.
E tu. Allora, adesso che lo sai, che cosa facciamo? E con Jennifer?
Controll l'orologio. La polizia sar qui presto.
Guardai mio marito, il mio marito coraggioso, gentile e protettivo, e
mi sentii traboccare il cuore.
Sai che cosa dobbiamo fare, Sean. L'hai sempre saputo.
Dopo un lungo momento, lui si alz. S assent. Lo so.
C'era ancora una cosa, per. Perch hai dei preservativi, Sean? Li ho
trovati nella tua valigia.
Parve confuso. Non ho messo nessun preservativo l dentro, lo giuro.
Chi ha usato quella valigia prima di te?
Prim'ancora di pronunciare quella domanda, sapevo gi la risposta.
Lucy mi risposi. L'ha presa per il viaggio in Germania.
Gi disse lui lentamente. La gita estiva. Si guard intorno. Dove
sono i ragazzi, comunque?
Nella sala dei giochi?
Vado a dare un'occhiata.
Si diresse nel seminterrato e io presi il mio cellulare, cercando l'applicazione
Trova iPhone.
L'app si caric, mostrandomi i due dispositivi che poteva localizzare:
i telefonini dei miei figli.
Selezionai il cellulare di Lucy e aspettai che il localizzatore facesse la
sua magia.
Dopo qualche secondo, la mappa mostr la posizione di Lucy sul lato
ovest della propriet, vicino alla gola. Non c'era alcuna buona ragione
perch si trovasse laggi nel bel mezzo di un temporale. Sentii un'improvvisa
fitta di panico immaginandola in piedi sull'orlo del precipizio,
piena di disprezzo per se stessa per come era stata trattata, sentendosi
usata, sporca e inutile, soffocata dal rimorso per ci che aveva messo in
moto. Le mandai un rapido messaggio e mi alzai, pronta a uscire sotto
la pioggia.
Sean torn nella sala da pranzo, con il viso corrugato da linee di preoccupazione.
I ragazzi non sono nelle loro stanze, nessuno dei due.
Sollevai il mio cellulare e gli mostrai l'icona del telefono di Lucy sulla
mappa. Per qualche ragione  tornata alla gola. S'inzupper tutta.
Lucy comparve sulla soglia della stanza, gli occhi rossi a furia di piangere.
Non  che avete visto il mio cellulare? chiese. L'ho lasciato a
caricare nel salotto e adesso non lo trovo da nessuna parte.
Tornai a guardare il mio telefonino e selezionai l'icona del cellulare di
Daniel, sentendo il cuore rullarmi nel petto intanto che aspettavo che
l'applicazione localizzasse il segnale.
Non appena lo individu, il cuore mi balz in gola.
...
.
...
CAPITOLO 79.
...
.
...
DANIEL.
Daniel stava correndo.
La pioggia torrenziale creava uno spesso muro sonoro colpendo le foglie
degli alberi intorno a lui e il terreno ai suoi piedi. Ormai era bagnato
fino alle ossa, come se si fosse tuffato vestito nella piscina; non c'era
nemmeno un centimetro asciutto. Sperava che Lucy avesse un ombrello
e che potessero rimanerci entrambi sotto aspettando che smettesse di
piovere.
Strinse gli occhi per vedere attraverso gli occhiali imbrattati. Lei era
proprio l davanti. Vicina all'orlo del burrone, dove... Non voleva pensare
a quello che era successo a Izzy, era troppo triste. Chiss perch sua
sorella aveva voluto venire laggi, lui proprio non lo sapeva. Ma aveva
un regalo e gli aveva mandato un messaggio, quindi era andato. Ricordandosi
del sacchetto di Haribo che aveva in mano, se lo port dietro la
schiena per farle una sorpresa.
Daniel rallent arrivando nella radura accanto all'albero caduto. Era
proprio sul bordo del burrone e gli dava la schiena, con i lunghi capelli
biondi fradici. Lui inizi a camminare, cercando di recuperare il fiato.
Lentamente, lei si gir.
Daniel le rivolse il suo migliore sorriso. Eccola, sua sorella.
Oh. No. Non era lei.
Non era Lucy.
Gli ci volle un momento per elaborare quello che vedeva e rimettere
in moto i pensieri, guardandola attraverso il diluvio. Non era Lucy. Era
la mamma di Jake ed Ethan, Jennifer, con il trucco sbavato dalla pioggia
e linee nere che le colavano gi dagli occhi.
Anche lei era l, che strano. E aveva un cellulare che sembrava quello
di Lucy. Cio, era proprio identico.
Ciao la salut. Hai visto mia sorella?
Jennifer gli sorrise. Sta arrivando. Indic la mano che lui teneva
dietro la schiena. Che cos'hai l, Daniel?
Lui tir fuori il pacchetto di caramelle. Un regalo per Lucy.
Ma che dolce che sei. Indovina un po'... anche io ho un regalo per te.
Che cos'?
Jennifer infil una mano in tasca. Una sorpresa, tesoro.
Daniel si avvicin di un passo. Il trucco sbavato e il suo sorriso gli
ricordavano quel clown di una sua festa di compleanno, quando era
piccolo. Il pagliaccio aveva sorriso tutto il tempo ma in modo finto: in
teoria doveva essere divertente, ma in realt era solo spaventoso e inquietante.
Da allora aveva sempre avuto paura dei clown.
Come sai che Lucy sta arrivando? le chiese.
Me l'ha detto. Gli fece cenno di avvicinarsi. Non vuoi la tua sorpresa?
Uhm, ok.
Jennifer gli tese una mano e apr il palmo, rivelando un accendino
giallo.  tuo, non  vero? Non rimane molto gas, mi spiace. Per fa una bella fiamma, eh?
Daniel sbatt le palpebre per togliersi le gocce dagli occhi e pronunci
le parole prima di riuscire a fermarsi: Sei stata tu a causare l'incendio?
Jennifer gli tese l'accendino e il sorriso si allarg ancora sul suo volto.
Spero che non ti dispiaccia se l'ho preso in prestito.
Non importa, non c' problema. Grazie.
Daniel le si avvicin per prenderlo, ma Jennifer fece scattare l'altra
mano e gli afferr con forza il braccio; la sua stretta era come una morsa
d'acciaio che gli stritolava le ossa del polso.
Jennifer lasci cadere l'accendino e trascin il bambino verso l'orlo del burrone.
...
.
...
CAPITOLO 80.
...
.
...
Lo udii prima di vederlo: i suoi strilli squarciarono il ruggito della
tempesta sulla collina.
Ahia, mi fai male! Mamma! Pap, aiut...
Poi silenzio.
Mi precipitavo fra i torrentelli d'acqua piovana che scendevano verso
la gola. In mezzo alla pioggia intravidi delle figure oltre gli alberi, poi
scivolai e caddi pesantemente. Mi rimisi a fatica in piedi, con le braccia
e le gambe infangate, e mi buttai in avanti fino a raggiungere la radura.
Mi si ferm il cuore.
Jennifer reggeva Daniel proprio sull'orlo del precipizio. Lui aveva i
piedi per met nel vuoto, con la punta dei sandali che non poggiava su
niente, e aveva spalancato entrambe le braccia per mantenere l'equilibrio.
Il retro della sua maglietta era stretto nel pugno di Jennifer, che
aveva i muscoli tonici del braccio destro tutti tesi.
Una rapida spinta e lui sarebbe finito gi dal dirupo.
Daniel si volt per guardarmi da sopra la spalla: aveva gli occhi strabuzzati
dal terrore e una guancia arrossata da un colpo appena ricevuto.
Accanto all'alta figura di Jennifer, sembrava cos piccolo, magro e vulnerabile.
Mamma! strill lui, la voce colma di panico.
Provai a parlare, ma non usc nessuna parola; avevo la bocca paralizzata
dalla paura. Il terrore si stava diffondendo dentro di me, riempiendomi
il petto e la gola, facendo risalire la bile alla bocca. Mi venne
la nausea. Con i palmi sollevati in un gesto di resa, feci un altro passo
verso di loro.
Resta dove sei! berci Jennifer. I suoi occhi erano sgranati e brillavano
di una strana intensit, che mi fece accapponare la pelle. Sembrava
impazzita. Come se qualcosa dentro di lei si fosse teso e teso, ancora e
ancora, finch non si era spezzato una volta per tutte.
Mi fermai.
Jennifer, per favore, non fargli del male. Ti supplico. La mia voce
sembrava esile e distante. Va tutto bene, Daniel. Si sistemer tutto.
Jennifer mi folgor con lo sguardo. Te l'ha detto, vero? Sean ti ha
raccontato tutto.
S.
Allora devo farti vedere. Devo farti capire.
Ti prego, vieni via dall'orlo, soltanto un po'.
Lei scosse la testa. Ricordi quando siamo venuti qui per la prima volta,
Kate? Quando Jake era qui, in questo punto preciso, proprio dove
mi trovo adesso?
S, mi ricordo.
Ricordi che cosa gli ho detto?
Frugai nella memoria. Sembrava passato un secolo. Non lo so... volevamo
soltanto che fosse al sicuro, che tutti i ragazzi lo fossero.
Gli ho detto una cosa importante: qualsiasi cosa tu faccia, non guardare
in basso. Perch se guardi gi, cadi.
S dissi senza fiato. Adesso mi ricordo.
Be', adesso mio figlio sta guardando in basso, Kate. Il mio bambino
sta guardando dritto nell'abisso, proprio come il tuo. E tu sei l'unica che
pu salvarlo. Come ti senti? Ad avere potere di vita e di morte sul figlio
di qualcuno?
Possiamo salvarli entrambi, Jen. So che i tuoi figli significano tutto
per te. Proprio come Daniel significa tutto per me.
Tuo figlio. Mio figlio. Sono uguali, non  cos? Cio, significano lo
stesso. Ecco, dovevo trovare qualcosa per farti capire. Accenn al mio
bambino terrorizzato con la mano libera. Per persuaderti a mantenere
il nostro segreto. Faresti lo stesso per i tuoi figli, no?
Credimi, Jennifer, capisco ci che tu...
Questo  quello che farai al mio Jake se lo dirai alla polizia, ai tuoi
colleghi. Scosse il pugno in cui stringeva con forza, fino a farsi sbiancare
le nocche, la maglietta di Daniel e lui oscill sul bordo, mulinando
all'impazzata le braccia per mantenere l'equilibrio. Gli caddero gli occhiali,
precipitando gi nella gola. Ecco che cosa significa. Lo rovinerai.
Non sar in grado di superarla. Lo ucciderai, proprio come se lo
facessi con le tue stesse mani.
La bile mi arriv di nuovo in bocca ed ebbi quasi un conato. La pioggia
incessante nascondeva le mie lacrime, jennifer, ti prego!
Dagli alberi alla nostra destra, emerse lentamente Rowan insieme a un
uomo che non riconobbi. Era giovane, poco pi che ventenne, snello e
sbarbato; reggeva davanti a s un tesserino della polizia aperto in modo
che Jennifer potesse vederlo. Disse qualcosa in francese a Jennifer, che
lo degn a malapena di uno sguardo, poi torn a rivolgere la propria
attenzione a me.
Promettimelo, Kate.
Te lo prometto dissi con la voce incrinata. Far qualsiasi cosa, per
favore.
Giuralo sulla vita di tuo figlio.
Lo giuro sulla sua vita. Non dir nemmeno una parola, a nessuno.
A un tratto Daniel barcoll oltre l'orlo e per un secondo pensai che
l'avrebbe trascinata gi con s, ma lei mantenne l'equilibrio e lo tir
indietro proprio all'ultimo.
Oh Dio, ti prego, lascialo andare, Jen!
Le avrei detto qualsiasi cosa per farla allontanare dal precipizio e riabbracciare
mio figlio. Lei parve percepirlo.
Il giovane poliziotto le disse qualcos'altro, parlando rapidamente in
francese.
Rowan tradusse: Il detective dice di allontanarti da l, Jennifer.
Lei, per, li ignor e continu a fissarmi. Izzy stava per dirtelo, ti
avrebbe raccontato tutto quanto. E questo non potevo permetterlo, ma
lei non voleva sentire ragioni. Rifiutava di comprendere il mio punto
di vista, quello di Jake. La sua voce assunse un tono duro, inflessibile.
Non volevo... non  successo quello che credi.  solo scivolata.
Ti credo, Jennifer, davvero.
Sul serio?
Assolutamente. Certo.
Per un secondo un sorriso apparve sulle sue labbra, poi tremol e
mor. Sai una cosa, Kate? Sei sempre stata troppo onesta. Troppo retta.
E sei sempre stata una pessima bugiarda.
Non sto mentendo!
Un lampo squarci il cielo, seguito da un altro tuono che esplose sulle
nostre teste.
In quell'istante un'altra figura scatt dagli alberi alla nostra sinistra:
un uomo massiccio e barbuto in giacca e jeans. Fece uno scatto verso
Jennifer e Daniel con le braccia protese.
E all'improvviso tutto sembra muoversi al rallentatore.
La giacca dell'uomo barbuto si apre, rivelando una pistola e delle
manette alla sua cintura. Grida degli ordini in francese. Inciampa sul
terreno fradicio, cade in avanti, gettandosi con le mani aperte, cercando
di afferrare qualcosa, qualsiasi cosa, per impedire al bambino di precipitare
gi... ma  troppo lento, troppo in ritardo, i metri che li separano
sono troppi. Io mi muovo in avanti, con i piedi come piombo. Jennifer
si volta verso l'uomo barbuto e si tira indietro di colpo. Anche l'altro
poliziotto si getta in avanti, cercando di afferrarla, agguantandole un
braccio, portando la mano oltre il suo petto.
Jennifer lascia andare la maglietta di Daniel. Delle mani si protendono
verso di lui, afferrando soltanto l'aria. Ma lui si sta gi sbilanciando, inclinandosi
verso il vuoto, agitando le braccia per cercare di aggrapparsi
a qualcosa, qualsiasi cosa. Sta cadendo troppo in fretta, troppo in fretta,
e noi siamo troppo lenti.
Tutto ci che vedo  la faccia di mio figlio. Tutto ci che sento  un'unica
parola.
Mamma!
Si volta verso di me all'ultimo istante, con le braccia magre protese,
le mani che stringono il vuoto, gli occhi spalancati per il terrore. Sta
scomparendo oltre il bordo. Un attimo  l, l'attimo dopo non c' pi.
Il mio bambino.
Precipita.
...
.
...
UN MESE DOPO.
...
.
...
CAPITOLO 81.
...
.
...
Percorremmo lentamente il cortile della chiesa sotto il plumbeo cielo inglese.
Centinaia di persone vestite a lutto, i volti pallidi, i movimenti silenziosi, le conversazioni insignificanti e inutili quel giorno, in quel posto.
Amici e famiglie riunite, neonati e lattanti, bambini e adolescenti, genitori e nonni, giovani e vecchi. Troppi giovani. Davvero troppi.
Come una lama che mi affondava nel cuore, mi ricordai dell'ultima volta in cui ero stata in una chiesa.
Al battesimo di Daniel.
Tornarono le lacrime e sentii il braccio di Lucy scivolare nel mio, per
reggermi. Attraversammo l'arcata del portone di pietra e prendemmo
posto davanti. La dolce musica dell'organo risuonava al di sopra del
fruscio dei piedi e delle conversazioni sussurrate. Era inconcepibile che
dovessimo trovarci l, a sopportare l'insopportabile. Non era giusto, n
naturale, che dovessimo trovarci l a piangere una vita cos giovane. Non
era cos che doveva andare. L'ordine naturale delle cose era capovolto.
Eppure, eccoci l. Pronti a dare l'ultimo addio.
Avevo pianto ogni singolo giorno da quando era successo: le lacrime
venivano scatenate da qualsiasi cosa. Ogni mattina mi svegliavo da incubi
terribili, con le guance bagnate dalle lacrime. Ero insensibile a furia
di piangere, svuotata dallo shock e dal lutto. Non riuscivo a lavorare, n
a mangiare, dormivo a malapena, e nulla sarebbe mai pi tornato come prima.
Rowan apparve al mio lato e ci abbracciammo. La sua gravidanza - il
segreto che aveva nascosto a suo marito, ai suoi nuovi, potenziali soci
d'affari, a tutti - iniziava appena a vedersi. Era suo il test di gravidanza
che avevo trovato alla villa; l'aveva gettato dove non pensava che Russ
avrebbe potuto trovarlo. Mi diede un fazzoletto pulito e mi strinse la
mano, poi and su una panca con Russ e Odette. Potevo sentire i mormorii
delle persone nella fila dietro, che si chiedevano dove fosse Jennifer,
facendo passare avanti e indietro brandelli di una conversazione sussurrata.
Perch non  qui?
Non hai sentito?
Oh, ma  orribile.
Pu essere vero?
Non riesco a crederci.
E poi il silenzio improvviso non appena si accorsero che eravamo seduti
proprio di fronte a loro.
Jennifer non c'era. Certo che no. Era sempre dove si trovava dal giorno
in cui era successo, nel carcere di Bziers, e non ci si aspettava che ottenesse
l'uscita su cauzione, mentre il pubblico ministero discuteva sulle
accuse che le sarebbero stato imputate. Avevamo concordato una storia,
una versione di ci che era successo, per assicurare che Lucy e Jake non
fossero incolpati... in cambio del nostro silenzio su tutto il resto.
Ripensare a lei riaccese una furia gelida dentro di me.
Davanti a noi, una piccola bara ricoperta di gigli bianchi fu appoggiata
delicatamente su una pedana accanto all'altare. Sean arretr insieme
agli altri che l'avevano trasportata, poi tutti insieme si voltarono verso
la croce e s'inchinarono. Dove avesse trovato la forza di farlo, proprio
non lo sapevo.
Venne a sedersi con noi, il viso cinereo.
Lucy pianse in silenzio accanto al padre. Si era finalmente aperta con
me per quanto riguardava Alex Bayley, dicendomi quello che c'era stato
fra loro e ci che le aveva fatto. Mi aveva mostrato le vecchie cicatrici
sotto il costato, le nuove sugli avambracci che erano seguite alla notizia
della sua morte. Per quel giorno aveva acconsentito a suonare il piano,
un pezzo di Debussy, tuttavia mi chiedevo se ne sarebbe stata effettivamente
in grado. Io, di certo, non ero nelle condizioni di fare una lettura,
un tributo, n niente di cos privato davanti a tanta gente. Sean avrebbe
parlato per entrambi.
Avevamo discusso di cosa avrebbe detto. Delle parole che avrebbe
scelto quando sarebbe stato al leggio. C'era cos tanto da dire: un intero
mondo di emozioni, esperienze e vita condivisa, eppure ogni parola era
assolutamente inadeguata. Le parole sono goffe e smussate, spietate e
crude come mezzi per esprimere il nostro amore, la nostra perdita, il
nostro dolore. Ma le parole erano tutto ci che ci rimaneva.
La mia mente torn alla Francia e pensai al mio bambino. Il mio bambino
coraggioso, il giorno prima di quel momento fatidico. L'avevo ritrovato
pieno di tagli e graffi su mani e braccia, con fango e sangue sulle
caviglie, lacrime sul viso. La sua T-shirt strappata. Ancora tremante
d'adrenalina, che per rifiutava, caparbio, di raccontarmi che cosa fosse
successo. Soltanto in seguito avevo scoperto della sfida: saltare attraverso
la mezzaluna sul bordo del precipizio.
Una cerimonia d'iniziazione per essere parte della gang dei ragazzi
grandi.
Un salto appena troppo corto.
Un momento di puro panico, con le sue mani che annaspavano alla
ricerca di un appiglio.
Una spessa radice contorta sotto l'orlo del burrone, appena sufficiente
per reggere il peso di un bambino magro.
Ma fu proprio quel ricordo a salvargli la vita, durante la tempesta,
quando lo vidi sparire innanzi ai miei stessi occhi, in quello stesso punto.
Quando Jennifer aveva mollato la presa e io lo avevo guardato precipitare
nella gola, voltandosi all'ultimo secondo. Ma non si era voltato
per guardare me, l'aveva fatto per aggrapparsi alla radice, alla vita. Poi i
suoi occhi spaventati non avevano pi lasciato i miei mentre i due poliziotti
francesi lo issavano al sicuro.
Non male per un nerd, eh, mamma? aveva poi detto fra le lacrime.
No, avevo risposto, piangendo a mia volta, davvero niente male.
Accanto a me, Daniel studiava il programma della cerimonia, la sua
manina stretta nella mia. Ormai aveva tolto le bende. Gliela strinsi con
dolcezza e lui ricambi la stretta, una, due volte. Il nostro codice segreto.
Vicino a lui c'era Chris, la persona per cui Izzy era cos eccitata.
O Christine, per usare il suo nome intero.
Ovviamente avevo dato per scontato, in Francia, che il suo nuovo
amante fosse un uomo, ma Izzy non l'aveva mai detto. Adesso sapevo
perch era stata cos evasiva, non rivelando troppi dettagli: voleva dircelo
con i suoi tempi, a modo suo. Non vedeva l'ora di iniziare questo
nuovo capitolo della sua vita. Era cos entusiasta di approfittare il pi
possibile della sua seconda occasione.
Ma quella storia non verr mai raccontata.
Il prete si alz.
Cari fedeli, siamo qui oggi riuniti per onorare e offrire il nostro tributo
alla vita di Isobel Margaret O'Rourke. O, come la maggior parte
di voi la conosceva, Izzy. Figlia amorevole, sorella devota, zia affettuosa,
amica sincera e leale.
Mi si strinse la gola e mi aspettai che tornassero le lacrime. Ma quella
volta gli occhi mi restarono asciutti.
Amica sincera e leale.
...
.
...
CAPITOLO 82.
...
.
...
Quel giorno, dopo il funerale, mi arriv una mail da un mittente sconosciuto.
Come oggetto indicava semplicemente: 'Promemoria.
Non c'era nessun testo, soltanto un link al video. Seppi di cosa si trattava
e chi l'aveva spedito non appena vidi il link, ma ci cliccai sopra
comunque. Riguardai il video, pur ricordandolo a memoria battuta per
battuta, parola per parola. Ogni secondo marchiato a fuoco nel mio cervello.
Vuoi che abbia un incidente?
E la voce di Lucy in risposta.
S. S,  quello che voglio.
Era ancora segreto, ancora privato e protetto da una password; soltanto
quattro di noi sapevano della sua esistenza. Io, Sean, Jennifer e - ovviamente - Jake.
Rilessi l'oggetto.
Promemoria.
Un promemoria della mia promessa, del mio giuramento a Jennifer di
mantenere il nostro segreto. Le avevo dato la mia parola. E Jennifer sapeva
che poteva fidarsi di me per via di chi ero, perch sapeva com'ero
fatta io: non mi sarei mai rimangiata la mia parola.
Avevamo per visto tutti quanti che cosa facevano i segreti alle persone,
persino alle migliori amiche. Persino a un'amicizia che durava da
mezza vita. Quel segreto ormai legava me e Jennifer ma nel contempo ci
divideva. Ci avevo riflettuto a lungo al ritorno dalla Francia sui segreti,
le bugie, sull'assumersi la responsabilit di ci che aveva fatto. Sui fantasmi
che ci seguivano, danneggiando chi ci lasciavamo alle spalle.
Sulla giustizia.
Ci ripensai anche adesso, seduta nella mia auto, su una strada periferica di Ealing.
In un certo senso le ero grata per quel promemoria, perch mi aiutava
a rendere la situazione perfettamente chiara, nel caso avessi avuto qualche
dubbio: sicurezza per Lucy significava giustizia negata per Izzy, per
Alex Bayley. Significava che una frase avventata di mia figlia sarebbe
rimasta sospesa per sempre sulla sua testa, con il potere di distruggere
il suo brillante futuro, anche se non era stata lei a mettersi alla guida di quell'auto.
Significava mentire... per il resto delle nostre vite.
A meno che non prendessi l'iniziativa.
Jennifer aveva fatto la sua scelta. Era stata pronta a sacrificare tutto -
persino la vita di mio figlio - per proteggere il suo. Mi aveva mostrato la strada.
Adesso toccava a me fare una scelta.
Amica sincera e leale.
Due persone erano morte, le loro vite strappate via. E se noi permettevamo
alle loro morti di restare impunite, allora eravamo tutti perduti.
I loro cari meritavano di sapere: la verit, tutta la verit, nient'altro che
la verit.
O comunque una buona parte.
La famiglia di Izzy meritava giustizia. Anche la famiglia di Alex Bayley.
E, come ormai sapevo, a volte alla giustizia serviva una mano.
. . . .
Controllai la strada da un lato e dall'altro per l'ultima volta, uscii dalla
mia macchina e andai sotto la pioggerella mattutina. Con il cuore che mi
batteva all'impazzata in petto, aprii il mio ombrello e lo tenni basso sulla
testa, risalendo il breve vialetto fino alla casa, passando attraverso il
cancello laterale che portava al giardino, fino alla porta sul retro. Avevo
dietro una cartellina e una borsa a tracolla; indossavo un tailleur e una
camicetta bianca, pi delle lenti neutre; inoltre avevo un badge al collo.
All'osservatore casuale sarei parsa soltanto un'altra anonima volontaria
che bussava di porta in porta per una raccolta di fondi, rendendomi
in generale una scocciatura. Peggio ancora, potevo sembrare una consigliera
municipale in cerca di voti, oppure una Testimone di Geova
che dava via copie della rivista La Torre di Guardia. Tutti da evitare, se
possibile.
Il retro della casa dava sulla ferrovia e non c'erano vicini da nessuno
dei due lati. Estrassi di tasca un paio di guanti usa e getta in lattice e dei
copriscarpe di plastica.
Nessuna traccia. Niente impronte digitali.
Dall'altra tasca tirai fuori la chiave della porta sul retro che avevo da
anni. Dopo un'ultima occhiata in strada, aprii la porta ed entrai. I gatti
- Pickle e Maisy - mi vennero subito incontro, trotterellando in cucina
e sfregandosi sui miei stinchi. Per loro ero soltanto la persona che li sfamava
quando Alistair e Jennifer erano via. Il mio arrivo significava cibo.
Non oggi, ragazze dissi, richiudendo la porta sul retro. Scusatemi.
Feci un rapido giro della casa, controllando tutte le stanze; li avevo visti
partire tutti quella mattina, ma volevo essere sicura. I ragazzi erano a
scuola e Alistair a lavoro, e in teoria nessuno sarebbe dovuto tornare per
qualche ora. Mi odiavo per quello che stavo per fare, detestavo aggirarmi
cos nella casa vuota dei miei amici. Ma dovevo farlo, per proteggere
Lucy. Per proteggere la mia famiglia.
C'erano due cose da fare.
Prima, l'auto.
Dal corridoio aprii una porta e andai in garage. Nei giorni successivi
all'investimento, mentre corrispondevano segretamente su Messenger,
Sean aveva consigliato a Jennifer di non portare subito l'auto a riparare,
perch sarebbe stato troppo sospetto. Meglio aspettare qualche settimana
finch il ragazzo non sar fuori dall'ospedale e le acque si saranno un po'
calmate. Ero grata per quella cautela. La Volvo blu di Jennifer era l nel
garage, ancora con dei leggeri danni al passaruota anteriore destro e al
cofano: ammaccature e graffi sulla vernice, laddove l'auto aveva colpito
Alex Bayley. Sembrava che qualcuno avesse cercato di risciacquarla, ma
non importava: era praticamente impossibile liberarsi di ogni singola,
minuscola traccia di sangue. Presi i miei strumenti dalla borsa e grattai
via qualche scheggia di vernice da una delle aree danneggiate, sigillandola
poi in una busta per le prove.
Dopodich salii nella camera da letto di Jake.
Sean me l'aveva spiegato. Ogni file - ogni documento, video, email -
lascia un'impronta unica, una traccia. Se hai gli strumenti giusti, e sai che
cosa stai cercando, puoi mappare l'intera vita di un particolare file, il suo
intero albero genealogico, compreso quante copie ne sono state fatte e dove
sono stati spedite o salvate. Sean aveva seguito lo stesso processo dopo
aver hackerato gli account di Alex Bayley per rintracciare e cancellare le
copie del video di nudo di nostra figlia.
Il filmato in cui lei istigava a commettere un crimine, tuttavia, era di
gran lunga pi importante.
Sapevo che Jennifer avrebbe fatto il minimo possibile di copie di quel
video. Era rischioso averne troppe in circolazione, con Alex Bayley che
giaceva seriamente ferito in un letto d'ospedale. E avevo ragione, per
una volta: le ricerche di Sean avevano rivelato soltanto due copie addizionali,
oltre a quella caricata su VideoVault: il file MP4 originale,
girato con un dispositivo mobile, e un'altra copia archiviata localmente.
Niente copie mandate tramite email. Troppo pericoloso.
I cellulari erano proibiti a scuola, pena la confisca per una settimana.
Un'intera settimana di morte social, per usare le parole di Lucy, sembrava
essere un deterrente efficace: il cellulare di Jake si trovava dove
speravo di trovarlo, attaccato al caricabatterie nella sua camera. Lo staccai
e presi il dispositivo che mi aveva dato Sean, non pi grande di una
chiavetta USB, con un cavo attaccato. Lo inserii nel telefonino di Jake e
osservai lo schermo sbloccarsi e diventare dapprima nero e poi bianco,
quindi apparve un messaggio.
Sei sicuro di voler ripristinare le impostazioni di fabbrica?
S/no
Premetti s e lo schermo del cellulare torn nero, cancellando ogni
file, applicazione, foto, video e ripristinando lo stato originale. Infilai di
nuovo il caricabatterie e lasciai il telefonino dove l'avevo trovato.
Ne rimanevano due copie.
Andai nel piccolo studio, avviai il PC e inserii il dispositivo in un ingresso
USB.
Lanciare BlueScreen?
S/no
Premetti s.
Lo schermo torn nero, lampeggi con delle righe di codice per parecchie
volte, poi emise un bip, due. Lo schermo divenne blu. Premetti
tutti i tasti. Lo spensi e lo riavviai. Di nuovo la schermata blu. Niente
cursore, n mouse, n salvaschermo, niente.
La schermata blu della morte, come la chiamava Sean.
Una copia rimanente.
Qualche anno addietro, in agitazione perch aveva lasciato scadere
l'assicurazione dell'auto mentre erano all'estero, Jennifer mi aveva chiesto
di accedere al suo account proprio dal questo PC e di rinnovarle la
copertura prima che tornassero da Gatwick. Teneva tutte le sue password
su un paio di fogli A4 scritti a mano, fissati con una clips a un
raccoglitore di plastica nero.
Aprii il secondo cassetto della scrivania e scavai sotto una pila di documenti
della banca, trovando il raccoglitore. Stesso posto. La solita
Jennifer. Il nome utente e la password per il suo account di VideoVault
erano l'aggiunta pi recente in fondo alla lista. Tirai fuori un economico
cellulare usa e getta e mandai un messaggio a un identico dispositivo;
entrambi sarebbero ben presto finiti in una discarica.
A una quindicina di chilometri di distanza, nel centro di Londra, mio
marito si mise al lavoro con la sua tastiera. Due minuti dopo, arriv un
messaggio sul mio cellulare usa e getta.
 fatta.
Estrassi il mio telefonino, andai sulla email che aveva Promemoria
come oggetto e cliccai sul link al video per la seconda volta quella mattina.
Errore
File non trovato
Tornai sulla email e cliccai di nuovo, giusto per ricontrollare che fosse
sparito.
Errore
File non trovato
Nessuna copia rimasta.
Allora controllai di nuovo la camera da letto e il garage, assicurandomi
di lasciare tutto esattamente com'era prima, dopodich tornai in
cucina. I gatti erano seduti sul bancone e mi fissavano, ancora in attesa
del cibo. Misi un po' di croccantini nelle loro ciotole e inviai una rapida
risposta a mio marito con il cellulare usa e getta.
Anche qui.
Non appena uscita dalla porta sul retro, mi tolsi i copriscarpe e i guanti
di lattice e me li infilai nella tasca della giacca. Con l'ombrello tenuto
su e la cartellina sotto il braccio, richiusi il cancello laterale dietro di me
e camminai fino alla mia auto. La pioggia era diventata pi fitta: un rovescio
regolare che segnalava la fine dell'estate e l'inizio di un autunno
freddo e buio.
Misi in moto e mi allontanai.
Sapevo che cosa avrebbe fatto Jennifer non appena avrebbe scoperto
che la prova del coinvolgimento di Lucy nel crimine era stata cancellata.
Si sarebbe addossata ogni colpa per le morti di Izzy e di Alex. Perch
ammetterne una significava ammettere anche l'altra. E per tenerne fuori
suo figlio, avrebbe dovuto tenerne fuori pure Lucy. Avrebbe fatto da
scudo umano a Jack.
Ma avrebbe significato giustizia per Izzy, perlomeno.
Mi auguravo che sarebbe bastato.
...
.
...
CAPITOLO 83.
...
.
...
SERGENTE FOSTER.
La sergente Hayley Foster accost e parcheggi, socchiudendo gli occhi
davanti al basso sole di settembre.
Ok disse lei. A che numero siamo?
Il suo collega, un nuovo sergente a cui faceva da babysitter durante la
sua prima settimana con l'uniforme, pass il dito lungo la pagina di un
documento che aveva in grembo. Il foglio mostrava una lista di nomi e
indirizzi, per la maggior parte con grosse spunte scarabocchiate a lato
con una biro blu.
Questo  il tredicesimo rispose. Poi ne restano soltanto altri tre.
Sai, Rob, tredici  il mio numero fortunato.
Sul serio?
No. Lei fece un pesante sospiro, slacciandosi la cintura. Forza, al lavoro.
Usc dalla macchina e prese la lista dal giovane sergente. Attraversarono
la strada e risalirono il breve vialetto fino alla casa. Era la seconda
giornata che passavano a guidare, bussare alle porte e spuntare nomi
dalla lista. Iniziava a sospettare che la loro area di ricerca non fosse abbastanza
estesa. Se tutti quegli indirizzi si fossero rivelati un fallimento,
avrebbero dovuto espanderla per includere anche le aree occidentali e
settentrionali di Londra, e cos via. La questione del pirata della strada
di Bayley era diventata una priorit a partire dalla morte del ragazzo,
con pi attenzione mediatica e pi pressioni dalle autorit che volevano
ottenere un risultato. Per fortuna, all'inizio della settimana una pi
attenta riesamina della bicicletta della vittima da parte della scientifica
aveva rivelato dei microscopici frammenti di vernice blu scura, conficcati
nel telaio. Da ulteriori analisi era emerso che corrispondeva a una
Volvo V40.
I frammenti di vernice erano sfuggiti a una prima esamina.
In totale c'erano sedici Volvo V40 registrate a Ealing, Acton e Wembley, nelle immediate vicinanze dell'incidente, dov'erano ripartite le indagini della polizia.
La sergente Foster consult la lista e suon il campanello.
Apr la porta un uomo barbuto, verso i cinquanta, trasandato e con gli occhi arrossati. S?
Alistair Marsh?
S?
Lei gli mostr il tesserino della polizia. Sono la sergente Foster e lui aggiunse indicando il collega  il sergente McKevitt. Le dispiace se entriamo per qualche minuto?
Perch?
Stiamo indagando su un incidente stradale con omissione di soccorso.
Un adolescente  stato colpito mentre andava in bici ed  rimasto
ucciso, non lontano da qui. Forse ne ha letto, o l'ha sentito al telegiornale?
Gi. Raddrizz un po' la schiena. E questo che cosa ha a che fare
con me?
 lei il proprietario di una Volvo V40 blu? Gli lesse la targa.
Alistair incroci le braccia. No.
La sergente ricontroll la lista.  registrata a questo...
 l'auto di mia moglie.
Jennifer Marsh.
Esatto.
Il veicolo  qui?
Nel garage.
Dovremo darci un'occhiata.
Per un momento pens che lui si sarebbe messo a discutere, invece si
limit a un breve cenno d'assenso. Capisco.
Sua moglie  in casa? Vorremmo parlare anche con lei.
Lei... no, non  qui. Non al momento.
Pu dirci quando dovrebbe tornare?
Alistair scosse la testa. No rispose, abbassando la voce. Jennifer
... in Francia. Potrebbe volerci un po' prima che rientri.
E in vacanza?
Era una vacanza, perlomeno all'inizio. Ma si  trasformata in un soggiorno piuttosto prolungato.
Davvero? E come mai, signore?
Alistair guard un istante i due poliziotti, poi curv le spalle. Penso sia meglio che entriate, agenti.
Fece passare i due sergenti e richiuse piano la porta dietro di loro.
...
.
...
FINE.
...
.
...
RINGRAZIAMENTI.
...
.
...
Ricordo bene quando il romanzo ha iniziato a prendere forma. Era il mio compleanno e, durante un lungo pranzo con mia moglie, passato a parlare della storia e dei personaggi, delle sottotrame e dei luoghi, tutti i diversi elementi che mi ronzavano da un po' in testa hanno iniziato a incasellarsi. Quindi, a Sally: grazie, come sempre. Un ringraziamento anche alle sue amiche di lunga data, Charlotte, Jenni e Rachel: il fatto che voi quattro abbiate trascorso dei lunghi weekend insieme per anni  una totale coincidenza (davvero).
Come sempre, grazie alla mia eccellente agente, Camilla Bolton, per l'esperienza, la guida e l'entusiasmo, cruciali nella creazione di questo romanzo. E alle sue colleghe della Darley Anderson: Sheila, Mary, Kristina, Rosanna e Roya; siete le migliori.
Ai miei brillanti editor della Bonnier Zaffre, Sophie Orme e Margaret Stead, che mi hanno aiutato a migliorare la storia da ogni punto di vista.
Ringrazio anche Jennie Rothwell, Francesca Russell e Felice McKeown, per il loro duro lavoro dietro le scene di questo e dei precedenti romanzi.
Un enorme grazie a te, per aver scelto questo libro. A chiunque l'abbia consigliato a un amico o abbia avuto parole gentili per questo o per i miei libri precedenti: lo apprezzo davvero.
Allo stesso modo, un grazie sincero a tutti i blogger che hanno concesso tempo e spazio alle mie storie, ai meravigliosi bibliotecari che mi hanno chiesto di andare a parlare ai lettori, agli organizzatori dei festival che mi hanno invitato a partecipare ai loro eventi. Sono grato a Dan Donson della Waterstones Nottingham per aver fornito una magnifica location per i lanci dei miei libri, nonch per l'opportunit di conoscere uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, Michael Connelly.
Grazie alla dottoressa Gill Sare, per i consigli sulle questioni mediche.
Sono anche in debito con Paul Boyer, straordinario viticoltore francese, che con grande disponibilit mi ha parlato a lungo della Linguadoca (e raccomando vivamente i suoi vini biologici). Grazie alla mia collega autrice Diane Jeffrey, per l'aiuto con il testo in francese e per avermi messo in contatto con Michael Moran, che ha risposto alle mie domande sulla polizia francese. Chiunque sia stato ad Autignac o nell'area circostante sapr che mi sono preso qualche libert geografica, per gli scopi della storia, ma resta un villaggio assolutamente delizioso in una stupenda parte del sud della Francia.
Ai miei figli, Sophie e Tom: grazie per essere stati due dei miei primi lettori e avermi fatto notare cose che ad altri erano sfuggite. A mia madre e mio padre, per il loro continuo supporto, e a Jenny e Bernard, John e Sue, per aver promosso i miei libri in patria e all'esterno (dovreste iniziare a farvi pagare la commissione).
Questo libro  dedicato ai miei fratelli maggiori, Ralph e Ollie, con cui crescendo ho passato un sacco di vacanze: per fortuna non si sono mai comportati come Jake ed Ethan (anche se, in effetti, una volta mi hanno seppellito in una buca in giardino). Grazie per le belle parole d'incoraggiamento, le idee e il vostro interesse per la mia scrittura nel corso degli anni. Le birre ve le offro io.
...
.
...
FINE.